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In vista del consiglio del 19 maggio, abbiamo presentato quattro emendamenti alla proposta di delibera presentata dalla Giunta per facilitare le occupazioni di suolo pubblico, allo scopo di migliorarla e di tutelare maggiormente gli esercizi commerciali danneggiati dalle misure di distanziamento sociale imposte dall’emergenza Covid-19.


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Si fa un gran parlare di stagione turistica , di spiagge aperte , di promozione ma… è tutto inutile fino a quando non sarà fissata la data certa di inizio della stagione. E cioè quando saranno consentiti i viaggi in Italia per turismo, quando sarà possibile l’arrivo di turisti dall’estero. Cioè quando si potrà viaggiare oltre che per lavoro e per necessità anche per turismo.


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L’emergenza sanitaria che ha colpito la nostra nazione ci sta mettendo di fronte ad un cambiamento epocale. Il modello sociale derivato dalla globalizzazione, in questa delicata fase di crisi economica, è stato messo a dura prova anche nella limitazione di alcune libertà fondamentali. In tutto il mondo, studiosi di economia, sociologi e urbanisti stanno pensando a nuovi modelli di sviluppo delle città, non più globalizzate ma “glocalizzate”, dove il basamento della società è la comunità locale fondata sull'interazione degli individui, organizzati in gruppi sempre più allargati, presenti su un territorio.


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RIPARTIRE CON PRUDENZA E COSCIENZA Comprendiamo benissimo il disagio di tante attività di ristorazione e di servizi al cittadino che vedono rinviata la data per la riapertura, pur sentendosi pronte a ripartire con tutte le precauzioni del caso. Ma sappiamo bene che questa attesa deriva da un’analisi attenta di documenti che dimostrano la necessità di programmare con estrema attenzione ogni passaggio, in modo da non far riaccendere l’epidemia e buttare all’aria i sacrifici di questi mesi.


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Gent.mo Governatore Luca Ceriscioli, è evidente come il settore del commercio esca profondamente deluso dall’ultimo provvedimento governativo. Lo slittamento della riapertura al 18 maggio degli esercizi commerciali e al 1° giugno per i pubblici esercizi amplifica ancora più quel senso di grande sfiducia nella possibilità di evitare quei danni economici per le categorie che sono evidenti a tutti.


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Riteniamo che anche il Comune di Fano, nell’ambito delle sue competenze, debba promuovere ogni iniziativa possibile volta a mitigare le perdite che stanno subendo le piccole attività commerciali del territorio, coinvolte dalla chiusura imposta dalle misure di contenimento della diffusione della pandemia di Covid19, giustamente previste dal Governo con i diversi Decreti della Presidenza del Consiglio di Ministri che si sono succeduti da quando è stata dichiarata l’emergenza pandemica.





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Ottanta e più saracinesche abbassate. E che non si risolleveranno prima del 3 aprile. È la conseguenza della scelta – sofferta ma condivisa – di diversi ristoratori fanesi, che hanno appeso grembiuli e posate al chiodo in attesa di tempi migliori. La causa di tutto – neanche a dirlo – è il Covid-19, quello stesso coronavirus che di giorno in giorno sta paralizzando le nostre città e alterando le nostre abitudini. Martedì mattina una delegazione di ristoratori è stata ricevuta in Comune per poter esprimere alcune richieste. Una serie di tutele in un momento di emergenza per la salute di tutti, ma anche per il commercio. Il rischio, infatti, è che - lasciando soli i locali – alcune di quelle saracinesche restino abbassate per sempre.