Striscione al bastione del Nuti: Venturelli: "Abitudine presa per “normale” pur se deprecabile"

5' di lettura Fano 10/07/2019 - E’ accaduto spesso che ai monumenti più importanti di Fano, proprio sui punti in vista venisse inchiodato qualche striscione a pubblicizzare un evento prossimo a venire al punto che l’abitudine, ormai viene presa per “normale” pur se deprecabile.

Infatti se lo striscione sull’architettura lo si mette, chi si sognerebbe una striscia sopra un quadro, su una scultura per scriverci dei comunicati? Facendo di peggio, quanto a rispetto, non molti anni fa, qualcuno occasionalmente metteva un aggancio tra i blocchi squadrati dell’Arco di Augusto per fissare la corda alla tenda della bancarella per il mercato … E i ragazzi e le ragazze non vanno forse a scrivere le loro dichiarazioni affettuose sull’eternità delle mura romane, ignorando che gli amori umani durano in eterno solo nei libri dei poeti? o fin che non finisce lo spray?

Ma l’esempio di come conviene sia il rapporto con il bene culturale è sempre venuto dall’alto: vedere che gli adulti col potere in mano usano i monumenti per fini che non sono solo quelli auspicabili, mette in moto i neuroni specchio, la vecchia imitazione di sempre che, in tutti i primati gioca un ruolo di base nella trasmissione educativa. E se l’esempio non fosse proprio quello giusto si potrebbero formare quei comportamenti da ripetere per obbligo; si fa così, acriticamente e basta restando sempre troppo pochi coloro che sviluppano un intelletto che sa soppesare, alzando od abbassando il valore delle idee e degli atti; anche rifiutando, per merito del proprio giudizio critico ciò che l’ambiente mostra loro.

Ma per tornare ai nostri striscioni di sempre, veduto l’ultimo, inchiodato bene come non mai, bello bello sul muro a scarpa di quel che resta del Bastione a Porta Maggiore, per richiamo alla Fano dei Cesari, non si può non ricordare che quell’opera militare è attribuita a Matteo Nuti, architetto rinascimentale, venerato a Cesena per la Biblioteca Malatestiana ma ”striscionato” da noi.

Pertanto la contestazione a chi l’ha fatto mettere, la si deve fare e diviene sacrosanta la parola contro. Perché, anche se l’esposizione sarà fugace, il rispetto del patrimonio artistico non può diventare dispetto allo stesso.

La parola contro, infatti, scava sempre la pietra delle pessime abitudini fanesi e quel segnale pubblicitario lo si sarebbe potuto esporre diversamente visto che diversamente senza danno visivo si può. Non perché il Pincio è stato ben riassettato da poco o si vuol cercare crudelmente il pelo nell’uovo ma per il fatto che al tempo del Centrodestra di Aguzzi, il Centrosinistra in opposizione contestava con risentimento - ricordo benissimo – gli striscioni cialtroni inchiodati sui muri esterni della scuola Filippo Corridoni e di Porta Maggiore.

Infatti, “La scuola più bella di Fano e d’Italia” monumento del Moderno di architettura razionalista di valore internazionale, con la sua stessa storia e bellezza, con la sua alta lezione di architettura, serve alla formazione democratica e civile dei cittadini fanesi e non per un utile appoggio di qualsivoglia propaganda; non per una brutale, banale operazione di marketing promossa da un qualche specifico interesse.


Oggi con lo striscione sul Matteo Nuti, par giusto dire che la mano del centrosinistra non sa o finge di non sapere cosa fece la mano del centrodestra sopra Mario De Renzi e Filippo Corridoni. Dunque, tutti uguali nelle “strisciate”, sia centrodestra che centrosinistra, alimentando così la deriva qualunquista di chi dice che tanto, dove ti giri, fanno tutti schifo. Quando invece il centrosinistra ha tutte le carte in regola per fare molto meglio. Oggi, a dispiacere, con alcune scelte discutibili verso i beni culturali è purtroppo chi decide da solo, autoritariamente, perché gli piace comandare prima di ascoltare le persone che dei beni stessi sono proprietarie: persone Individualmente sempre più consapevoli di portare nella propria mente, il mistero suscitato dalle complessità del passato del quale sono intessute. La maggioranza dei fanesi ha votato e rivotato Massimo Seri, non altre persone, ovvero dei “signor nebbia”, delle eminenze grigie , delle cui mirabili strategie se ne ha abbastanza.

Altrimenti a cosa si riduce la nobiltà culturale delle persone, la partecipazione dei cittadini? Ma ecco in proposito due argomenti dal libro del critico d’arte Tomaso Montanari, “Istruzioni per il futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà”, ed Minimum Fax; il primo argomento, è stato già proposto, come è noto, nella recente Maturità agli studenti italiani: “Oggi come si impara ad essere cittadini in Italia? Sono fondamentali la famiglia, la scuola: ma da millenni qualcos’altro ci educa a essere quello che siamo, ci lega al nostro passato e ci permette di costruire il nostro futuro: questa cosa si chiama “patrimonio culturale”, ed è l’altra lingua degli italiani.

Ne fanno parte il paesaggio, le opere d’arte, le biblioteche, gli archivi, i siti archeologici. Chi lo ritiene “Il petrolio d’Italia”, un magazzino di oggetti da affittare al magnate di turno o da svendere alla ennesima mostra-evento, è un nostro nemico: ci sta togliendo un bene primario come l’aria, ci sta privando di un diritto fondamentale, come la salute o l’istruzione.”… mentre il secondo argomento si integra nel primo: “Ormai è quasi impossibile pronunciare la parola educazione, tanto sembra paternalista,impositiva, noiosa. Ma educare al patrimonio vuol dire permettere una liberazione: riaprire gli occhi, rimettere in moto il corpo, accendere il cervello. Riprendersi la bellezza della quale abbiamo perduto le chiavi, riconquistare una felicità che abbiamo dimenticato.” Dunque, un libro che mi auguro sia consultato anche da chi, proprio a Fano città di Vitruvio, permette che riaffiori e ritorni nelle decisioni di chi amministra, la vecchia consuetudine del cattivo spirito-guida, di chi in passato governò molto male l’arte fanese, facendo oggi di nuovo delle scelte simili a quelle del vecchio centrodestra.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-07-2019 alle 10:59 sul giornale del 11 luglio 2019 - 1278 letture

In questo articolo si parla di attualità, paolo venturelli

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