Tarsi: "Sanità pubblica e ospedale Santa Croce, una battaglia di civiltà, in difesa di valori e di diritti"

lucia tarsi Fano 10/01/2019 - Negli ultimi cinque anni sono state numerose le ricorrenze importanti che il Sindaco Seri ha puntualmente e giustamente ricordato. Molte, forse tutte, tranne una, quella ricorrenza fondamentale per la storia dei diritti del nostro paese che, per ironia della sorte, cade proprio nel momento più cruciale per la sanità fanese: nel dicembre 1978 veniva infatti approvata la legge 833 con cui fu istituito il Servizio Sanitario Nazionale, la legge cardine del welfare italiano.

A quarant’anni esatti da quella data il Consiglio Comunale di Fano è chiamato oggi a prendere una decisione importante: aprire la strada alla sanità privata e agli affari che essa inevitabilmente genera, o, in alternativa, affermare con forza la priorità della sanità pubblica su quella privata rinviando qualunque decisione sulla clinica a Chiaruccia, decisione che potrà essere presa con equilibrio e ponderazione solo dopo che il nuovo piano socio-sanitario avrà definito chiaramente finalità e ruoli di tutti gli attori in scena.

La delibera di oggi, che dovrebbe permettere la costruzione della clinica privata, è l’atto finale di un progetto scellerato da noi ripetutamente denunciato, è la prova della perversa volontà che, da sempre, sottende a tutta la storia della politica sanitaria della nostra provincia: impoverire la sanità pubblica ad esclusivo vantaggio di quella privata.

Del resto l’intera questione ci è sempre stata raccontata in maniera ingannevole e con intenti chiaramente manipolatori; basti ricordare la farsa del consiglio monotematico di aprile, oppure i dati incompleti con cui il Pres. Ceriscioli cercò di far passare il suo “teorema”: solo le regioni con alta presenza di cliniche private hanno ridotto la mobilità passiva. Assolutamente falso. Basta comparare le tabelle della spesa sanitaria convenzionata con i dati di mobilità passiva delle regioni italiane per accorgersi che il “teorema” di Ceriscioli … è una bufala!

La storia del Reparto di Ortopedia è l’esempio emblematico delle strategie sanitarie a marchio PD: prima si interviene per indurre un bisogno altrimenti inesistente, poi si agisce per risanare quel bisogno con la creazione di nuovi scenari, non sempre migliorativi rispetto al passato. Il reparto di Ortopedia del Santa Croce, una eccellenza regionale fino a pochi anni fa, prima della creazione di Marche Nord disponeva di circa 50 posti letto, a cui si aggiungevano i posti letto del San Salvatore. Nonostante l’alto livello professionale delle prestazioni di Ortopedia, le direzioni sanitarie regionali e locali hanno attuato un depotenziamento progressivo del reparto, provocando inefficienze e lunghe liste di attesa create ad arte per spingere i pazienti verso la sanità convenzionata di fuori regione. Oggi, in totale, l’Ortopedia di Marche Nord (Fano+Pesaro) dispone soltanto di 22 posti letto! Con la conseguenza imbarazzante che, in condizioni di normalità quotidiana e per sopperire alle necessità, il reparto è costretto a reperire in altri reparti i posti letto mancanti, fino a distribuire i pazienti “eccedenti” addirittura in 8 diversi reparti. Con le disfunzioni e i disagi che tutti possiamo immaginare.

Molto si potrebbe fare da subito e a costo zero per limitare le inefficienze che, secondo alcuni, sarebbero la causa della migrazione verso gli ospedali romagnoli. Un esempio tra tanti: la separazione di Traumatologia da Ortopedia, secondo i protocolli della moderna organizzazione ospedaliera europea, consentirebbe un immediato miglioramento dell’efficienza e una riduzione delle liste d’attesa. Ma nessun piano riorganizzativo di Marche Nord ha mai contemplato questa possibilità.

Va inoltre sottolineato che la nuova clinica privata, agendo in regime di libera concorrenza con gli Ospedali pubblici, finirà per concentrare su di sé le prestazioni più remunerative, lasciando quindi le briciole a Marche Nord che subirà evidenti ulteriori perdite economiche. L’intento di depotenziare l’esistente, ad esclusivo vantaggio degli interessi privati per il “Mercato della Salute” fanese, è evidente.

Nel corso di questi ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo spostamento del baricentro dei grandi interessi economici, che passo dopo passo si sono appropriati, con l’avallo politico, degli spazi della sanità pubblica, con l’arroganza dei conquistadores alla ricerca dell’El Dorado. Qualcuno sostiene che si tratti di un problema nazionale, ma la cosa non ci consola, tutt’altro. Perché significa che nel tempo si sono persi i valori che portarono alla L.833, significa che stiamo subendo processi di metamorfosi sociale che non condividiamo: da paziente a cliente, da malato a utente, da“salute come diritto”a sanità come settore economico. Intanto le liste di attesa, strumento di selezione sociale, si allungano. E ammalarsi è un problema davvero serio per le fasce più fragili della società.

Questa non è una battaglia politica, ma una battaglia di civiltà, in difesa di valori e di diritti. Questo è il terreno su cui si svolge, per dirla con Z.Bauman, il “divorzio tra potere e politica, due mondi ormai inconciliabili, un cappio al collo degli amministratori, stretti da una parte da coloro che li hanno eletti affinché li servissero, dall’altra da quelli che li comandano affinché ignorino la volontà degli elettori”.


da Lucia Tarsi 
candidata sindaco Fano 2019





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-01-2019 alle 10:01 sul giornale del 11 gennaio 2019 - 396 letture

In questo articolo si parla di politica, Candidato Sindaco, lucia tarsi, fano 2019

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