Nuovo parco urbano, Venturelli: "Salto di qualità, sarà uno dei più grandi della regione " [FOTO]

6' di lettura Fano 24/09/2019 - Occorre proprio scriverlo per disciplinare il personale senso di gioia condivisa con tutti coloro che hanno originato e poi seguito per decenni la vicenda del più importante atto urbanistico cittadino dei nostri giorni. Così penso non sia azzardato pensare che tutti i fanesi abbiano appreso con soddisfazione la novità. Ma più che una vicenda simile ad altre, questa del desiderato Parco Urbano è stata una lotta che ha prodotto la più sana modernità nel rapporto educativo tra cittadini ed ambiente, sia per l’estensione che ne fa uno tra i più grandi, se non il più grande parco urbano regionale, che per l’originalità qualitativa del progetto che rispetta le preesistenze storiche del luogo.

Un parco (qui i dettagli sull'inaugurazione, ndr) non solo caratterizzato dalla quantità notevole degli ettari impegnati ma che nasce sopra la pianta di un sogno che, non è il sogno di nessun altro se non lo sviluppo dell’idea di Luciano Polverari e del suo comitato. Un sogno messo in scala da progettisti qualificati, risultati vincitori di un concorso a selezione nazionale. Un parco che è anche il sogno di un comitato che scelse di chiamarsi simbolicamente col nome dell’eroe fanese Bartolagio Bartolagi, capitano della tarda romanità che, saputo dell’arrivo degli Unni di Attila in Italia del nord, partì accompagnato da soldati locali, ai quali ad ogni città attraversata se ne aggiungevano altri a rinforzo del generale Ezio, fino a raggiungere Aquileia che prevedibilmente sarebbe stata assediata.

Fin qui la storia, che vide la bellissima città cadere a causa di un torrione ( purtroppo di pianta quadra e non circolare), franato da solo. Poi la morte di quasi tutti gli assediati e la distruzione della città. Tra storia e leggenda si racconta inoltre che, il corpo dell’eroe fanese Bartolagi, fosse restituito a Fano in un tempo successivo e seppellito nella chiesina di San Pirusquin la quale oltre alla cripta possedeva – ma lo sappiamo solo dal 2012 - anche un cimiterino esterno altomedievale, scoperto per effetto della demolizione/ricostruzione della casa malamente addossata al fianco della chiesa, lato Pesaro.

La insensibilità di chi amministrava allora Fano fece si che lo stesso cimiterino comprensivo di ossa, venisse poi ricoperto da una “platea” di calcestruzzo come base fondante per la casa da rifare: una barbarie che dimostrò il totale disinteresse alla storia locale; un atto non migliore della brutalità degli Unni, quando anche le leggende sono beni storici della cultura condivisa. E proprio perché si sa che non potrà esserci un Seri-tris, si spera che l’attuale sindaco e giunta, possano finire tutto il parco in progetto. Ad oggi quel che si vede, dedicato ai più piccoli, è una vera “chicca” di bellezza e sicurezza.

Il tutto, ben diversamente dal ricordo del dopoguerra quando il sottoscritto ed altri ragazzini giocavamo con i residuati bellici, polvere da sparo asportata dai proiettili spiaggiati a Sassonia. Proiettili compresi dentro parti di nastri delle mitragliatrici d’aereo caduti in mare. Polvere usata poi, del tutto di nascosto, per far saltare in aria dei mini vulcani … da noi costruiti di sabbia. Ed oltre questa, una serie di altre cose pericolosissime. Allora si giocava a bande di ragazzi fuori controllo e le casermette, dalle mine tedesche ridotte in macerie al campo di aviazione, rappresentavano una vera miniera di ferracci, tubi di piombo, materiali favolosi di altra natura che si potevano anche vendere agli “Stracciai” per comprarci poi quello che di più avevamo bisogno; le merendine da condividere con tutta la banda , belli magri ed affamati come eravamo.

Merendine diverse da quelle di oggi. In proposito di come vivevano i ragazzini fanesi nel dopoguerra, occorre proprio ringraziare quelle folle italiane che si erano bevute la propaganda fascista a favore della guerra, come purtroppo ancora oggi, nonostante la pluralità dell’informazione critica, altra folla si beve quella post-fascista di chi vorrebbe tutti i poteri per sé. Ma tornando a cose migliori, l’intero progetto architettonico, lo si potrebbe urbanisticamente interpretare come una Addizione Verde alla città, oltre come il Parco Luciano Polverari. Addizione verde, certamente di più alto valore rispetto all’Addizione Malatestiana.

Piuttosto, paragonabile alle Addizioni Verdi di Ferrara dove l’architetto neovitruviano Biagio Rossetti, in pieno Rinascimento raddoppiò con l’Addizione Erculea l’estensione della città ducale, allora una capitale europea tra le più raffinate, ideando nel contempo sia il rapporto tra superficie da costruire con il volume possibile di edificabilità, oltre il concetto dei giardini urbani pubblici. Una tradizione ferrarese che dura sino ad oggi con quella Addizione Verde di ben 1200 ettari, dalle mura nord della città fino al Delta del Po, estesa nel 1996 da quello che fu già dal 1400 il Barco di caccia degli Estensi.

Addizione dedicata allo scrittore Giorgio Bassani, uno dei soci fondatori di Italia Nostra, benemerita associazione di tutela artistica ed ambientale. Si è mossa bene dunque, la nostra amministrazione in questo stesso settore dell’urbanistica di pregio, grazie all’impegno particolarissimo, tenace e coerente dell’assessore all’ambiente Samuele Mascarin, che non fa troppe parole e che a fatti compiuti ha parlato di politica che ha reso possibile l’impossibile.

Così che i complimenti e la gratitudine verso la sua persona vengono prima di tutto dall’affetto, per questo salto di categoria che a Fano non c’era mai stato. Ed urbanistica di pregio in quanto il verde pubblico ormai è il necessario protagonista che produce bellezza, salute e la cultura del rispetto nelle città. In chiusura di articolo, mi piace inserire il riassunto di una leggenda araba, come una antica parabola o una favola per bambini; o se si vuole una barzelletta dedicata ai grandi, dal titolo “La nascita del deserto “, oppure “Come è nato il deserto” da cliccare se si vuol leggerla in esteso e magari raccontarla. “Un tempo la terra era verde e fiorita, percorsa da ruscelli. Gli alberi offrivano ogni genere di frutta agli uomini che non conoscevano il male e la guerra. Allah disse agli uomini: “Questo giardino è vostro assieme ai suoi frutti, ma ricordatevi di agire sempre con giustizia, altrimenti lascerò cadere un granello di sabbia sulla terra per ogni vostra azione malvagia e un giorno il verde potrebbe anche sparire”. All’inizio del patto gli uomini si comportarono bene ma poi pensarono che anche se fossero stati estremamente cattivi ci sarebbero voluti milioni di anni perché la sabbia coprisse la terra.” Il resto della storia, lo intuiamo, entra nella attualità delle desertificazioni. Ma il Parco Luciano Polverari, è ben fuori da tale gioco perverso , quanto di contro, mira a ripristinare come accade ad ogni parco, l’antica bellezza perduta . E mira a fermare “ il Nulla che avanza che è solo la miseria culturale ed il disinteresse” … Mira a fermare ogni prepotente che vorrebbe per sé i pieni poteri “Perché è più facile dominare su chi non crede in nulla”.


Seguono alcune foto relative all'inaugurazione del primo stralcio nel nuovo parco.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-09-2019 alle 10:01 sul giornale del 25 settembre 2019 - 1953 letture

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