Ciao, istrione: chiesa gremita per l’ultimo saluto a Filippo Tranquilli [FOTO]

Fano 05/10/2018 - Un lungo applauso. È quello che il pubblico riserva agli attori alla fine di uno spettacolo. L’uscita di scena di un artista è quasi sempre accompagnata dal saluto di una platea appagata e riconoscente. Nella chiesa di San Cristoforo, giovedì pomeriggio, è successo qualcosa di molto simile. A salutare per l’ultima volta il loro grande istrione c’erano tantissimi fanesi. Istituzioni, ex colleghi della finanza, compagni di mille e più commedie, giornalisti venuti lì per lavoro, sì, ma anche in virtù del loro ricordo personale, bello e carico di stima, nei confronti di un uomo che non c’è più. Ma Filippo Tranquilli alberga ancora nella mente e nel cuore di tanti.

Attore e narratore poliedrico, il 63enne se n’è andato dopo una malattia durata circa un anno. L’addio si è consumato in una chiesa gremita, a cui si è aggiunto il piazzale antistante pressoché pieno e dotato di altoparlanti, per far sentire a tutti le parole di don Mauro Bargnesi e delle diverse persone intervenute. Una cerimonia lunga un’ora e mezza, per lasciare tempo e spazio agli omaggi e agli aneddoti raccontati da chi, con Filippo, ha condiviso momenti di diversa natura.

C’è chi si è concentrato sulla sua bontà, lui che in fondo era molto più di un attore. Lo hanno definito un gigante buono innamorato dei bambini, una cosa che ha saputo dimostrare indossando per anni i panni di Geppetto durante Il Paese dei Balocchi. Filippo era un omaccione pronto a far sorridere tutti, in particolare chi soffre. Tra una poesia e una barzelletta in dialetto, era solito allietare le giornate degli ospiti di Casa Serena, per dare un sollievo a chi più ne aveva bisogno. Non a caso, il suo “contributo” di essere umano è stato paragonato a “tracce luminose” scaturite dalle sue grandi qualità, doti che – come ricordato – Filippo ha coltivato dedicando loro tempo e impegno.

L’istrione ci ha insegnato a sorridere prima di arrabbiarci, a cantare e ad abbracciarci prima di iniziare a litigare. Lui che indossava sempre quei grandi cappelli colorati, “come a voler conservare le sue tante idee”. Questo ha detto chi ha avuto la fortuna di conoscerlo a fondo, persone che hanno voluto ringraziare di fronte a tutti questo “trasformista per vocazione che, con i suoi personaggi (tra gli ultimi anche il fondatore della Biblioteca Federiciana, ndr), ha creato suggestioni in diversi angoli della città”. E la città, dal canto sui, lo ha ringraziato a sua volta venendo in massa a San Cristoforo, riconoscente verso un uomo che ha regalato a tutti i suoi bagagli di storie e di giochi.

Un impegno, il suo, che ha avuto anche un grande valore culturale, come ricordato dal sindaco Massimo Seri, che già si era espresso attraverso una nota scritta subito dopo la scomparsa dell’istrione. “Perdendo Filippo – ha detto – abbiamo tutti perso qualcuno. Un creativo, un uomo generoso che trasformava in arte tutto ciò che faceva. Lui che ha studiato e contribuito a diffondere la storia e il sapere”.

Tranquilli ha dimostrato a tutti una fondamentale verità, cioè che “la vita va sempre vissuta, al di là dei problemi e della stanchezza”. Occorre uno sguardo positivo, costruttivo, come quello che ha mostrato suo fratello verso la fine della cerimonia. Quando – palesemente emozionato – ha ringraziato tutti per l’affetto dimostrato, un sentimento che aiuterà a superare questo momento così triste. Poi, in chiusura, si è rivolto direttamente al parente che non c’è più: “La felicità di averti vissuto – ha detto - è più grande della sofferenza di averti perso”.


di Simone Celli
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Questo è un articolo pubblicato il 05-10-2018 alle 16:16 sul giornale del 06 ottobre 2018 - 2021 letture

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