Addio al sarto Dario Longarini, deportato dai nazisti: era l'ultimo ancora in vita in tutta la provincia [FOTO]

2' di lettura Fano 19/03/2019 - Quando una passione ti salva la vita. O perlomeno ti evita il peggio. Ti fa respirare, nonostante intorno ci siano soltanto odio, sfruttamento. Guerra. A Dario Longarini è andata proprio così. Durante il secondo conflitto mondiale è stato deportato dai nazisti. L'avevano costretto a spaccarsi la schiena nei campi di lavoro. Ma era troppo bravo a utilizzare ago e filo: lasciarlo lì sarebbe stato un peccato. Per questo è stato trasferito a cucire divise per gli ufficiali delle SS. Ed è soltanto un frammento della sua lunga storia, di lui che era l'ultimo dei deportati ancora in vita in tutta la provincia, e che se n'è andato appena un giorno fa.

Nato nel 1924, Longarini è stato reclutato a diciotto anni per combattere a fianco dei tedeschi. Fatto prigionero dagli ex alleati a Bologna durante l’armistizio dell’8 settembre, è stato poi immediatamente deportato nei lager nazisti polacchi. Inizialmente collocato in un campo di lavoro, data la sua grande abilità di sarto è stato poi spostato in un reparto speciale a cucire divise per gli ufficiali delle SS. Qui è rimasto fino alla liberazione del 1944, avvenuta per mano dei russi.

Esausto e debilitato, dopo un mese di viaggio a piedi è riuscito a tornare nella sua amata Fano, dov'è rimasto per un certo periodo anche per riprendersi dagli stenti. In seguito è partito per il Belgio, dove ha lavorato in miniera. C'è rimasto due anni, e con un solo obiettivo: guadagnare abbastanza da potersi comprare la sua prima macchina per cucire. Per cominciare a fare il sarto, davvero. Una volta per tutte. E nella sua adorata Fano.

A Bellocchi tutti ricordano la sua prima sartoria, inaugurata nel 1956 in via V Strada. Allo stesso indirizzo, poi, negli anni ha aperto un vero e proprio negozio di abbigliamento, chiamato proprio come la via in cui si trovava: “La Quinta Strada”. Trovava, sì, perché ora non c'è più. Il lavoro è progressivamente diminuito, per via della crisi e dei grandi centri commerciali. Fino a che, quattro anni fa, si è deciso di chiudere tutto.

Ma la memoria resta. Il ricordo di un uomo che nel 2011 è stato insignito della medaglia d'onore dal prefetto di Pesaro, e che da circa un anno era rimasto l'ultimo ancora in vita tra i deportati nei lager nazisti. Se n'è andato lunedì, alla bella età di 95 anni. La famiglia lo ricorda con affetto, anche attraverso il racconto di Alberto, il nipote di Dario che ha voluto ricostruire tutta la storia dell'amato nonno. L'uomo che cuciva le divise ai nazisti, ma che poi ha portato la sua arte nella città che più amava. La sua Fano.








Questo è un articolo pubblicato il 19-03-2019 alle 19:55 sul giornale del 20 marzo 2019 - 3871 letture

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