Economia al collasso, Cna incontra gli imprenditori in 50 assemblee

Camilla Fabbri 7' di lettura Fano 12/10/2011 -

Aziende che continuano a costo di grandi sacrifici a stare in piedi, altre che vengono smembrate o trasferite (clamoroso l’ultimo caso della Artic), altre ancora che si arrendono e chiudono. La situazione in provincia di Pesaro e Urbino è a dir poco sconsolante. 



Nelle Marche la provincia di Pesaro e Urbino (gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi al secondo trimestre 2011), viene all’ultimo posto in fatto di crescita. In questo quadro negativo, le imprese guardano con grande incertezza al futuro e chiedono un ruolo attivo delle associazioni che le rappresentano in questo delicato momento. Per questo la CNA di Pesaro e Urbino ha organizzato – con uno sforzo senza precedenti – una serie di iniziative sul territorio dal titolo “Sos Crisi. Salvare l’impresa per Salvare l’Italia”.

Si tratta di una cinquantina di riunioni sul territorio convocate in sedi istituzionali e uffici territoriali CNA nel corso delle quali l’associazione incontrerà gli imprenditori dei vari settori (edilizia, impiantistica, meccanica, legno, tessile-abbigliamento, nautica, autotrasporto, autoriparazione, artigianato artistico, alimentaristi, acconciatori ed estetiste, odontotecnici, commercianti, fotografi, tipografi, tinto lavanderie, etc.) ed i pensionati aderenti al sistema CNA per chiedere loro quali sono i problemi relativi alla categoria, al settore e quali sono le esigenze e le principali richieste relative alla propria attività rispetto al difficile momento che stiamo attraversando.

Si tratta di oltre 6mila imprese ed almeno 5mila pensionati che saranno convocati in ben 49 assemblee territoriali. Uno sforzo organizzativo che coinvolge tutti i livelli dell’associazione (credito, servizi, rappresentanza sindacale), e che offrirà un’occasione di incontro e di riflessione. Nel corso delle assemblee, l’associazione illustrerà le proposte che la CNA a tutti i livelli (provinciale, regionale, nazionale), sta avanzando alle istituzioni e principalmente al Governo affinché si adottino provvedimenti che mirino allo sviluppo dell’economia. Del resto lo stato in cui si trova l’economia della nostra provincia traccia un quadro allarmante a fronte del quale occorre fare qualcosa.

Nella provincia di Pesaro e Urbino produzione e fatturato crescono solo del +1,7 per cento per entrambi gli indicatori (la metà della crescita di Fermo). La provincia è ultima anche nel ritmo di crescita dell’export per le imprese intervistate: mentre Fermo conferma di attraversare una fase particolarmente favorevole all’export, con un incremento tendenziale pari al +7,6 per cento, Macerata cresce del +5,9 per cento, da Ascoli Piceno del +5,7 per cento, Ancona e Pesaro si fermano al +4,6 per cento. La provincia di Pesaro e Urbino è il “fanalino di coda” anche per gli ordinativi: Fermo (+2,9 per cento); Ancona (+1,8 per cento); Macerata (+1,7 per cento) e Ascoli Piceno (+1,5 per cento). Pesaro si ferma al +0,5 per cento. Si stima che nel terzo trimestre il livello sia sceso addirittura allo 0,1%. Anche per la principale realtà distrettuale della provincia, quella del legno mobile, le indicazioni di Unioncamere sono sfavorevoli: secondo la Giuria della congiuntura di Unioncamere, a livello settoriale, si evidenzia che: “in terreno positivo sono solo le industrie metalmeccaniche (+4,2 per cento) e le industrie delle macchine elettriche ed elettroniche (+3,0 e +5,5 per cento).

Dall’altra parte troviamo situazioni di sostanziale stazionarietà, come nel caso della filiera energia e altre industrie manifatturiere (+0,1 per cento di produzione e di fatturato) e delle industrie del legno e del mobile addirittura (-0,1 per cento e -0,3 per cento per quanto riguarda, rispettivamente, produzione e fatturato). Legno-mobile in crisi anche secondo i dati rilevati da Unioncamere sull’export: con le esportazioni del legno e mobile (-0,1 per cento). Gli ordinativi dell’industria manifatturiera mostrano: -0,2 per cento per la filiera energia ed altre industrie manifatturiere; -0,3 per cento per i tessili ed abbigliamento; -0,5 per cento per il legno e mobile, fino ad arrivare al -1,4 per cento degli alimentari.

Tra i settori, che probabilmente subiranno un arretramento del volume degli ordinativi esteri, oltre alle metalmeccaniche e ai mezzi di trasporto (-15 punti percentuali), vi sarà il legno e mobile (-17 punti) e le macchine elettriche ed elettroniche (-25 punti percentuali). Non parliamo poi della crisi strutturale che riguarda settori come l’edilizia, la nautica, il tessile-abbigliamento che registrano percentuali ancor più disastrose. “Un quadro davvero sconsolante - commentano Camilla Fabbri e Giorgio Aguzzi, rispettivamente segretario e presidente della CNA di Pesaro e Urbino - che indica quanto purtroppo avevamo previsto da tempo: un ulteriore perdita di posizioni nella classifica economica che ci vedeva locomotiva delle Marche ed ora fanalino di coda nella regione. Una situazione determinata dai contraccolpi di una crisi devastante che ha provocato la chiusura di centinaia e centinaia di aziende, soprattutto nel settore manifatturiero e del conto-terzismo quello a più alta vocazione.

Si parla poco dei piccoli (aziende da 3 a 10 dipendenti), ma sono tantissime quelle che in questi due anni hanno chiuso i battenti; si calcola almeno 2mila. Insomma siamo una provincia a rischio default: imprenditori e dipendenti si uniscono in un grido di dolore che a livello centrale fatica ad arrivare, visti gli esiti dell’ultima manovra finanziaria varata dal Governo che non prevede alcuna misura a favore della crescita ma solo nuove imposizioni. “Le nostre imprese - dice Camilla Fabbri - non ce la fanno più: siamo al finale di partita. “Se chi governa ha ancora un briciolo di dignità e di amore per il proprio Paese faccia qualcosa di concreto per la nostra economia e per le imprese, subito, in queste ore e non nei prossimi giorni, oppure si faccia immediatamente da parte. Si traggano le conseguenze di una situazione insostenibile e si faccia comunque prevalere il bene comune.

“La manovra di finanza pubblica appena varata per circa due terzi tende a ripianare il deficit attraverso il ricorso a maggiori entrate. Minori trasferimenti che costringono gli Enti locali a maggiori imposizioni, Da una tale impostazione, derivano pesanti effetti depressivi a carico dell’economia reale, riassumibili in una pressione fiscale complessiva proiettata, già a breve, verso il nuovo record storico del 44,5%”. “Chi oggi governa – prosegue Giorgio Aguzi – deve essere consapevole della assoluta necessità, per l’Italia, di perseguire obiettivi di crescita e dell’urgenza di  riforme profonde”. “L’agenda che CNA propone è nota: meno spesa pubblica e profondamente riqualificata; liberalizzazioni di settori ancora protetti e privatizzazioni di quote importanti di patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico; riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e sblocco di  investimenti infrastrutturali prioritari; semplificazioni e riforma della pubblica amministrazione; modernizzazione del welfare e delle relazioni sindacali”.

“Occorre, in particolare – concludono Fabbri e Aguzzi - avanzare nell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale e delle imprese irregolari. Contro di esse, va assicurato l’impegno più determinato dello Stato e di tutti i contribuenti in regola, anche mediante un accorto uso del contrasto d’interessi. Affrontare e risolvere queste necessità è davvero una comune responsabilità repubblicana, ma è anzitutto responsabilità del Governo. Come se non bastasse in questo quadro devastante aumentano anche in provincia di Pesaro e Urbino le difficoltà nel rapporto tra imprese e banche. Gruppi bancari sempre più sovraesposti a declassamenti e speculazioni e imprese che si vedono negare crediti e finanziamenti a livello locale per ordine delle direzioni centrali”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-10-2011 alle 17:52 sul giornale del 13 ottobre 2011 - 517 letture

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