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È ancora fresco il ricordo di quell’ultimo saluto. Giovedì pomeriggio Patrick Mencoboni è stato omaggiato e celebrato nella chiesa di Centinarola. Una folla strabordante è accorsa per il rito funebre in onore del 24enne scomparso meno di una settimana fa a causa di un incidente stradale sulla via Flaminia, all’altezza di Cuccurano di Fano. Ma l’onda lunga dell’affetto nei suoi confronti è ancora lì, “impressa” sui social.



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Una giovialità spontanea, mai ostentata. La battuta pronta, spesso anche in dialetto, forse per darle ancora più “spinta”. E poi la leggerezza anche dentro il confessionale, consapevole di come si potesse volare leggeri pure nei momenti più sacri. Infine la sua voce, talvolta soltanto sussurrata, quasi sempre giocosa, ma capace di farsi seria – addirittura austera – quando necessario. E come dimenticare il suo amore per la bici, in sella alla quale lo si è visto girare fino a poco tempo fa, come un Don Matteo in salsa fanese. Don Gabriele Belacchi – “Donga”, come in tanti lo chiamavano - verrà ricordato per tutto questo e tanto altro ancora. Se n’è andato a 92 anni mezzora dopo la mezzanotte di sabato 11 gennaio, lasciando un vuoto incolmabile tra fedeli, amici e parenti.


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“Chiuso per lutto cittadino dalle 14 45 alle 16 30”. Questo c’era scritto fuori da un tabacchi che aveva appena abbassato la saracinesca. Il titolare stava sistemando il cartello proprio in quel momento, prima di dirigersi verso la chiesa di Santa Croce. Lo stesso aveva già fatto il bar poco più avanti, e così tanti altri. Calcinelli di Colli al Metauro, un paese fantasma reso tale dalla sua duplice perdita. La mattina stessa si era già pianto per la maestra 43enne Elisa Rondina. Poche ore dopo – alle 15 – la comunità si è riunita di nuovo per rendere omaggio a un’altra sua figlia scomparsa troppo presto: la parrucchiera 34enne Sonia Farris. Entrambe le ragazze sono state strappate alla vita da un ubriaco al volante, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio le ha travolte lungo l’Arceviese. Tutti e tre erano appena usciti dalla discoteca Megà. Soltanto uno è tornato a casa: l’investitore. E dovrà restarci, dati i domiciliari.




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Una fila di persone che attende di entrare, anche se non si capisce bene dove. Quella foto, d’altronde, è così poco a fuoco che dev’essere stata scattata in fretta (vedi allegato, ndr). Di certo è l’ultima che la 43enne Elisa Rondina ha inviato alla sua amica Manuela Boldorini. Erano le 23 53 del 5 gennaio, e con quello scatto la comunicazione tra le due ragazze si è interrotta. Erano entrambe impegnate a godersi la loro grande passione in comune - il ballo -, anche se in locali diversi, nell’ultima serata utile per poter tirare fino a tardi prima della fine delle festività. Manuela si aspettava di risentire Elisa il giorno dopo. Come ogni giorno, d’altronde. Ma non è stato possibile, perché la sua amica se n’è andata tra le 4 e le 5 del mattino, travolta e uccisa da un ubriaco fuori dalla discoteca Megà insieme a Sonia Farris, all’alba di una maledetta Epifania che la comunità di Calcinelli non potrà mai dimenticare.




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Nessun riassunto potrebbe mai sintetizzare l’essenza di una persona. Siamo esseri complessi, multiformi. Figuriamoci, perciò, se può farlo una parola. Una soltanto. Eppure, ad ascoltare chi la conosceva, Sonia Farris poteva essere in qualche modo “riassunta” così: buona. Anzi, buonissima. È questa la prima cosa che dice di lei chiunque la conoscesse. Compreso Francesco Arceci, il suo ragazzo, colui che le è stato a fianco fino all’ultimo. Si erano incontrati anche qualche ora prima dell’imprevedibile tragedia. La messa al Beato Sante, poi un giro a Pesaro. Ora Sonia non c’è più, dopo essere stata travolta sull’Arceviese insieme a Elisa Rondina, l’amica di una vita con cui stava tornando dalla discoteca Megà dopo una notte di spensieratezza.


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C’è chi ha condiviso una o più foto, chi ha lasciato dei messaggi accorati e chi si è accodato al cordoglio attraverso commenti che rievocano i bei momei vissuti insieme. Come spesso accade, quando qualcuno se ne va troppo presto Facebook diventa una delle “piazze” in cui amici e conoscenti si concedono un ricordo, un aneddoto. È accaduto in questi giorni anche sul diario di Michele Pietrelli, il ciclista amatoriale scomparso lo scorso 30 dicembre.