Deroghe alle chiusure: il commercio torna sul tema

Roberto Borgiani, direttore Confesercenti della Provincia di Pesaro e Urbino 2' di lettura Fano 13/10/2011 -

Nei prossimi giorni operatori, associazioni ed enti saranno chiamati a ridiscutere il tema delle deroghe alle chiusure domenicali e festive per il commercio nel 2012, ma dovranno farlo a legislazione immutata.



Dopo le polemiche dei mesi scorsi per i permessi di apertura concessi dai comuni di Pesaro e Fano, foriere di tensioni ed incomprensioni fra commercianti, dipendenti, associazioni di categoria e sindacati, infatti, il Servizio Commercio della Regione Marche ha informato che fin quando la Regione non avrà definito il tema delle località turistiche e delle città d’arte, non si applicheranno le nuove disposizioni contenute nella normativa elaborata ad agosto all’interno della famigerata manovra economica.

"Io non penso - spiega Roberto Borgiani, direttore Confesercenti della Provincia di Pesaro e Urbino - che le aperture domenicali e festive siano la panacea di tutti i mali del settore, penso anzi che normalmente debba essere rispettato il principio per cui la domenica ci si possa riposare e dedicare ad attività più stimolanti che fare spesa o, peggio ancora, file all’interno di quegli artificiali “non luoghi” che sono le grandi strutture commerciali (grandi magazzini, ipermercati e outlet)".

"Credo anche che il commerciante della rete tradizionale, che ha niente o pochissimi dipendenti, abbia il diritto al riposo settimanale non potendosi organizzare con la turnazione. Il problema vero però, è che bisogna rendersi conto che per il commercio tradizionale e quello della grande distribuzione non possono più valere le stesse norme. I due settori, che fino a qualche tempo fa si potevano considerare complementari, ora non lo sono più. Dobbiamo prendere atto che vanno regolati da discipline diverse per quanto riguarda gli orari e le aperture domenicali, ma anche per quanto riguarda altri aspetti determinanti come il rilascio delle autorizzazioni, la semplificazione burocratica ed amministrativa, il trattamento fiscale e tributario, il trattamento normativo ed economico dei lavoratori dipendenti, l’apprendistato, il credito ed altro ancora".

"La rete commerciale tradizionale ha ormai assorbito la liberalizzazione degli esercizi di vicinato e va lasciata libera di autodeterminarsi orari e aperture domenicali, ma non si può sopportare la liberalizzazione anche nella media e grande distribuzione poiché questa tende ad avere la pretesa di restare aperta sempre e comunque. Ciò, a lungo andare, determina la morte del piccolo commercio di città e di quartiere e di conseguenza la morte di centri cittadini e quartieri che perdono una delle funzioni importanti del vivere civile. Occorre allora una legge quadro nazionale di settore che dia la possibilità a Regioni e Comuni di ragionare in tal senso e ristabilire, in un quadro di programmazione locale, quell’equilibrio che sta saltando con le conseguenze negative che conosciamo".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-10-2011 alle 21:19 sul giornale del 14 ottobre 2011 - 400 letture

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