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comunicato stampa

A Fano una nuova tecnica per diagnosticare il tumore della vescica

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valerio beatrici

Combattere il cancro della vescica, o meglio, scoprirlo in tempi rapidi per mettere in atto terapie adeguate, si può. Da quando è arrivata la cistoscopia fotodinamica o a “luce blu”, la prima nelle Marche, nell’unità operativa complessa di Urologia del presidio Santa Croce di Fano degli Ospedali Riuniti Marche Nord, la diagnosi dei carcinomi alla vescica è aumentata del 44%. Un risultato importante, presentato dal primario Valerio Beatrici a Milano durante l’83esima edizione del congresso della Società Italiana di Urologia Oncologica, per la diagnosi di una patologia che rappresenta il secondo più comune carcinoma dell’apparato genito-urinario con 120 mila nuovi casi ogni anno in Europa, e quarta più comune neoplasia negli uomini.

“E' importante che il paziente ai primi sintomi – spiega il primario Beatrici -, come sangue nelle urine, bruciore o frequenza elevata nell’urinare, si sottoponga a visita. Per la diagnosi si procede con la cistoscopia tradizionale, la citologia urinaria e l’ecografia. Ma questi strumenti, in alcuni casi, possono non evidenziare lesioni piatte della vescica, corrispondenti a carcinomi molto aggressivi. L’impiego della cistoscopia fotodinamica colma proprio questa lacuna e individua lesioni piatte che sfuggono ai tradizionali esami. Il campanello di allarme – precisa Beatrici – è la discordanza tra due esami specifici, la cistoscopia tradizionale e la citologia urinaria. Quando si verificano questi casi, la luce blu ci consente di effettuare una diagnosi precisa e localizzata. Tale indagine si basa sulla capacità delle cellule tumorali di captare una sostanza foto sensibilizzante che viene introdotta in vescica prima dell’esame endoscopico. La successiva osservazione della vescica con cistoscopio a luce blu consente di evidenziare le cellule sensibili riducendo notevolmente il rischio di mancata diagnosi del carcinoma in situ”. La validità della cistoscopia fotodinamica, il cui utilizzo è raccomandato dalle linee guida delle principali società scientifiche internazionali, ha determinato la progressiva applicazione della diagnostica cistoscopica “a luce blu” nei principali ospedali del territorio nazionale.

“Fano è stata la prima realtà regionale – conclude Beatrici – ad acquistare con fondi propri circa due anni fa questo strumento, oggi presente in pianta stabile anche a Civitanova Marche. Si tratta, comunque, di un esame di livello superiore da utilizzare in casi in cui il sospetto di una lesione piatta è prodotto da una discordanza tra i risultati della cistoscopia tradizionale e la citologia urinaria. Ma attraverso la sua applicazione, abbiamo avuto nel corso degli ultimi due anni un incremento di diagnosi del carcinoma “in situ” della vescica del 44% migliorando la qualità delle nostre risposte per agire immediatamente con le giuste terapie”.



valerio beatrici

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-02-2011 alle 15:43 sul giornale del 19 febbraio 2011 - 1217 letture