Venturelli: Ursula Von Der Leyden e la scuola razionalista Filippo Corridoni di Fano

9' di lettura Fano 31/10/2020 - Ne hanno scritto “La Stampa” il 15 ottobre 2020 ed il “Sole 24 Ore” a proposito del discorso annuale sullo stato dell’unione, espresso a Bruxelles da Ursula Von Der Leyen Presidente della Commissione Europea risultando il proclama progettuale della statista tedesca, alta e geniale operazione politico- culturale.

“lanciare un nuovo movimento Bauhaus europeo, una piattaforma collaborativa del Design e della creatività in cui architetti, artisti, studenti, scienziati, ingegneri, designer, e chiunque desideri contribuire, possano realizzare questa visione. Il nuovo Bauhaus, sarà la forza trainante per connotare il Green Deal europeo in maniera innovativa e antropocentrica, rendendolo più attraente.” “Dobbiamo ripensare e riprogrammare. In questo processo l’Europa può e deve svolgere un ruolo guida. Ecco perché abbiamo messo il patto verde europeo al centro della nostra azione. Dobbiamo essere il primo continente a impatto climatico zero nel 2050”.

Tutto, tenendo per buono che il Bauhaus fondato a Weimar nel 1919 è un riferimento simbolico di quanto nello scorso secolo l’internazionalismo artistico-culturale seppe esprimere di valido e resta il luogo storico di elaborazione concettuale e pratica, dove nacquero sia l’Architettura Razionalista che l’Industrial Design come risposta alle necessità pratiche ed estetiche delle persone nelle società industrializzate. Tuttavia se l’esperienza del Bauhaus vide attorno al suo primo direttore Walter Gropius, talenti di molte nazioni, occorre sempre ricordare che tale scuola d’arte così importante, ebbe un “nonno” nella figura inglese di William Morris che, con le sue predicazioni di fine ottocento sulla responsabilità sociale degli artisti di ogni arte, diffuse un suo spirito socialista allargando l’utilità di quanto si produceva aggiungendovi la bellezza educante anche per chi, legato a lunghe giornate di fatica fisica, ne era sempre rimasto escluso. Precedentemente a Morris, infatti, i piaceri mentali suscitati nel rapporto col Bello elaborato dagli artisti erano prevalente esclusiva delle classi più ricche. Era la prima volta nella storia umana che intenzionalmente si perseguiva questo allargamento e va sottolineato.

Ma ecco cosa scriveva questo fondamentale, poliedrico artista del Moderno parlando dell’Arte e della società intera ”Non desidero un’arte per pochi, come neppure un’istruzione per pochi o una libertà per pochi. No, piuttosto che l’Arte viva questa povera ed esile vita fra pochi uomini eccezionali- che disprezzano chi sta più in basso per un’ignoranza per la quale essi stessi portano la responsabilità, per un abbruttimento contro il quale non combattono-, piuttosto che questo vorrei che per qualche tempo ogni Arte venisse spazzata via dalla faccia della terra, poiché come già detto lo riterrei possibile. Quell’Arte(che Morris auspicava) renderà le nostre strade belle come i boschi, tali da suscitare, come la vista delle montagne, un sentimento di elevazione; sarà un piacere e un ristoro per lo spirito, non un peso, giungere in città dall’aperta campagna. L’abitazione di ogni uomo sarà bella e dignitosa, tale da rasserenare l’animo e assisterlo nel suo lavoro”.(Da Lavoro utile, fatica inutile, 1888). Insomma il patto verde europeo della Von Der Leyen sembrerebbe anticipato nei sogni politico-poetici Morrissiani! E come non aprirsi alla suggestione di una Londra immaginata ripulita dai fumi neri delle ciminiere, inserita nel verde brillante, con un Tamigi, desiderato limpido da William nel suo romanzo utopico del 1891 “Notizie da nessun luogo”?

L’ossido di carbonio e l’inversione termica mietevano vite già in quel secolo e dunque, peccato che oggi l’Inghilterra sia uscita dall’Europa senza poter ora, dopo lo Spillover del virus, contribuire al progetto della Presidente della Commissione Europea. E molto devono gli artisti del Bauhaus a quanto teorizzato e realizzato in Inghilterra da Morris. Si sa infatti che la lega tedesca artigiani Deutscher Werkbund , fondata da Hermann Muthesius architetto, inviò lo Stesso in Inghilterra a studiare Arts and Crafts, l’associazione tra artigianato ed arte di William Morris . Da questo incontro si svilupperanno in Germania le tematiche del continuo rapporto tra artigiani, artisti, industriali, economisti, politici al fine di organizzare nel modo migliore la produzione industriale di serie che condurrà al primo Bauhaus europeo, al Razionalismo architettonico, al Design, evolutosi rispetto a quanto fatto da Morris, attraverso la puntualizzazione di un nuovo metodo di progettazione di oggetti fatti a macchina, standardizzati, utili e belli, democraticamente rivolti a tutti a prezzo sostenibile. “dai cuscini del sofà, alla città”, come ebbe a dire lo stesso Muthesius; frase che, a metà anni cinquanta venne trasmutata da Ernesto Nathan Rogers architetto, nello slogan “Dal cucchiaio alla città” ovvero ciò che per l’intera società dovrebbe saper fare ogni progettista.

Oggi questo tipo di cultura democratica mediante lo studio della forma i e dei materiali in oggetti in serie belli da percepire ed usare e con ciò educanti, ha permeato ogni luogo del pianeta, ma quanto nacque all’interno del Bauhaus per agevolare la vita di tutti nella civiltà industrializzata del tempo, la storia volle che, con L’avvento del Nazismo nel 1933, percepite le vedute internazionaliste e socialiste di quel gruppo favoloso ricordato dalla Von Der Layen, Hitler vi ponesse fine in Germania, costringendo quei talenti a rifugiarsi nei paesi democratici. Se con il nuovo Bauhaus risultano aspettative per un miglior domani europeo di tutti, che la Von Der Leyen intravvede grazie ad un’unione di forze tra cultura, arte e tecnologie digitali, non meno importante è il suo ripensare il modo in cui viviamo, ad un suo cambiamento sistemico che impone molta innovazione e creatività, assieme alla scelta dell’economia circolare e della sostenibilità. Una visione antropocentrica desiderata anche dal nonno inglese del Design come si evince dalle sue parole anzi riportate, sperando che il New European Bauhaus, un progetto del valore di 750 milioni di euro articolato in tre fasi, si realizzi.

E possiamo credere che Morris, Gropius, e tutte le figure del primo Bauhaus non avrebbero sognato di meglio. Ma se tanto importante appare oggi ad Ursula Von Der Leyen quel centro creativo meraviglioso, quell’anima progressista così densa di speranza progettuale oggi ritenuta capace di rifondare le virtù dell’attuale Europa e se tanta suggestione suggeriscono ancora l’operato e la parola di Morris, avvenne che, pochi anni dopo il 1919, il Razionalismo architettonico tedesco con i suoi manifesti programmatici raggiunse l’Italia formando un gruppo di architetti a Milano ed uno a Roma. E dalla capitale arrivò proprio voluto dal comune di Fano quel Mario De Renzi, autore della nostra Scuola Filippo Corridoni, del distrutto Albergo Lido e non solo. E se la felice sorpresa del post-Bauhaus di Ursula Von Der Leyen, accende aspettative positive, anche le buone ragioni restaurative delle architetture razionaliste fanesi divengono irrinunciabili in una città in concorso per Capitale italiana della cultura 2022. Forse si era capito poco che Fano possiede un altro tesoro con il suo Moderno ad iniziare dall’opera derenziana e si spera che grazie al post Bauhaus lo percepiscano tutti.

E mentre la Germania nel 2019 ha celebrato alla grande il centenario del primo Bauhaus, anche restaurando tutti gli edifici razionalisti d’epoca, nella nostra città, nonostante sia presente la citata scuola, nulla è stato ricordato. Né lo fu, nel 2015 il centenario della morte in battaglia di Filippo Corridoni, il sindacalista soldato marchigiano, ricordato in tutta Italia. Forse agli amministratori, questa architettura ricordò il fascismo, visti gli anni in cui venne costruita o forse Filippo, purissimo eroe venne considerato pre-fascista; oppure su tutto, tristemente decise l’accidia. Di fatto l’edificio scolastico a partire dal 1956 subì una decina di tentativi di condanna a morte a rate; una lunga, vile persecuzione da parte di amministratori di ogni area partitica- uno schifoso partito trasversale- che ne ignorava gli aspetti culturali e la grande risorsa che contiene … Ma la prima aggressione concreta cominciò dal giardino esterno con fontana; proprio quella ora al Porto. Giardino che venne distrutto per darlo in affitto ad Agip.

Poi quella bellissima fontana razionalista degli anni trenta di Mario De Renzi, realizzata dal cementista fanese Getulio Roberti, lasciata in abbandono senza dignità alcuna da parte del Comune, venne offerta come una “esposta” alla pietà caritatevole di due gentildonne che ne pagarono nel 2012 il restauro come lo vediamo, mediante un contratto di sponsorizzazione con la giunta Aguzzi. Un contratto che terminerà nel 2022 e a questo modo sin qui giunti, udita la Van Der Leyen, che attualizza Bauhaus e Razionalismo, per la rivalorizzazione della stessa opera d’arte fanese a onore di tutte le Muse non ci possono essere più scuse! e va rimessa dov’era e com’ era. Forse i passati articoli scritti su Vivere Fano, sostenenti la necessità di tale scelta, saranno stati anche lettere a me stesso, ma oggi una mano a tale opinione viene dall’annuncio di un grande progetto europeo! e tanto più emerge importante che la fontana ritorni messa in pristino nel suo giardino divenendo la stessa operazione una adesione culturale al riconosciuto valore del Razionalismo. E con l’occasione occorre anche un restauro in attenta aderenza al disegno originario, cosa che in più punti manca nella sistemazione al Porto …

Se sappiamo che il sindaco Massimo Seri per la tutela di questo importante edificio scolastico ha fatto sinora tutto bene, diversamente da coloro che lo avevano preceduto ad eccezione del solo ex sindaco socialista Silvio Battistelli che nel 1956 dall’opposizione tentò di resistere all’annunciato scempio Agip, ora che dopo la bonifica sotterranea del giardino razionalista con fontana è prevista la sua restituzione al Comune, si spera vivamente che la rimessa in pristino obbligata come da contratto con Agip, rigorosamente comprenda la fontana. Ancor si spera che le aiuole un tempo sotto le due facciate ai lati dell’ingresso, ma ora asfaltate, siano riattivate qual erano, risplendenti di viole del pensiero. E così, che anche l’altro giardino esterno triangolare sia riportato alla iniziale geometrica semplicità. Infine, che tutto l’edifico con i suoi due giardini esterni venga recintato ed il luogo reso in tal modo sicuro per le soste dei fanciulli sia per le entrate che per le uscite, confortati in tutte queste cose che oggi la cultura fanese è per intero nei pensieri e nella responsabilità dello stesso sindaco Massimo Seri.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-10-2020 alle 09:17 sul giornale del 02 novembre 2020 - 678 letture

In questo articolo si parla di attualità, paolo venturelli, comunicato stampa

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