Ex zuccherificio, Confesercenti: riprorre l\'idea del parco tecnologico

Ilva Sartini 3' di lettura Fano 11/03/2010 - L’assessore Mauro Falcioni, attraverso la stampa, si augura che inizi al più presto la fase del dialogo e del confronto sull’area dell’ex zuccherificio.

Noi siamo pronti e proviamo a mettere in fila alcuni elementi. La crisi economica ha gravemente colpito anche il nostro territorio e, in particolare, il settore nautico, divenuto negli ultimi anni il comparto principale per Fano, mettendo così a rischio tanti posti di lavoro e causando la morte di tante piccole imprese dell’indotto. La crisi in senso lato, però, non è ancora finita e avrà ripercussioni sul settore commerciale più pesanti nel 2010 e nel 2011 ad ammortizzatori sociali terminati. Il commercio, quindi, ed il piccolo commercio in particolare, che garantiscono anche a Fano migliaia di posti di lavoro e qualità del centro e dei quartieri, va protetto e non aggredito, sia in questa fase estremamente delicata sia, in prospettiva, negli anni futuri. Il calo dei consumi, infatti, non sarà solo congiunturale perché la crisi innescherà nuovi stili di vita, più sobri, con conseguenze durature sulle scelte di vita e sugli acquisti.



Già ora, fette di mercato vengono erose dalla vendita diretta attraverso mercati agricoli, spacci aziendali e gruppi di acquisto solidali (gas). Le Marche sono la sesta regione in Italia per presenza di grande distribuzione e l’intera provincia di Pesaro ha oltre 50.000 metri quadrati di grandi superfici commerciali. La variante Madonna Ponte ne prevede 42.000. Ora, tale progetto è inammissibile e la società proponente lo sa bene, avendolo ascoltato dalla Regione. La legge finanziaria, infatti, ha reiterato il blocco della grande distribuzione ed il regolamento applicativo del nuovo Testo Unico sul commercio, che dovrà uscire a breve, impone l’adeguamento dei Piani Territoriali di Coordinamento prima di nuove autorizzazioni. Oltre ad appellarci al pieno rispetto della legge, però, vorremmo che la città e le sue Istituzioni in primis si facessero parte attiva nella riflessione sul nostro futuro economico. L’ex sindaco Carnaroli ha rispolverato l’idea del parco tecnologico. Io penso che tale idea, erroneamente accantonata qualche anno fa, vada ripresa e provo a dire perché portando qualche esempio.



Come riportato da un’inchiesta del quotidiano “La Repubblica” dell’8 marzo, in Veneto, dove la crisi non è meno pesante, tante aziende stanno investendo in ricerca, sviluppo e tecnologia. L’articolo riporta alcuni esempi che trovo pertinenti per Fano: in 3 anni sono stati creati 10.000 nuovi posti di lavoro grazie ad iniziative legate alla salute ed al benessere, la collaborazione fra parco tecnologico di Trieste, Università ed investitori privati ha creato nuove imprese nel campo della genetica, biologia, nutrizione e medicina rigenerativa. Non siamo la regione più longeva? Non abbiamo a Fano la Facoltà di Biotecnologie? Con la tecnologia, un’impresa argentiera della provincia di Vicenza produce, attraverso apparecchiature all’avanguardia, semilavorati che vengono venduti per essere finiti in India. La nostra singola, piccola azienda non può investire in innovazione; ma le Università e la Regione, insieme, possono realizzare ricerca e sostenere -l’Ente Regionale economicamente, le Università guidando ‘spin-off’ ovvero la nascita di nuove aziende- innovazione tecnologica e nuove imprese del terziario avanzato che, oltre a creare nuova e buona occupazione per i giovani, rendano possibile il rinnovamento di tante imprese produttrici.



I prodotti agroalimentari di alta qualità -ed il fanese ha ottime produzioni agricole- il turismo e la green economy sono settori in crescita e sui quali tutti dicono di voler puntare. Ma non possiamo aspettare che si sviluppino da soli. Occorre un’analisi di cosa manca -nel campo turistico, ad esempio, non abbiamo strutture per la convegnistica- ma occorre, soprattutto, una visione strategica che trasformi i sogni e le opportunità in un progetto di sviluppo, cosa che richiede elaborazione, condivisione, ricerca di risorse. C’è dunque tanta materia di discussione e tanto lavoro per le Istituzioni che vogliano mettersi alla guida ed al servizio della necessaria innovazione del nostro sistema produttivo, senza bisogno di fermarsi, ancora una volta, sulla vecchia e obsoleta grande distribuzione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-03-2010 alle 18:52 sul giornale del 12 marzo 2010 - 709 letture

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