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Falso pane di Altamura: le associazioni chiedono un 'marchio made in italy'

rappresentanti Cia Copagri e confagricoltura di pesaro e urbino 2' di lettura Fano 20/09/2012 - Dopo il recente episodio del sequestro del pane d'Altamura taroccato la Cia, in accordo con Confagricoltura e Copagri, chiede al governo un marchio di certificazione Made in Italy a tutela della qualità dei prodotti agroalimentari.

"Il sequestro del falso pane di Altamura conferma la nostra richiesta al ministero di certificare dall'inizio la provenienza dei prodotti, e tutelare la nostra agricoltura".
Gianfranco Santi, presidente provinciale della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) interviene sul recente sequestro, da parte della Guardia di Finanza di Pesaro e Urbino, di pane di Altamura poi risultato taroccato. “È ormai irrinunciabile la realizzazione di quanto abbiamo già chiesto al Ministero - spiega Santi - ovvero l'istituzione di un marchio Made in Italy anche per i prodotti della nostra agricoltura. Un marchio che garantisa l'italianità di tutte le fasi della filiera produttiva, dalla materia prima, alla trasformazione fino al confezionamento. L'episodio del pane di Altamura falso, riporta alla luce la drammatica situazione che sono costretti a vivere i nostri agricoltori: già penalizzati dal mercato che, solo per citare l'esempio del grano, non li ripaga nemmeno delle spese sostenute, essi devono sopportare la concorrenza sleale di chi importa grano sottocosto che, da estero, diventa nazionale con una facilità irrisoria. Un danno enorme alla nostra industria agroalimentare e soprattutto ai produttori, costretti a lottare con un mercato dei prezzi impossibile. Ma un danno anche per i consumatori che nella maggior parte dei casi non sanno che cosa mangiano".

La proposta di Santi è semplice: "La Cia ha già invitato il Ministero a istituire un marchio Made in Italy per tutti i prodotti agroalimentari italiani. Un po' come avviene con la moda o con il design: anche i prodotti finali derivati dalla nostra agricoltura devono essere certificati e portare un marchio di garanzia che difenda gli agricoltori dalle contraffazioni, e che garantisca loro e il consumatore finale sulla qualità del prodotto". Un atteggiamento comune anche alle altre due associazioni provinciali, che ne condiviono le linee attraverso le parole del direttore di Confagricoltura, Denis Bernabucci, e del presidente di Copagri, Claudio Nasoni: "Il progetto della Cia è pienamente condivisibile e aiuterebbe non poco a riequilibrare il mercato dei prezzi all'origine, eliminando la concorrenza sleale che i nostri agricoltori sono costretti a subire e che arreca loro un danno incalcolabile.

L'agroalimentare è uno dei pochi settori in attivo della nostra economia, non si capisce perché non debba essere tutelato dal marchio Made in Italy, preservando così anche il lavoro dei nostri agricoltori e permettendo loro di vedersi riconoscere il giusto compenso per grano, olio, pomodoro e quant'altro, senza per forza dovere subire la concorrenza insostenibile dei grani dell'Est Europa, del pomodoro cinese o delle olive spagnole o della Grecia".


da Cia, Confagricoltura e Copagri
Pesaro e Urbino







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2012 alle 16:15 sul giornale del 21 settembre 2012 - 481 letture

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