La fontana degli artisti perduti: parte II. Il nuovo intervento di Paolo Venturelli

Fano 25/10/2018 - Vien d’obbligo per un ulteriore contributo alla consapevolezza circa la conduzione del patrimonio artistico dei fanesi, tornare dentro allo strano caso della sostituzione della fontana decorativa esistente sopra la vasca nel giardino di Piazza Amiani.

Vasca voluta nel 1902 dal Comune di Fano, mentre la fontana verticale al suo centro fu offerta a metà anni ’50 da tre artisti dell’Istituto d’Arte Apolloni e fatta assieme a tre studenti della stessa scuola. Strano caso perche con la scelta effettuata nello scorso agosto dal consiglio comunale col voto favorevole degli opposti schieramenti, verrà eliminata l’opera dal luogo originario e con essa la memoria degli autori e dell’Istituto d’Arte, oggi Liceo Artistico. Istituto che lasciò in tanti giovani un’impronta con la trasmissione delle tecniche artistiche ed artigianali. Ma l’eliminazione dell’opera sarà frutto di un insopportabile “già veduto”, dèjà vu che ripete l’atteggiamento arbitrario del passato verso l’arte cittadina: un altro atto distruttivo contro un’opera frutto di un’epoca, ma meno tutelata di un albero o di un animale nonostante il luogo sia vestito di ricordi. Ricordi dentro a ciascun cittadino proprietario della storia comune e delle sue testimonianze.

Gli autori dell’opera da eliminare, non fecero nulla di male per essere castigati oggi con la dannazione della memoria e nessun cittadino normale ha manifestato il desiderio di togliere la fontana, ad eccezione di poche persone - sanno loro il motivo – che hanno fatto voti e rivolto “un caldo appello alle istituzioni”. (per valutarlo, cliccare “una fontana dello scultore Vangi per Fano” ). Un appello di propaganda ipocrita, maschilista, memore del costume fascista verso il femminile, appello dove addirittura si dichiara cosa è la donna, senza però scrivere che la donna è innanzi tutto un essere umano libero. E sembra - dico sembra- da tale giustificazione dell’atto sostitutivo che lo stesso sia necessario per fare un omaggio non richiesto alla figura muliebre, alla quale verrà dedicata la nuova opera in bronzo ma dove ben diversamente da quanto dichiarato, la donna sembra usata al fine di ottenere, con soldi pubblici e privati, la nuova statua che molto piace ad una persona . Appello addirittura accolto nel sito del Comune per allargare il consenso ad un’operazione che se ne frega dell’esistente a favore dell’opera firmata Vangi, scultore internazionalmente noto. (per sapere perche proprio questo artista, occorre cliccare “Visti da vicino: Giuliano Vangi”).

E ciò, quando la stessa scultura può stare in altro luogo cittadino sopra ad una nuova vasca, senza “cacciar via” l’esistente. Ma oltre al sotteso snobismo della deposizione dei tre autori fanesi, evidentemente considerati di razza artistica inferiore, insorge di porre all’attenzione della gente ben altre approfondite ragioni per ritornare sul caso deciso senza rispetto della proprietà di 60.000 cittadini: senza chiedere opinione alla polis neppure sui social, visto che il sindaco ha promosso sino a ieri l’urbanistica partecipata, la rigenerazione attiva degli spazi pubblici fatta dai cittadini, quando anche il giardino Amiani con fontana è materia di urbanistica. Ma nel caso, la partecipazione viene esclusa; piuttosto balza agli occhi la tutela all’incontrario del bene pubblico esistente; la sua stutela e l’impronta reazionaria, autoritaria, della decisione su piazza Amiani per ben 200.000 euro di spesa . Ma la pessima, significativa novità è che con la sostituzione si tradisce lo spirito della recente intitolazione della sala consiliare al nome di Silvio Battistelli. Figura messa a simbolo di riferimento per le sue limpide scelte; si tradisce l’anima insigne del concittadino amministratore del dopoguerra.

E a tradire tale spirito virtuoso, scelto per eccitare alle virtù pubbliche gli amministratori attuali, è il consiglio comunale, in quanto il contributo esemplare di Battistelli, in altri anni dato con la sua lotta di tutela rimasta inascoltata di un'altra fontana in un altro giardino di Fano, viene ignorato da chi evidentemente non ha nulla da apprendere da un Signor Sindaco chiamato ad una nuova vita . E se è vero che Silvio Battistelli è nella nostra storia per la sua partecipazione alla lotta armata di liberazione della gente dall’oppressione del nazifascismo o perché fu il primo ad essere stato eletto sindaco nel 1946 con voto esteso alle donne o per aver rinunciato alla tessera del PCI – partito in cui era- per entrare nel PSI dopo l’invasione militare russa nell’ottobre 1956 dell’Ungheria quando la rivoluzione socialista di quel popolo venne troncata nel sangue, ancor più oggi, l’ammirazione per questa persona è dovuta alla sua fiera ribellione nell’aprile del 1956, proprio da consigliere comunale, contro la cessione in affitto all’AGIP e la conseguente distruzione di un’opera d’arte- uno dei due giardini esterni – della Scuola Filippo Corridoni. Quello famoso con la fontana circolare che veniva messo su cartolina. Silvio Battistelli era dalla parte di chi stava peggio, che fossero persone, che fosse patrimonio di architettura. Ed era per la tutela; per rispettare l’opera d’arte com’era e dov’era; un principio semplice e sacrosanto che diventa perfetto aggiungendovi la manutenzione regolare.

Ma non avendo fatto Battistelli studi artistici, incanta la sua competenza specialistica, frutto spontaneo evidente del rispetto per la gente e per i beni comuni di proprietà della gente, quando le teorie di Cesare Brandi sul restauro e la tutela dei monumenti, che dichiarano la inscindibilità delle opere d’arte dal luogo di origine e l’assoluta illegittimità della scomposizione e ricomposizione di un monumento in luogo diverso da quello dove è stato realizzato, non erano state pubblicate; lo sarebbero state nel 1963 conquistando la cultura internazionale. Quando Italia Nostra, costituita nel 1955, non era diffusa. In quel consiglio comunale a maggioranza democristiana che causò danni a catena ancor oggi non riparati al nostro patrimonio artistico, Silvio Battistelli dichiarò “che il Comune veniva a sacrificare una zona verde di cui Fano è molto scarsa, cioè la zona più bella di Fano, vicino ad una scuola più bella di Fano e d’Italia”. E ancora “chi conosce le scuole d’Italia e l’architetto che l’ha costruita, quella Corridoni, saprà senz’altro che è una delle migliori” e poi riferito al futuro distributore “impedire che quella scuola venga falsata da una costruzione che non ha niente a che fare con la linea architettonica della scuola stessa”.

Considerazioni da critico d’arte, ben rare in un politico! Da questo appare la sua battaglia contro quello scempio; dal verbale della delibera di giunta n° 55 del 4/4/1956, approvata a 22 contro 4. Delibera che andrebbe esposta a quei “consiglieri” che hanno approvato la trasformazione del giardino di piazza Amiani e dell’opera ora presente, con una scultura femminile. Ma se al tempo di Battistelli furono in quattro a votare contro il comportamento dispotico degli amministratori-padroni del patrimonio artistico di 40.000 cittadini, nel caso attuale, contro l’eliminazione dell’opera fanese, una sola consigliera, Carla Luzi, ha serbato in memoria l’esempio di Silvio Battistelli, votando contro al nuovo arbitrio. Di tutti gli altri si deve constatare che nulla è riuscito a cambiarli, avendo fatto una scelta che se ne frega. Nel caso, il voto omogeneizzato, ha dimenticato che l’arte è il fiore della città da maneggiare con attenzione per non danneggiarla. Un voto che si scontra con il concetto base di ogni tutela artistica, proprio come non voleva accadesse alla Scuola Corridoni, Silvio Battistelli. Principio che invece di nuovo è stato eluso. Ma la superficialità e l’arroganza, quando praticate, ispirano sfiducia. Sfiducia che si accresce considerando che i consiglieri attuali, sembra si siano dimenticati dell’art. 9 capo 1 e 2 dello Statuto Comunale di Fano, proprio quello sulla tutela del nostro patrimonio artistico “Il Comune riconosce i valori ambientali e paesaggistici del territorio con l’assieme del suo patrimonio archeologico, storico ed artistico come beni essenziali della comunità e ne assume la tutela, come obbiettivo primario della propria azione amministrativa”.

Oppure si deve credere che il Consiglio non è tenuto a rispettare lo Statuto, anche se appare ad esso incoerente, quindi arbitraria l’approvazione a togliere l’opera d’arte fanese di piazza Amiani. O forse la medesima opera storica ed artistica, non è un bene essenziale della comunità, da tutelare? Cosa ne dice la Presidente del consiglio comunale; é accettabile un voto che contrasta lo Statuto? Sembra proprio che la decisione approvata sia ben diversa da ciò che suggerirebbero quelle virtù che Silvio Battistelli mostrò nel 1956. E se non viene accolto lo spirito di chi è messo a simbolo del lavoro dei consiglieri, si deve solo pensare ad una ipocrisia di sistema. Chi per motivi suoi ama tanto la scultura di Giuliano Vangi e che sarà accontentato addirittura mediante la eliminazione dell’opera preesistente, pur essendo possibile collocare quella nuova in altro luogo, non crede di aver provocato un’ atto di autoritarismo irrispettoso dell’esistente? Non crede di creare un imbarazzo di bon ton allo stesso artista? diversamente da ciò, è difficile pensare che un grande dell’arte, onde esporre una sua opera abbia bisogno di “sgambettare”da dietro quelli che lo han preceduto.

Infine; da anni, anche a Fano siamo straziati da cose amare, dure, cruciali che ci opprimono tutti e per questo viviamo con un pianto nascosto ognuno diverso; la disoccupazione dei giovani, quella dei non più giovani che non lavoreranno più e non certo perché c’è chi è venuto a rubare il lavoro ma perché senza ricerca scientifica non c’è sviluppo produttivo ed attivazione intellettuale del merito e senza produzione di idee, si ferma ogni produzione, esclusa la produzione dei mali ed il futuro rimarrà fatto di nebbia. Cose difficili, si sa, ma la cui mancata risoluzione e relativi errori hanno di nuovo spalancato praterie ai nazionalismi; altro che dispute sull’arte, si dirà! Tuttavia se maggioranza e opposizione, assieme pasticciano sulle cose facili e piacevoli come le fontane, chi risolverà le cose, quelle veramente difficili? perché comunque non sarà mai che schiaffeggiando il passato, compreso quello dell’arte cittadina, si produrrà un buon futuro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-10-2018 alle 11:05 sul giornale del 26 ottobre 2018 - 939 letture

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