I giovani di Fano alla beatificazione di Papa Wojtyla

3' di lettura Fano 03/05/2011 -

“Appena tornato da Roma per la beatificazione di Papa Wojtyla senti una fatica immensa che ti viene da chiedere: perché lo fai ancora, sotto la pioggia, il sole, il freddo, il caldo, la sporcizia, l'impossibilità di andare al bagno, una notte passata in piedi con uno zaino da 10 kg sulle spalle. Poi i momenti forti: la veglia al Circo Massimo e la Messa in S. Pietro. Qui ti ritrovi a piangere come un bambino, provi con tutto te stesso a trattenerti e non ti riesci a spiegare quelle lacrime, una cosa è certa: capisci perché lo stai facendo e perché continuerai a farlo”.



È la diretta testimonianza – rende noto don Giacomo Ruggeri dalla Curia – del gruppo di giovani che hanno partecipato a Roma alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Le parole di apertura sono di Alessandro Marini, della parrocchia di Orciano di Pesaro, studente in archeologia ad Urbino. Era sul pullman dei giovani della Diocesi di Fano che si sono recati a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Il viaggio è stato organizzato dalla Parrocchia di Rosciano e dal Centro Don Orione di Fano rappresentato dal giovane sacerdote Don Paolo Monelli. Il gruppo era formato da giovani e da alcune famiglie con l’età compresa tra i 16 e i 33 anni.

Luca Guidi, giovane infermiere, della Parrocchia di Rosciano racconta: “Molti di noi hanno potuto conoscere GPII già in diverse occasioni, hanno partecipato alle Giornate Mondiale della Gioventù (GMG) quando ci ha chiamato sentinelle del mattino e speranza del nuovo millennio. Eravamo lì anche il giorno del suo funerale quando il mondo radunato in Piazza San Pietro ebbe la consapevolezza di aver conosciuto un Santo tanto da volerlo gridare a gran voce. La gente ci chiama Papaboys ma è un nomignolo che personalmente non ci piace molto poiché fa credere alle persone che andiamo ad appuntamenti come le GMG solo per il Papa, quando in realtà noi ci andiamo con il Papa, realtà e motivazione ben diversa. Giovanni Paolo II anche se da noi era visto come una padre affettuoso ha fatto sempre in modo che al centro delle nostre attenzioni ci fosse Cristo e non lui.

Ed è stato così anche domenica in S. Pietro. Il nostro viaggio – prosegue Luca – non è stato altro che un grazie a Dio per averci donato un Papa così speciale ed allo stesso tempo un grazie a lui per tutto quello che ha fatto, poiché chi dà un grande contributo alla Chiesa lo dà anche agli uomini e chi lo dà agli uomini lo da all’umanità intera e quindi alla storia. Non si può certo negare che l’esperienza non sia stata faticosa, lunghe camminate, una folla immensa, panini per due giorni, ma per fortuna l’ospitalità delle parrocchie locali, il tempo clemente e qualche canzone di Liga improvvisata durante il viaggio ci hanno fatto vivere l’esperienza in maniera gioiosa. L’emozione più bella è stata la consapevolezza di trovarsi al centro del mondo, formando un unico popolo, con persone di ogni nazionalità (dall’Africa al centro America passando per l’Europa) e di ogni interesse, credenti e non, poiché non occorre di certo essere cristiani per saper apprezzare il contributo che GPII ha lasciato al mondo”.

Chiara Anniballi Gasparri della parrocchia di S. Maria Goretti a Fano, stagista in banca, riassume il tutto in una frase: “Un chilo di sporcizia in meno addosso, tanta stanchezza ed uno stupendo bagaglio in più sulle spalle...(e non parlo dello zaino portato nelle 30 ore passate)... Un uomo venuto da molto lontano sarà per sempre racchiuso nel mio cuore. Contenta di essere stata una dei ragazzi della generazione di GPII”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-05-2011 alle 14:16 sul giornale del 04 maggio 2011 - 464 letture

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