Giorno del ricordo a Fano, Sorcinelli: 'Interpretazione di Di Sante non soddisfacente'

3' di lettura Fano 11/02/2014 - Il 10 febbraio, come ogni anno, nella sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano c’è stata la celebrazione ufficiale del Giorno del Ricordo da parte del Comune di Fano per onorare le vittime delle foibe e l’esodo istriano dalmata.

Quest’anno però, secondo noi, a differenza del passato, c’è stata una chiave interpretativa decisamente insoddisfacente. Non negli interventi ufficiali, del Sindaco, dell’Assessore e del presidente del Consiglio Comunale, che sono stati equilibrati. Quello che non ci è piaciuto è stato il taglio della rievocazione che è stato dato dal relatore, il Prof. Di Sante, storico della Lotta di Liberazione, che è risultato a nostro avviso troppo “politicamente corretto” e sostanzialmente “giustificazionista”: gli orrori commessi dai partigiani slavi sono stati giustamente evidenziati, ma in qualche modo correlati con abusi e crimini commessi dal fascismo nella zona istriano dalmata nei confronti delle minoranze slave tra le due guerre e all’interno dalla Jugoslavia durante la guerra.

Ci permettiamo di ricordare che le ostilità fra slavi e italiani sono cominciate molto prima del fascismo e risalgono addirittura alle guerre di indipendenza del diciannovesimo secolo, allorchè l’impero austroungarico, dopo il 1866, resosi conto del pericolo derivante dall’irredentismo italiano, cominciò a discriminare gli italiani e a favore del nascente nazionalismo slavo, promuovendo nelle città costiere a maggioranza italiana, l’inurbamento degli abitanti dell’interno, a maggioranza slava. Queste ostilità si accentuarono durante la prima guerra mondiale, per ragioni belliche e nel dopoguerra col passaggio dall’amministrazione austriaca a quella slava, portando addirittura ad un esodo di diverse migliaia di italiani dalla Dalmazia, nel 1921, per fuggire al clima di sopraffazione e violenza che i nuovi padroni avevano creato. Insomma sia nell’Istria da parte dell’Italia che nella Dalmazia da parte degli Jugoslavia si fece ampio ricorso ai metodi della “nazionalizzazione forzata”, che d’altronde a quei tempi erano prassi abituale più o meno in tutta Europa. Quanto alla seconda guerra mondiale, va ricordato che in Jugoslavia, durante lo scontro bellico, ci fu una feroce guerra civile, che contò un numero incredibile di morti e di atrocità, nella quale i peggiori interpreti non furono certo le truppe italiane…Certo, in un conflitto tanto feroce, ci furono anche criminali di guerra tra gli italiani. Tito, dopo la fine della guerra chiese la consegna di ben 750 militari italiani, che a suo dire si sarebbero resi responsabili di crimini di guerra; De Gasperi istituì una commissione, (la Commissione Gasparotto), che esaminò la documentazione fornita e considerò processabili in tutto 29 militari. Poi non se ne fece niente, per considerazioni di politica internazionale e perché da parte sua la Jugoslavia non era disponibile a fare altrettanto: nemmeno ammetteva l’esistenza di criminali di guerra fra le sue fila… figuriamoci se era disponibile a consegnarli all’Italia…

Ma al di là di ogni ricostruzione storica vorremmo sottolineare che nulla può giustificare gli orrori commessi dagli slavi dal 1943 al 1945 e negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. Oltre 10.000 morti innocenti e oltre 300.000 persone costrette all’esilio non si possono giustificare in nessun modo. Ci auguriamo pertanto che dal prossimo anno, per il Giorno del Ricordo, si torni a far parlare qualche storico delle associazioni degli esuli: sono stati costretti di fatto al silenzio per oltre 50 anni, mi sembra giusto che ora possano far sentire la loro voce.


da Federico Sorcinelli
segretario La Destra




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-02-2014 alle 10:02 sul giornale del 12 febbraio 2014 - 502 letture

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