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Una straordinaria dedizione verso gli altri. Verso chi sta male, soprattutto. Poi un’emergenza sanitaria di portata epocale. Un periodo critico, costellato di tragedie dovute al coronavirus, durante il quale Giorgio Scrofani è rimasto in prima linea finché ha potuto. Poi il triste epilogo: l’operatore del 118 non ce l’ha fatta. È il quinto in tutta Italia.


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Il bene non è nella grandezza, ma la grandezza è nel bene. Vivere con semplicità e pensare con grandezza. La vera grandezza di una persona non si misura nella sua posizione sociale, si misura dalla bontà che porta nel cuore. Più grande è l’umiltà e la dolcezza che regala al prossimo, più grande è il valore della sua esistenza. Ecco la grandezza, niente di materiale, solo una luce che brilla nel cuore, per quell’amore che sa provare, non solo per se stesso.


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Italo Nannini lascia un vuoto difficilmente colmabile. Sono parole, queste, che vengono recitate quasi sempre quando se ne va qualcuno di caro o di molto conosciuto. Nel caso del fondatore de L’Africa Chiama, però, non c’è spazio per la retorica né per le frasi fatte. La scomparsa dell'83enne lascia spazio soltanto per al dolore, al ricordo, ma soprattutto alla celebrazione dell’uomo che è stato. Come dimostra la testimonianza di Cristiano Nannini - nipote di Italo - che vi riportiamo di seguito.



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Se vogliamo pensare a una persona che sia stata un esempio pieno di generosità e abnegazione, la mente non può correre che a Italo Nannini. Da tantissimi anni dedito all'aiuto concreto ad alcuni Paesi africani, grazie all'incessante lavoro, assieme alla sua famiglia, collaboratori e volontari, all'interno della Onlus L'Africa Chiama.


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Italo Nannini se n’è andato, ma non per via del coronavirus. Malato ormai da tempo, il fondatore dell’associazione fanese ‘L’Africa Chiama’ si era aggravato negli ultimi giorni. Domenica mattina il ricorso al 118, fino al decesso avvenuto nel pomeriggio all’ospedale Santa Croce di Fano. Lunedì è infine arrivato il verdetto del tampone, precedentemente eseguito per accertarsi che le complicanze che hanno stroncato l’83enne non fossero dovute al Covid-19.


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L’Alma Juventus Fano 1906 si stringe attorno al lutto che ha colpito l’U.S. Pergolettese per la prematura scomparsa di Andrea Micheli, ex Presidente della società cremasca dal 2012 al 2016 e nipote dell’attuale DG Cesare Fogliazza e della segretaria generale Anna Micheli. Alma si unisce, inoltre, al lutto per la perdita del dott. Rosario Gentile, storico medico sociale dei gialloblù.



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Con Alberto Berardi, orgoglioso cittadino fanese, ho avuto scontri vivaci, seppur per breve tempo. Io sostenevo, come presidente del conservatorio Rossini le prerogative delle Stato (e quindi del conservatorio) su palazzo Olivieri sede dell’Istituto mentre lui insisteva su competenze che riteneva appartenessero alla Fondazione Rossini, di cui era vice-presidente.



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È stato uno degli attori principali della vita culturale e politica di Fano e non solo. Ora la Città della Fortuna si ritrova a dirgli addio. Alberto Berardi se n’è andato mercoledì pomeriggio all’età di 77 anni. Era ricoverato all’ospedale di Senigallia. Già malato, in questi giorni era risultato positivo al coronavirus.


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Con sincero rammarico apprendiamo la notizia della scomparsa del professor Alberto Berardi, da decenni animatore appassionato della vita culturale e politica della nostra città. Oggi Fano perde una delle sue voci più libere e pungenti, un protagonista autorevole del dibattito cittadino che si è sempre contraddistinto per l’originalità e l’acutezza dei suoi contributi.




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È ancora fresco il ricordo di quell’ultimo saluto. Giovedì pomeriggio Patrick Mencoboni è stato omaggiato e celebrato nella chiesa di Centinarola. Una folla strabordante è accorsa per il rito funebre in onore del 24enne scomparso meno di una settimana fa a causa di un incidente stradale sulla via Flaminia, all’altezza di Cuccurano di Fano. Ma l’onda lunga dell’affetto nei suoi confronti è ancora lì, “impressa” sui social.


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Una giovialità spontanea, mai ostentata. La battuta pronta, spesso anche in dialetto, forse per darle ancora più “spinta”. E poi la leggerezza anche dentro il confessionale, consapevole di come si potesse volare leggeri pure nei momenti più sacri. Infine la sua voce, talvolta soltanto sussurrata, quasi sempre giocosa, ma capace di farsi seria – addirittura austera – quando necessario. E come dimenticare il suo amore per la bici, in sella alla quale lo si è visto girare fino a poco tempo fa, come un Don Matteo in salsa fanese. Don Gabriele Belacchi – “Donga”, come in tanti lo chiamavano - verrà ricordato per tutto questo e tanto altro ancora. Se n’è andato a 92 anni mezzora dopo la mezzanotte di sabato 11 gennaio, lasciando un vuoto incolmabile tra fedeli, amici e parenti.




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“Chiuso per lutto cittadino dalle 14 45 alle 16 30”. Questo c’era scritto fuori da un tabacchi che aveva appena abbassato la saracinesca. Il titolare stava sistemando il cartello proprio in quel momento, prima di dirigersi verso la chiesa di Santa Croce. Lo stesso aveva già fatto il bar poco più avanti, e così tanti altri. Calcinelli di Colli al Metauro, un paese fantasma reso tale dalla sua duplice perdita. La mattina stessa si era già pianto per la maestra 43enne Elisa Rondina. Poche ore dopo – alle 15 – la comunità si è riunita di nuovo per rendere omaggio a un’altra sua figlia scomparsa troppo presto: la parrucchiera 34enne Sonia Farris. Entrambe le ragazze sono state strappate alla vita da un ubriaco al volante, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio le ha travolte lungo l’Arceviese. Tutti e tre erano appena usciti dalla discoteca Megà. Soltanto uno è tornato a casa: l’investitore. E dovrà restarci, dati i domiciliari.



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Una fila di persone che attende di entrare, anche se non si capisce bene dove. Quella foto, d’altronde, è così poco a fuoco che dev’essere stata scattata in fretta (vedi allegato, ndr). Di certo è l’ultima che la 43enne Elisa Rondina ha inviato alla sua amica Manuela Boldorini. Erano le 23 53 del 5 gennaio, e con quello scatto la comunicazione tra le due ragazze si è interrotta. Erano entrambe impegnate a godersi la loro grande passione in comune - il ballo -, anche se in locali diversi, nell’ultima serata utile per poter tirare fino a tardi prima della fine delle festività. Manuela si aspettava di risentire Elisa il giorno dopo. Come ogni giorno, d’altronde. Ma non è stato possibile, perché la sua amica se n’è andata tra le 4 e le 5 del mattino, travolta e uccisa da un ubriaco fuori dalla discoteca Megà insieme a Sonia Farris, all’alba di una maledetta Epifania che la comunità di Calcinelli non potrà mai dimenticare.




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Nessun riassunto potrebbe mai sintetizzare l’essenza di una persona. Siamo esseri complessi, multiformi. Figuriamoci, perciò, se può farlo una parola. Una soltanto. Eppure, ad ascoltare chi la conosceva, Sonia Farris poteva essere in qualche modo “riassunta” così: buona. Anzi, buonissima. È questa la prima cosa che dice di lei chiunque la conoscesse. Compreso Francesco Arceci, il suo ragazzo, colui che le è stato a fianco fino all’ultimo. Si erano incontrati anche qualche ora prima dell’imprevedibile tragedia. La messa al Beato Sante, poi un giro a Pesaro. Ora Sonia non c’è più, dopo essere stata travolta sull’Arceviese insieme a Elisa Rondina, l’amica di una vita con cui stava tornando dalla discoteca Megà dopo una notte di spensieratezza.


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C’è chi ha condiviso una o più foto, chi ha lasciato dei messaggi accorati e chi si è accodato al cordoglio attraverso commenti che rievocano i bei momei vissuti insieme. Come spesso accade, quando qualcuno se ne va troppo presto Facebook diventa una delle “piazze” in cui amici e conoscenti si concedono un ricordo, un aneddoto. È accaduto in questi giorni anche sul diario di Michele Pietrelli, il ciclista amatoriale scomparso lo scorso 30 dicembre.