Da Fano a Bari passando per San Marino: l'avventura del mister Enrico Battisti

8' di lettura Fano 10/08/2013 - Nelle settimane scorse, su Vivere Fano, è apparsa la storia di Filippo Romagna che a 16 anni è capitano della nazionale italiana di calcio e della Juventus. Non è l'unico fanese, però, ad aver avuto successo nel mondo del calcio. Assieme a lui c'è Enrico Battisti, allenatore di spessore tecnico ed umano, l'ultima stagione l'ha passata sulla panchina del Bari.

Buongiorno Enrico, prima di cominciare a parlare di te, quali sono le tue credenziali?

Buongiorno, io sono un allenatore con il patentino UEFA "A" che mi permette di allenare squadre fino alla C1, mentre come allenatore in seconda potrei arrivare fino alla serie A, ma non sono i patentini a fare di un allenatore un buon allenatore. Sono stato anche docente del corso per allenatori UEFA "C": è stato istituito da poco tempo, fino ad ora di questo tipo sono stati attivati 5 corsi nell'ultimo anno sportivo e 2 in quello precedente.

Ma sei anche autore di alcuni libri, giusto?

Sì, le mie esperienze mi hanno portato a pubblicare due libri che sono rivolti principalmente ad allenatori e calciatori. Il primo è uscito nel 2010 e l'ho scritto con il prof. Emilio Cecchini, si intitola "La formazione tattica in fase di possesso palla. Il calcio dalla parte dei giovani"; mentre il secondo uscirà in autunno, il titolo non è ancora stato definito, ma sarà il sunto degli esercizi integrati nelle giovanili del Bari.

Cosa s'intende per "esercizi integrati"?

Non è semplice da spiegare, gli esercizi integrati riguardano tutte quelle proposte che contemporaneamente sviluppano l'aspetto tecnico, tattico, cognitivo e condizionale dell'individuo, in questo caso del calciatore.

Ok, facciamo un passo indietro, come sei arrivato ad allenare le giovanili del Bari?

Tutto è stato frutto di passaggi casuali. Nel passato sono stato allenatore della Vis Pesaro e del Fano Calcio, poi - nel 2010 - sarei dovuto andare a Fossombrone, nella Bikkembergs, ma quello fu l'anno del fallimento e così rimasi a spasso fino a novembre. A stagione iniziata, quindi, mi arrivò la proposta del Pergocrema, la squadra di Crema (CR), la società stava vivendo un brutto periodo e l'allora Direttore Generale mi chiese di riorganizzare le giovanili, non mi chiedevano di allenare una squadra, mi stavano chiedendo di essere il responsabile del settore giovanile. Io accettai, presi i bagagli e me ne andai da Fano.

Facciamo un altro passo indietro, prima di finire al Pergocrema sei stato anche allenatore del San Marino, giusto?

Sì, prima di finire in Lombardia sono stato per diversi anni l'allenatore della Federazione Sammarinese. Mi era stata affidata la rappresentativa under 15. Lì ho avuto l'occasione di confrontarmi anche a livello internazionale, ho fatto dei convegni UEFA che altrimenti non sarei mai riuscito a fare. Poi è normale, San Marino è una nazione piccolissima, con una popolazione che è meno della metà degli abitanti di Fano, vincere era spesso un sogno irrealizzabile, ma ricordo ancora quando vincemmo contro il Lichstein per 2 a 1... Non era un risultato così scontato.

Dopo San Marino e dopo il Pergocrema è arrivato il momento del Bari...

Esatto. E' un ambiente completamente diverso. Per prima cosa a Bari tutti tifano Bari, non esistono Juventus, Inter o Milan. Lì il calcio è davvero molto sentito, ci sono state partite in cui c'erano anche mille tifosi, in alcuni casi addirittura gli ultrà... E stiamo parlando di squadre giovanili, per 2 anni io ho allenato i giovanissimi nazionali, ragazzi che hanno 15 anni...

Tu - come allenatore - hai toccato uno dei punti più a nord d'Italia ed uno dei punti più a sud, che differenze hai notato nel calcio?

Sia al nord che al sud il calcio è vissuto come una forma di riscatto sociale, molti ragazzi vedono nel calcio una possibilità per innalzarsi nella società. A Bari ho visto giovani e meno giovani giocare anche in strada e nei parcheggi, è una cosa che non si vede più nè al nord, nè al centro della nostra penisola. Come dicevo prima il calcio è molto più sentito al sud, ma le differenze si vedono anche al di fuori dello sport.

In che senso?

In tutti i sensi. Prendi ad esempio la cena: a Crema alle 20:30 i ristoranti erano quasi tutti chiusi, alla stessa ora a Bari i ristoranti aprono. In fondo credo sia normale, a Crema diventa notte prima rispetto a Bari e le temperature rigide scoraggerebbero chiunque ad uscire dopo una certa ora. Allo stesso modo gli allenamenti hanno orari diversi, in Lombardia ci si allena nel primissimo pomeriggio per prendere qualche raggio di sole, mentre a Bari ci si allena quando il sole è già basso per evitare che le temperature siano troppo alte.

E tu cosa preferisci?

Io adoro il caldo. Dopo l'esperienza a Crema ho deciso di andarmene il più lontano possibile e così sono sceso di quasi mille chilometri, in Lombardia ho passato intere settimane sotto zero. Però non posso dire di essermi trovato male in nessuna delle società in cui ho allenato, ho vissuto sempre tutto come una sfida e come un'esperienza. Ho cercato di prendere il meglio da tutto ciò che mi è capitato e del passato non vorrei eliminare nemmeno le esperienze negative, in fondo anche quelle sono esperienze... Cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.

Ma tornando al calcio, qual'è il tuo metodo d'allenamento?

Io ho giocato poco a calcio, ero un giocatore dilettantistico e nemmeno troppo forte, ma mi ero ripromesso che se mai un giorno avrei fatto l'allenatore mai e poi mai avrei fatto fare ai miei ragazzi quello che era noioso per me. Già dai primi anni d'allenatore ho evitato di far fare ai ragazzi esercizi noiosi e ripetitivi, ho sempre cercato di creare per loro dei piccoli giochi che potessero essere anche esercizi propedeutici. In questo senso una delle esperienze migliori è stata quella a San Marino, facevamo 3 allenamenti a settimana, a questi io ed altri allenatori ne avevamo aggiunto un quarto, ma non era un vero e proprio allenamento, lasciavamo che i ragazzi giocassero senza intervenire troppo, facevamo solo un po' di sorveglianza, se qualcuno ci chiedeva un consiglio eravamo sempre pronti ad aiutarli, ma dovevano essere i ragazzi a cercarci. In pratica eravamo divenati un centro ricreativo, avevamo la funzione che una volta aveva l'oratorio ed è questo che le scuole di calcio dovrebbero fare.

Con le squadre che hai allenato, cosa sei riuscito a vincere?

Nel settore giovanile non è importante quanto vinci, è importante formare buoni giocatori. La soddisfazione più profonda per me è quando un giocatore che ho allenato debutta con una squadra professionista. Quando allenavo la Vis Pesaro ed il Fano Calcio abbiamo vinto per 3 anni la Coppa Disciplina e 1 anno la Coppa Fair Play. La vera vittoria personale, però, è stata quando a Bari hanno convocato 9 giocatori che allenavo agli stage della nazionale under 15 e under 16.

Tu quando hai capito di voler fare l’allenatore?

Subito dopo i mondiali Italia '90.

E qual'è il tuo sogno?

Allenare la nazionale, mi piacerebbe allenare una nazionale del settore giovanile.

Ma dopo un anno in Lombardia e 2 in Puglia non hai nostalgia di Fano?

Nell'anno che sono stato a Crema avevo nostalgia del mare, a Bari il mare invece è davvero molto bello. Poi è normale, ho nostalgia della mia città e soprattutto della mia famiglia... Il primo anno non ero proprio abituato a vivere da solo, non mi ero mai cimentato troppo nel cucinare, nello stirare e in tutte la faccende domestiche, con il tempo però mi sono abituato anche a quello. A dire il vero con il calcio ho conosciuto tantissimi posti meravigliosi, in alcuni mi sono anche ripromesso di andare in vacanza.

Quindi a Fano proprio non vuoi tornare?

Se dovessi decidere di iniziare ad allenare le prime squadre mi piacerebbe tornare a Fano per allenare l'Alma, ma non è questo il momento...

Caro Enrico, da parte di tutta la redazione di Vivere Fano un grandissimo in bocca al lupo per la prossima stagione e per il tuo futuro da allenatore!






Questa è un'intervista pubblicata il 10-08-2013 alle 13:46 sul giornale del 12 agosto 2013 - 5972 letture

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