Sardine a Fano, i 700 della ‘piazza gentile’ [FOTO e VIDEO]: “Cuore e democrazia contro la politica dell’odio”

sardine 6' di lettura Fano 26/01/2020 - La prima volta erano in 6mila. Ma Fano non è Bologna, e questa volta non c’era Matteo Salvini in carne e ossa contro cui venire a protestare. Per questo, in Piazza Amiani, il totale delle ‘sardine’ presenti è stato lo stesso dell’esordio, sì, ma con uno zero in meno. A voler contare anche l’andirivieni da e verso Corso Matteotti, si può pure arrivare a un 700 un po’ ottimistico, di certo meno dei 1000 manifestanti accorsi in Piazza del Popolo a Pesaro a fine novembre. Ma i numeri non hanno scalfito la determinazione dei partecipanti, che per almeno un’ora si sono intrattenuti tra canti e dichiarazioni d’intenti per un futuro migliore.

Si sono incontrati intorno alle 17 30 di sabato, proprio sul retro della Mediateca Montanari. C’erano persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, passando per i tantissimi giovani. Probabilmente i veri protagonisti, anche se altrettanto protagonista è stato il più attempato di tutti, il partigiano Anellino Manocchi. Di anni ne ha addirittura 99, e anche lui ha sfidato il freddo e l’umidità per raggiungere le sardine e raccontare lo scempio della guerra. Poi un accorato appello ai ragazzi. “Mi rivolgo a voi – ha detto – che non avete vissuto quegli anni di dittatura. Bisogna amarsi, non volersi male. Soltanto amandoci possiamo usufruire e beneficiare delle bellezze che il padre eterno ha disseminato sulla terra, nei mari e in cielo.

Dobbiamo volerci bene, qualunque sia il colore della pelle. I migranti? Pensate, lo è anche il papa. Non mandiamoli via, trattiamoli come trattiamo noi stessi. Sono figli di Dio anche loro”.
L’incontro è iniziato con una citazione di Primo Levi. Musli Alievski - uno dei coordinatori locali, che ha già parlato di un’iniziativa analoga a Urbino – ha voluto sottolineare come non basti il passato per costruire un futuro migliore. “Manca poco al Giorno della Memoria – ha esordito -, ed è chiaro come conoscere la storia non sia sufficiente. Non è servito, se ancora c'è chi scrive ‘Qui c’è un ebreo’ sul portone del figlio di una deportata. L'odio si sta diffondendo a macchia d'olio, e l'unico strumento di contrasto che abbiamo è il risveglio delle coscienze anche grazie a piazze come questa. Vogliamo costruire una società pacifista, antifascista e antirazzista – ha aggiunto -, che abbia a cuore l'ambiente e la valorizzazione della diversità. Vogliamo una società inclusiva e accogliente, in cui vengano rispettati i diritti di tutti gli esseri umani”. Una chiara dichiarazione d’intenti, per un movimento che viene spesso accusato, però, di non avere un programma. Anche se non si tratta di un partito politico. E – almeno per ora – non intende diventarlo, come affermato anche in conferenza stampa.

È stata la coordinatrice Eva Fabbri (qui la nostra intervista) a buttarla un po’ più in politica. “Siamo qui – ha detto – per dimostrare che esiste un'alternativa all'Italia sovranista e populista. C’è invece una parte del Paese, più percepita che reale, che fa dello scherno una forza elettorale. Noi i bulli non li vogliamo, e combattiamo chi si prende gioco degli ultimi. Siamo qui – ha aggiunto - con i nostri corpi e con i nostri cervelli per riprenderci il diritto di partecipare, per metterci la nostra energia affinché vincano il cuore e la democrazia con tutti i suoi valori. Siamo antifascisti, siamo antirazzisti. Crediamo nella gentilezza, nella bellezza, nella solidarietà, nella non violenza e, sottolineo, nella parità di genere. Siamo ambientalisti, e per questo ringrazio Greta Thunberg, che investe tempo ed energie per portare all'attenzione del mondo un tema che non può più essere ignorato”. La Fabbri ha poi affermato che, per le sardine, complessità e diversità sono dei valori da cui ripartire. Infine ha ringraziato Liliana Segre per il suo impegno e per ciò che incarna.

Diverse le canzoni suonate e interpretate sugli scalini dietro la MeMo. Dal Duo Bucolico a Lucio Dalla, passando per De Gregori, Willie Peyote e l’immancabile ‘Bella Ciao’, il canto partigiano per eccellenza divenuto sempre più internazionale anche grazie a serie tv come ‘La Casa di Carta’. A fine canzone, però, l’unica contestazione del pomeriggio. Una signora si è avvicinata a musicisti con in mano una copia de ‘Il sangue dei vinti’, uno dei tanti saggi di Giampaolo Pansa, il discusso giornalista scomparso di recente. “Questo han fatto i partigiani – ha gridato agitando il tomo -, hanno ucciso anche degli innocenti, dei ragazzini di tredici anni”. Poi l’astioso saluto alle sardine. “Friggetevi!”, ha urlato mentre già se ne stava andando.

Dalla collera della signora alla commozione della platea, quando ha preso la parola la sardina più giovane (al netto dei bambini). È Nausica Puschi, che ha messo il suo zampino anche nell’organizzazione nella festa di Piazza Amiani. “Sono qui – ha detto interrotta più volte dagli applausi e dai ‘brava’ - perché quello che sento e vedo sempre più spesso non mi piace. Non mi piace questo modo urlato di fare politica, non mi piacciono le parole violente che ascolto, non mi piacciono gli infiniti discorsi che non si traducono mai in concretezza. Non mi piace che la gente non abbia più fiducia né speranza, e che si sia abituata al peggio, al brutto. Non voglio vedere e sentire questo, nel mio futuro! Penso, piuttosto, a un futuro più equo, più giusto, in cui tutti i cittadini si sentano tutelati nei fondamentali diritti della nostra Costituzione. Penso a un futuro pulito in cui si rispettino l'ambiente e gli animali. Un futuro che appartenga a tutti. Senza confini, senza conflitti. Un mondo fatto di persone, di fratelli e di sorelle”.

Poi Nausica ha raggiunto sua madre Elena. Si sono abbracciate, erano entrambe commosse. Poco più in là – non lontano da dove la Lega avrebbe dovuto aprire il suo banchetto, salvo poi rinunciarci dopo aver dato dei ‘facinorosi’ alle sardine – c’era un gruppo di bambini di non più di dieci anni. Uno di loro si è rivolto a un altro un po’ più ‘scuro’ di lui, gridandogli: “Torna al tuo Paese!”. “Sono già al mio Paese”, è stata la risposta.

Seguono foto e video della manifestazione in Piazza Amiani.








Questo è un articolo pubblicato il 26-01-2020 alle 05:00 sul giornale del 27 gennaio 2020 - 4132 letture

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