Bartolagi su potenziamento aeroporto: perchè sprecare tanti soldi pubblici?

Comitato Bartolagi 2' di lettura Fano 28/08/2010 -

Puntuale come un orologio svizzero riappare sulle cronache il Presidente Camerale Alberto Drudi a perorare la causa del potenziamento della struttura aeroportuale di Fano.



Ripete le cose che va dicendo da anni, che “utilizzando al meglio lo scalo, i cantieri nautici, i mobilifici, il porto turistico di Fano, le industrie della meccanica o dell’agroalimentare, avrebbero la possibilità di collegamenti più rapidi con eventuali acquirenti o partner commerciali”. Sembra quasi trovata la soluzione ai gravi problemi che da qualche tempo hanno colpito la nostra economia. E allora perché si è aspettato tutto questo tempo? Dove sono finiti quei privati che già quasi tre anni fa si erano dichiarati disponibili a finanziare la realizzazione della pista in cemento per dare la spinta al decollo dell’aeroporto? La realtà è che quelli che sono stati indicati come i grandi risultati di questi mesi estivi, sono stati possibili con la pista in erba, e allora perché insistere ancora a voler sprecare a tutti i costi tanti soldi pubblici?

Drudi, rivendicando alla Camera di Commercio il merito di essere stata lungimirante nell’impegnarsi da anni per il potenziamento dell’aeroporto che “rappresenta un sicuro contributo alla crescita delle attività economiche”, mostra di non essere in linea con il presidente della Provincia che più realisticamente ha preferito, per le ricadute sul turismo, puntare sull’aeroporto di Rimini, e neppure prende in considerazione quanto dichiarato dal presidente dell’Enac Riggio a “Repubblica” il 18 agosto scorso, a proposito dei piccoli aeroporti: “sarebbe meglio che lo Stato cedesse completamente il controllo agli enti locali. I quali dovranno farsi due conti e scegliere se pagare le spese di un aeroporto che muove pochi passeggeri l’anno, sobbarcarsi la spesa per il lavoro degli uomini radar, per quello dei pompieri, per tenere a norma tutte le strutture o se lasciar perdere e spendere in altro modo i loro soldi”.

Infine viene ribadito che lo scalo locale con una nuova pista sarebbe utile anche a piccoli jet turistici da 8-10 passeggeri. Poveri turisti! Arriverebbero a Fano in aereo e poi troverebbero strade piene di buche, una città trascurata, senza verde pubblico, senza marciapiedi, senza piste ciclabili, nella quale perfino i camminamenti della Sassonia sono sconnessi e pericolosi. L’unica novità nelle ultime dichiarazioni di Drudi è l’impegno della Camera di Commercio “ad intervenire sulle istituzioni preposte per favorire la nascita di quel parco urbano che da tempo rivendicano sia le istituzioni che i cittadini di Fano e che è da considerare un loro diritto”. Noi lo ringraziamo per la buona intenzione, ma lo avvertiamo che l’amministrazione comunale, che 300.000 euro per la pista li ha trovati, chiamerebbe in causa il “Patto di stabilità”!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-08-2010 alle 16:16 sul giornale del 30 agosto 2010 - 1170 letture

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