Situazione Covid in Provincia, Art.1: "Decisioni improvvisate, la Regione sta dando l'idea di brancolare nel buio"

ospedale pesaro 4' di lettura Fano 20/11/2020 - In questa temuta e ampiamente prevista seconda ondata dell’epidemia di COVID - 19, a fronte del progressivo incremento dei contagi, dei ricoveri e, purtroppo, dei decessi, assistiamo quotidianamente, sui media locali e nazionali, a un continuo rimpallo di responsabilità tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti (Regioni, Comuni, Aziende Ospedaliere…etc.) che disorienta la collettività, locale e nazionale peraltro già abbastanza preoccupata dalla progressione del contagio.

In tale contesto si inseriscono alcune azioni e dichiarazioni da parte di soggetti istituzionali che complicano ulteriormente un quadro che è, già di suo, notevolmente complesso, per il comportamento clinico e per le caratteristiche epidemiologiche del contagio.

A livello locale abbiamo assistito a discutibili, almeno all’apparenza, strane decisioni della Direzione di Marche Nord, già oggetto di critiche da parte di sindacati, professionisti e cittadini nella prima fase dell’epidemia e reiterate in questa seconda ondata pandemica.

Ad esempio, il “San Salvatore“ è stato considerato, fin dalla costituzione dell’Azienda Ospedaliera Marche Nord, il presidio con la maggior complessità clinico-diagnostica e, pertanto, ci è sempre apparsa inconcepibile la decisione, nella prima fase, di individuarlo invece come ospedale COVID provinciale con il risultato pratico di non riuscire più a gestire gli accessi al locale Pronto Soccorso e dover spostare praticamente tutta l’attività clinica al “Santa Croce“ di Fano creando così, durante il periodo in cui la provincia di Pesaro e Urbino era stata dichiarata “zona rossa”, una pericolosa commistione di pazienti e professionisti dei due presidi che si è riequilibrata solo all’inizio della scorsa estate.

Viste le polemiche sollevate da tale decisione ci saremmo aspettati, in previsione della seconda ondata epidemica, una diversa organizzazione e, invece, assistiamo ad una rimodulazione del ruolo dei due presidi sullo stesso modello organizzativo della scorsa primavera con l’attivazione di 41 posti letto di terapia intensiva (in realtà quelli attivati pochi giorni fa sono solo 10, per evidenti ritardi) e 27 di sub intensiva al “San Salvatore” e l’inevitabile spostamento di tutto il Dipartimento Materno Infantile a Fano con il “rischio” ulteriore, nel caso in cui peggiori il quadro epidemiologico, di dover trasferire anche l’attività chirurgica visto che tutto il padiglione F è in fase di radicale ristrutturazione per l’attivazione dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva .

Secondo Art.1 sarebbe stato opportuno invertire quest’assetto logistico e concentrare tutta l’attività clinica nel Presidio con la maggiore complessità clinico-tecnologica, quindi Pesaro e lasciare a Fano il ruolo di COVID Hospital. A tal proposito sarebbe utile conoscere i veri motivi per i quali ancora oggi, nel pieno della recrudescenza dell’epidemia, sono stati attivati solo 10 dei 41 posti letto di terapia intensiva, a cosa è dovuto questo grave ritardo visto che la programmazione nazionale e regionale risale a giugno?

Come si spiega il ritardo, di circa un mese (fine marzo) rispetto all’esplosione dei contagi per l’attivazione di un proprio laboratorio di diagnostica molecolare (tamponi) del coronavirus? Quanto è costato alla collettività questo grave immobilismo e perché ciò è avvenuto? A fronte di questa situazione non si è trovato altro da fare se non mandare in pensione “coatta” il dirigente che, a marzo, aveva assunto l’iniziativa di richiedere urgentemente l’attivazione di un laboratorio di diagnostica del COVID-19, precedentemente assicurata dal laboratorio regionale di virologia, che è avvenuta alla fine di marzo e risulterà determinante per la lotta al contagio, per il contenimento dei focolai seguiti alla fase estiva e, ora, per il controllo clinico e epidemiologico di questa seconda ondata. Numerosi esami sono stati inviati in un altro nosocomio (Ascoli) lasciando senza risposta centinaia di cittadini che attendono da settimane una risposta a (centinaia) di test diagnostici collegati a malattie gravi. La soppressione di queste diagnostiche ha costretto i pazienti a rivolgersi esclusivamente al privato o all’Ospedale regionale. Si poteva attendere (almeno) la fine del periodo emergenziale visto che, proprio per tali motivi, il dirigente in questione era già stato prorogato in servizio.

E’ anche per l’attuale difficoltà di garantire diagnostiche adeguate in tempi utili al contenimento del contagio che questa decisione di modificare l’assetto di un Gruppo che, insieme alle strutture territoriali, era stato determinante nel contrasto alla epidemia, ci sembra inadeguata e, quantomeno, inopportuna.

In tutto questo la destra, in Regione, baldanzosa e arrogante durante la campagna elettorale ora sta dando l’idea di brancolare nel buio assumendo decisioni improvvisate e caotiche ma su questo torneremo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-11-2020 alle 15:53 sul giornale del 21 novembre 2020 - 285 letture

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