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Interventi per il Santa Croce, soddisfatta l'associazione Altamarea

ospedale 4' di lettura Fano 10/09/2010 -

Dalle pagine dei giornali si apprende che il direttore degli ospedali riuniti Marche Nord Aldo Ricci annuncia che “sono stati impegnati un totale di 10 milioni di euro per interventi strutturali e per il patrimonio tecnologico” destinati a vari interventi sull'ospedale Santa Croce di Fano, tra cui anche “il completamento e l'adeguamento del nido e del reparto di ostetricia e ginecologia”.



L'associazione Altramarea accoglie molto favorevolmente questa notizia. Nata a Fano da pochi mesi, Altramarea intende promuovere la tutela dei diritti della madre e del nascituro, mediante la diffusione di una cultura della nascita dove gravidanza, parto, puerperio e prima infanzia siano intesi come momenti naturali e fisiologici della vita umana. Tra gli obiettivi dell’associazione rientra proprio la salvaguardia della possibilità di scelta delle donne. Sarebbe auspicabile, infatti, che tutte le donne possano essere messe in grado di effettuare scelte consapevoli sulle questioni relative alla loro gravidanza, al parto ed alle cure del neonato perché siamo convinti che anche a partire da questo si possa costruire una società migliore.

Ci fa pertanto molto piacere sentire le affermazioni del dott. Ricci anche se, ad onor del vero, sono proclami ripetutamente ascoltati e finora ben poco concretizzati. La legge regionale 22/98 “Diritti della partoriente, del nuovo nato e del bambino spedalizzato” è rimasta largamente inapplicata nell'ospedale di Fano: si stabiliva che le aziende sanitarie erano tenute a predisporre programmi di riorganizzazione strutturale dei reparti ostetrico-ginecologici e neonatali al fine di perseguire gli obiettivi di garantire spazi singoli per l'evento travaglio, parto, nascita; camere di degenza con non più di due letti e provviste di culle; reparti di patologia neonatale attigui ai reparti di ostetricia; sale parto con tutte le attrezzature necessarie a garantire l'esperienza parto in piena serenità e nelle migliori condizioni ambientali e psicologiche. A Fano tutto questo è rimasto in gran parte solo fantasia: lo spazio travaglio, in una città con un bacino di utenza di circa 100.000 persone è composto da una sola stanza, divisa da tendine in tre spazi angusti e privi di adeguata separazione sia visiva che acustica, dove la privacy è pressoché nulla, dove il sacrosanto diritto del futuro padre a stare accanto alla propria compagna è sempre molto precario.

L'O.M.S. ha pubblicato linee guida sul parto che risalgono al 1985 ma che sotto diversi punti di vista rimangono ancora inattuate all'ospedale di Fano. Non esiste alcuna possibilità di sperimentare posizioni o modalità di travaglio diverse dallo stare su di un piccolo lettino anteguerra per mancanza sia di spazio che di attrezzature ormai presenti da anni in tutti i reparti di ostetricia. Il parto si svolge in una sala operatoria dove la temperatura dell'aria condizionata è gelida e dove, pertanto, l'accoglienza del neonato non avviene certo in quel clima di dolcezza e naturalità che è giusto diritto di ogni coppia madre-bambino. Per non parlare del fatto che la sala parto è anche sala operatoria di ginecologia, per cui non è raro che quasi contemporaneamente avvengano travagli, parti, cesarei, aborti e isterectomie... Non è più accettabile che le strutturali carenze del reparto si ripercuotano così gravemente sulla dignità di ogni donna e sui suoi diritti a vivere in maniera decorosa e riservata tali eventi. Vorremmo evitare che, come 40 anni fa le nostre mamme, ora noi, domani le nostre figlie, finiscano per dover usufruire di un reparto che è sempre lo stesso da 50 anni (compresi gli arredi!) e che, temiamo, possa rimanere lo stesso anche per i prossimi 50 anni.

Siamo consapevoli dell'impegno e della dedizione con cui l'equipe del reparto lavora e ne apprezziamo la sensibilità e la passione, ma vorremmo che possa essere messa nelle condizioni di poter operare meglio a partire dai più elementari aspetti tecnico-logistici. Per questi motivi l'associazione Altramarea chiede di conoscere come le risorse citate dal dott. Aldo Ricci verranno utilizzate. Ci auguriamo che si possa finalmente giungere ad una piena applicazione della legge regionale sulla maternità ed auspicheremmo anche che tali scelte potessero essere effettuate con un percorso di partecipazione ed ascoltando i pareri, le preferenze, le obiezioni e i suggerimenti delle utenti che di quei servizi usufruiscono.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-09-2010 alle 11:51 sul giornale del 11 settembre 2010 - 1075 letture

In questo articolo si parla di attualità, Associazione Altamarea

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