Pincio: "Perché questo è l’onore di Fano"

Fano 17/03/2019 - L’ interessante struttura militare difensiva malatestiana trovata sotto il Pincio, un nuovo arricchimento per tutti, è ancora una prova che è Lui, il nostro sottosuolo, il primo bene culturale di Fano, ma Lui stesso ci ricorda che la maggiore consistenza sotterranea si trova nei resti della città augusteo- vitruviana.

Dunque il sottosuolo cittadino, è protagonista primario e sorprendente, capace di farci intuire quel che si deve fare, ovvero che è necessario agire a favore di quanto resta nascosto, che poi significa concretamente agire a favore delle persone del nostro tempo e di chi verrà. Sarà infatti come sempre il possesso preciso delle nostre conoscenze storiche, delle emozioni che le scoperte stesse ogni volta producono a permettere alla cittadinanza di progettare la visione di un futuro radicato nella comune identità. E la necessità è di fare finalmente tutte le indagini archeologiche possibili. E’ lavorando in tal senso che si potrà venire a capo di quel che resta dell’antica, importantissima gloria fanese, da indagare con le tecnologie per diffonderne la conoscenza a vasto raggio. E quanto di eccellente in tal senso è già stato fatto dal Centro Studi Vitruviani, quasi senza risorse, non esaurisce certo le analisi ma suscita piuttosto stizza nell’animo, pensando al pari a zero che si investe in questa ricerca scientifica di prima mano del nostro bene più importante.

Una inerzia non più sopportabile oltre. Così, come dispiace richiudere quanto recentemente scoperto per tutelarne la conservazione come propone a ragion veduta la Soprintendenza, rimane una pigrizia non progettare un intervento articolato con risorse economiche sostanziose per guardare sottoterra ogni luogo cittadino entro le mura romane; dalle aree scoperte a quelle verdi, dalle vie alle corti pubbliche e private ed ancora le cantine di ogni luogo costruito, in modo da concretizzare più risultati, mentre l’intento sopra a tutti gli altri sarà quello di trovare le pavimentazioni della Basilica di Vitruvio che, come si sa dal Rinascimento è argomento fanese primario di interesse internazionale. Purtroppo il bene di interesse locale trovato di recente almeno per ora sembra costoso da mettere in sicurezza e tutelare. Invece, i resti della Basilica, restando al sicuro nel loro luogo interrati pur ignorando noi dove,devono spingere a realizzare che è arrivato il tempo di trovarli in quanto oggi esistono i mezzi tecnici possibili per la riuscita dell’impresa ricavando da essa il prestigio di una ampia, risonante ascesa culturale, grazie ad un bene originato in Fano: perché questo è l’onore di Fano e questa la migliore via verso il progetto di una Città della Cultura.

Non sarà mai, ad esempio, la disputa legale, quella per riavere a Fano la statua greca, la via da percorrere, in quanto portare l’arte in tribunale si addice piuttosto ad una città dell’incultura. Infatti se gli americani del Getty in virtù di una loro favolosa evoluzione che possiamo solo ipotizzare perché l’immaginazione si addice alle cose artistiche, o in virtù di un reale allargamento della loro stessa coscienza culturale, domattina restituissero alla Grecia la sua propria bellezza, non volendo restare vergognosamente tra coloro che sfruttano quella altrui, la politica fanese cosa dirà? Forse attraverso il suo organismo costituito apposta ( Il Comitato per l’Atleta di Fano) che più che in Zeus crede al ministro 5 stelle Bonisoli, si sentirebbe in animo di richiedere indietro, gratis, la statua anche alla Grecia? E poiché la sentenza dei giudici italiani scrive di “confisca della statua ovunque si trovi”, qualcuno di Fano, intenterebbe il processo anche verso la madre della cultura e dell’arte occidentale? Probabilmente no, specie se lo stesso Comitato inserisse tra le sue finalità anche quella dello studio di “Lettere a Miranda”di Quatremère De Quincy, incentrato sulla tutela delle opere d’arte nei paesi di origine. Ma a Fano questo libro, sembra messo nell’Indice degli eretici proibiti, quando invece basta cliccare per farsi una opinione degna di una Città della Cultura. Anzi, da Città Internazionale della Cultura. Le negatività fanesi del 1964, annus horribilis, anno del disonore, con la mancata consegna alle autorità e con la svendita illegale della statua, restano un lutto ancora da elaborare, ed è solo fanese il peccato di origine della vicenda.

Ma è il sapore amaro dell’esperienza che dovrebbe spingere verso un orientamento nuovo e produttivo , come ad esempio l’inizio della ricerca archeologica subacquea. Anche questa, potrebbe diventare una ulteriore via per una Città della Cultura. Come diverrà un atto culturale delizioso, in tempi rapidi e con risultato certo, il progetto del Presidente di ASET Avv. Paolo Reginelli di riportare in città l’acqua antica dell’acquedotto romano del Prelato. L’odierna amministrazione cittadina che cura gli interessi di tutti, come nessuno mai prima aveva fatto, in particolare per il nostro patrimonio artistico, si curi anche del ”tanto” invisibile sotto terra entro le mura romane, della Basilica, per renderla visibile. Quando al nostro intero Bel Paese Italia, sciaguratamente senza più ricerca scientifica, quindi strutturalmente senza crescita industriale, oggi rimane per il futuro dell’economia il turismo culturale, sia per quel che resta della bellezza paesaggistica che di quello dell’arte.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-03-2019 alle 10:11 sul giornale del 18 marzo 2019 - 937 letture

In questo articolo si parla di politica, paolo venturelli

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