"Un continuo essere alunni", racconto dell'esperienza in Brasile di don Paolo Tonucci. Ospite Davide Mazzanti

2' di lettura Fano 14/10/2019 - In occasione del 25° anniversario della morte di don Paolo Tonucci, l’APiTO Marche, in collaborazione con la BCC di Fano ed il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Fano presenterà il libro “Un continuo essere alunni.

Un’esperienza pedagogica e comunitaria senza confini”, scritto a quattro mani da Paola Turroni e Cristiana Santini. La prefazione del libro è del prof. Andrea Canevaro. Ospite Davide Mazzanti, allenatore nazionale femminile di pallavolo. In considerazione del tema trattato, la presentazione è rivolta principalmente agli insegnanti.

Questa la presentazione riportata nella quarta di copertina: Nel 1965 don Paolo Tonucci andò come missionario ed educatore nella zona di Salvador de Bahia, in Brasile, pensando di portare verità e aiuto a persone in difficoltà.


Fu profondamente cambiato da quel viaggio, così come quel mondo lontano cambiò nell’incontro con lui. Molti anni dopo, una scrittrice e una psicoanalista si imbattono nei suoi scritti dell'epoca e capiscono che quell'esperienza non è esaurita e può ancora essere una fonte di rinnovamento esistenziale. Attraverso la narrazione di fatti e personaggi legati alla comunità fondata da don Paolo, arricchita da approfondimenti analitici, Paola Turroni e Cristiana Santini portano alla luce un modo umanizzante di intendere l'educazione, in grado di proporre sorprese e suscitare un inatteso stupore. Esattamente il contrario dell'educazione che il grande pedagogista brasiliano Paulo Freire definiva «bancaria,[...] per la quale il processo educativo è un atto di continuo deposito di contenuti».

Come sottolinea Andrea Canevaro nella prefazione, «l'educazione umanizzante viceversa cerca la tracciabilità, la filiera che permette di ricevere, elaborare, trasmettere. Don Paolo Tonucci voleva raggiungere l'altro dove era, per poi sfidarlo e portarlo a diventare un soggetto che sa, che vuole, che può. È la sfida del limite che ri chiede come elemento di partenza un elemento che può sembrare scontato: la credibilità del soggetto che assume compiti educativi. Essa è data dal fatto che egli non educa l'altro, ma educa sé stesso. Educando sé stesso educa l'altro. Educarsi per educare».






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-10-2019 alle 09:39 sul giornale del 15 ottobre 2019 - 364 letture

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