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comunicato stampa

Immigrati in aumento a Mondolfo. Vergoni: non facciamoci prendere dalla paura

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Enrico Vergoni

La scorsa settimana il capogruppo del centro destra Diotallevi ha posto la questione dell\'immigrazione nei nostri territori dipingendola come un problema sociale.


Esiste però tutta una varietà di scenari alternativi che, anche muovendo dagli stessi dati, possiamo immaginare. Scenari complessi per problemi complessi, la cui sostenibilità dipende in prima analisi dal tipo di soluzioni politiche che saremo in grado di elaborare, comunicare ed approvare nel prossimo futuro.


Durante ogni campagna elettorale verifichiamo che il tema è di quelli che smuovono gli umori di pancia dell\'opinione pubblica: xenofobia, tolleranza e legittime istanze di sicurezza che si mescolano in un puzzle confuso il cui rischio è quello di dimenticare che a fronte di clandestini e delinquenti ve ne sono molti di più che ogni giorni aprono un impresa, soprattutto nei servizi, che lavorano regolarmente, che iscrivono i propri bambini nelle scuole italiane o che mettono da parte somme di denaro per far studiare i figli nelle nostre univerità spinti da una forma di riscatto simili a quella che nel dopoguerra ha significato il nostro rilancio economico.


La nostra sfida deve essere di rendere possibile che il bambino figlio di immigrati che nasce oggi nell\'ospedale di Fano e che tra qualche giorno verrà per la prima volta nella sua e nostra città possa essere nel 2040 un professionista o un lavoratore specializzzato.


Ben lontano quindi dagli stereotipi del delinquente che vive di espedienti o del venditore di strada. Per questo chi si occupa di politica deve essere in grado di immaginare e costruire risposte sostenibili perchè se l\'immigrato diventa un emarginato oppure un imprenditore dipende in primo luogo dal tipo di politiche che perseguiamo.


Noi amministratori locali chiediamo al prossimo parlamento più poteri e responsabilità: dall\'implementazione amministrativa delle regolarizzazioni alla gestione dell\'accoglienza e dell\'integrazione dei nuovi arrivati in virtù di quel principio della sussidiarietà, di matrice cristiana prima ancora che comunitaria, secondo cui l\'intervento della mano pubblica deve attuarsi al livello più vicino al cittadino.


Soprattutto servono fondi maggiori per una programmazione intesa come messa a punto degli strumenti per risolvere la complessità del presente e dell\'avvenire perchè è proprio del futuro di quel bambino che dobbiamo preoccuparci nell\'affrontare una materia tanto delicata come l\'immigrazione sapendo coniugare dialogo interculturale e sicurezzza dei cittadini.


Occorre per questo, come disse venti anni fa Beniamino Andreatta in un convegno della CEI, \"lungimiranza e coraggio perchè questo fenomeno in una società complessa non può essere lasciato allo spontaneismo\", ed è proprio quest\'ultimo che trovo nelle parole di Diotallevi.




Enrico Vergoni

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-03-2008 alle 01:01 sul giornale del 19 marzo 2008 - 1695 letture