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Fernanda Marotti: una riflessione sulla notte bianca

notte bianca fano 3' di lettura Fano 05/07/2011 -

Due fenomeni mi hanno colpita nella polemica crescente sulla notte bianca di Fano: la difficoltà da parte degli amministratori, e più in generale della politica, di riconoscere la complessità del problema (ovvero ciò che sta succedendo alla società e in particolare ai giovani) e il rimprovero più o meno esplicito alle famiglie di non saper sorvegliare abbastanza i propri figli.



Intanto si riduce di ora in ora l’illusione di riuscire, almeno questa volta, a riflettere insieme sulla tragica conclusione di una festa che rischia di essere archiviata come il teatro occasionale di un fatto di cronaca drammatico di cui però nessuno è responsabile … perché poteva capitare ovunque, a chiunque, e in un sabato qualsiasi. Ed è proprio questo il punto: quale sia l’idea di benessere e di svago a cui tutti, chi più e chi meno, ci siamo abituati tollerando ogni giorno immagini, modelli, storie, pubblicità in cui violenza, prevaricazione, avidità e cinismo sono la regola; condividendo l’ammirazione diffusa verso stili di vita rapaci e sprezzanti delle regole; osservando la mercificazione costante del corpo femminile; permettendo alla fiction di trasformare i nostri desideri, e perdendo, giorno dopo giorno, il coraggio di opporsi; ignorando le tragedie degli ultimi, abusando delle risorse, del cibo come dei corpi, del senso del limite.

Perché nessuno dice che quello che è successo durante la notte bianca, una ragazza violentata, 30 giovani in coma etilico e un numero imprecisato di atti di vandalismo, è l’esito di un processo di degrado culturale in atto sotto i nostri occhi da oltre 20 anni? E che illudersi di fermarlo con varie forme di proibizionismo (già fallite in altre parti d’Europa) significa rifiutarsi di comprenderlo, mentre l’unica idea sensata sarebbe quella di predisporsi ad analizzarlo ritrovandosi tutti in una dimensione comunitaria per condividerne la responsabilità.

Ecco perché colpevolizzare le famiglie facendo appello a un insopportabile paternalismo mi sembra profondamente ingiusto: ogni famiglia fa il suo meglio, come può. Qualcuna resiste di più allo stile di vita volgare imposto senza tregua dal mercato, e qualcuna di meno. Francamente non credo che ci si possa permettere di rimproverare le famiglie se prima non è stato fatto ogni sforzo possibile per contrastare il modello di vita che le ragazze e i ragazzi hanno dovuto subire fin da bambini a cominciare dai giochi fino a tutte le forme di intrattenimento che vengono loro proposte con maggior frequenza.

E mi chiedo cosa si possa pretendere da chi ha già sopportato il taglio dei fondi per l’istruzione pubblica, per i centri di aggregazione giovanile, per i corsi di educazione sessuale, per le misure di sostegno ai minori in difficoltà, e si trova a dover fronteggiare il precariato selvaggio dei figli, la riduzione degli aiuti per gli anziani, e l’impoverimento progressivo. Dunque, prima di rimproverare le famiglie, si scoraggino apertamente tutte le iniziative che ledono la dignità della donna e ne mercificano il corpo, si costruisca ogni giorno, ostinatamente, la cultura della legalità e del rispetto delle regole e soprattutto si ricomponga la dimensione comunitaria creando spazi di partecipazione nei quartieri per discutere anche di questi argomenti.

E si coinvolgano tutti, amministratori, esperti, insegnanti, famiglie e ragazzi, in un grande progetto di resistenza a un modello culturale irrimediabilmente distruttivo. La notte nera di Fano chiama tutti a una scelta: proseguire con il consumo sfrenato delle risorse, dei beni comuni, dei corpi. Oppure ritrovare insieme il senso del limite e la qualità della vita.


da Fernanda Marotti
Coordinamento La Salute ci riguarda
 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-07-2011 alle 10:45 sul giornale del 06 luglio 2011 - 1944 letture

In questo articolo si parla di attualità, fano, notte bianca, Fernanda Marotti

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