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L’idea di congiungere l’Italia con una Ciclovia lungo tutta la costa adriatica è nata una ventina di anni fa, all’interno del progetto nazionale “Bicitalia” poi recepito nella l.n. 2/2018; la svolta decisiva è avvenuta nel 2016, quando la “Bicistaffetta” tra Molise e Romagna organizzata dalla FIAB nazionale ha coinvolto quasi tutte le amministrazioni locali ed ha portato alla firma di un protocollo d’intesa tra Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo, Molise e Puglia, con le Marche capofila.


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Non sorprende che la posa della fibra ottica sia in forte ritardo anche nella nostra provincia. Già nel 2015 il quotidiano La Stampa riportava che, per scavare una trincea di 10 km, in Italia occorrevano anche 23 permessi, spesso accompagnati dalla richiesta di sistemare tutta la strada interessata dal semplice passaggio di un tubo largo una decina di centimetri a una profondità di circa 40; problemi evidentemente non superati neanche dal cosiddetto regolamento scavi che doveva semplificare i lavori grazie a minitrincee. Risultato? Italia agli ultimi posti in Europa in un servizio essenziale per imprese e famiglie!



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“Troppa grazia”, verrebbe da dire a commento della proposta di arretrare la ferrovia adriatica e realizzare al suo posto una lunghissima pista ciclabile. Infatti, questa pista ciclabile è già in parte esistente, in costruzione o in progetto dal Veneto alla Puglia; per esempio, in Abruzzo è una realtà la Ciclabile dei trabocchi che utilizza il sedime abbandonato della ferrovia arretrata più a monte; esiste anche la Pesaro Fano che a breve raggiungerà Senigallia e via via il resto della regione; si tratta della ciclovia nazionale “Bicitalia n. 6” (della quale le Marche sono anche capofila), che rientra in un progetto complessivo elaborato dalla FIAB e recepito dalla l.n. 2/2018.