Lupus in fabula: aperta la caccia e aumentano le lamentele della popolazione

collare elettrico 3' di lettura Fano 17/09/2010 -

Le doppiette hanno iniziato a sparare; anche quest’anno, anche questa volta sono in aumento le richieste di spiegazioni e le lamentele da parte della popolazione, sempre più insofferente verso questa forma di crudeltà sugli animali selvatici e di disturbo della quiete pubblica.



La pre-apertura della stagione venatoria è stata l’1 settembre e già 15 giorni prima alcuni cacciatori privilegiati hanno iniziato ad abbattere innocui caprioli tra lo sbigottimento dei turisti. Ma dall’inizio di agosto, in pratica, c’erano cacciatori che “provavano” i cani. Animali non sempre allevati e custoditi nel rispetto delle norme, non sempre preparati al "lavoro" al quale i loro padroni li hanno destinati. Così avviene che molti cani si perdono correndo dietro ad ogni tipo di forma vivente o subiscono maltrattamenti se non funzionano come si deve. Purtroppo per questi numerosi casi non c’è riscontro in sanzioni e condanne, ma ci sono in compens o centinaia di cani che finiscono ai canili e da quel giorno in avanti pesano sulle tasche di tutta la collettività. Nella sola provincia di Pesaro e Urbino ogni anno dalle casse dei comuni escono oltre un milione e mezzo di euro per pagare le rette e le spese di gestione di canili e rifugi. Oltre il 60% dei cani che vi si trovano (e alcuni vi restano per tutto il resto della loro vita), sono razze solitamente usate nella caccia. Si tratta dei cani persi dai cacciatori o più spesso scartati, perché non buoni, non dediti abbastanza al lavoro di braccata o riporto. Anche questo è un aspetto dell’attività venatoria che va analizzato e sommato agli altri che sono di natura etica e sociale, dall’uccidere per divertimento a invadere le proprietà private altrui.

Non si capisce come di fronte a tanto malumore nell’opinione pubblica e ai sondaggi che da 15 anni vedono in ogni occasione stravincere i contrari alla caccia (con quote dal 70 all’85%), i favoritismi a questa minuscola fetta della popolazione (circa l’1,2 %) sono tutt’altro che proporzionati: basti pensare che ai cacciatori viene normalmente data la possibilità di sparare nel 70% del territorio e si è visto di recente in Puglia cosa può succedere…. Per la verità si è visto anche da queste parti, quando a Isola del Piano ha perso la vita un padre di famiglia mentre cacciava di frodo la notte con un amico, oppure quando a San Lazzaro di Fossombrone un colpo di carabina entrò in una casa per fortuna senza infilarsi nel corpo di nessuno degli abitanti. Due episodi (su tanti, basti pensare che mediamente ogni anno, nell’esercizio della caccia, muoiono in Italia più di 35 persone…) che consigliano di prendere provvedimenti sulla vigilanza, perché il bracconaggio non sembra aver freni, e sul la distanza di sicurezza di 2 chilometri da luoghi abitati e siti di inte resse turistico con la quale al più presto riperimetrare le zone di caccia agli ungulati (dove viene usata la potentissima carabina).






Questo è un articolo pubblicato il 17-09-2010 alle 17:57 sul giornale del 18 settembre 2010 - 536 letture

In questo articolo si parla di caccia, lupus in fabula

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