Grizzly a Gimarra, i ragazzi del centro sociale: "Il cambiamento è un'occasione, ora si pensi al parco urbano"

6' di lettura Fano 26/09/2018 - L'esperienza dello Spazio Autogestito Grizzly a Fano esiste da più di quattro anni, precisamente dal primo maggio 2014. Oggi, settembre 2018, qualcosa cambierà. Gli spazi sociali per noi, come in tutta Italia, rappresentano il punto di partenza e quello di arrivo, ma allo stesso tempo sono un percorso, sempre in divenire, mai concluso, aperto ed inclusivo.

La partenza e l'arrivo coincidono nella misura in cui il bisogno e la necessità di un luogo fisico si trasformano immediatamente nella capacità di costruire progettualità. L'importanza e la centralità di avere a disposizione uno spazio fisico devono coincidere con la capacità di valorizzare quel luogo, riempiendolo di senso e significato, di energie e di passioni, di corpi e di voci. Questi quattro anni li abbiamo vissuti esattamente così. gli spazi fisici rappresentano le fondamenta necessarie e imprescindibili, sopra o meglio, dentro le quali, i vuoti delle stanze diventano spazi pieni di persone, di voglia di stare insieme, di discutere, organizzarsi, pensare e agire, criticamente e collettivamente. La cultura, la politica, l'arte, la socialità e la partecipazione riempiono i vuoti. Quello che cambierà, dunque, non è certo la sostanza, ma semplicemente la forma.

Ci trasferiamo in un altro luogo. Ora, potremmo ripercorrere le tappe, non solo di questo spostamento, ma anche di quello che abbiamo fatto per arrivare fino a qui. Potremmo, ma non lo faremo e per due semplici motivi. Il primo, forse, scontato, è che non pensiamo che debba essere questo il luogo del racconto sia perché non ha direttamente a che fare con quello che vogliamo scrivere e condividere, sia perché, probabilmente, sarebbe una lunga e forse noiosa, messa in fila di centinaia di iniziative degli ultimi quattro anni. Il secondo, più importante e decisivo, ci viene da una nostra forma mentis, da un nostro modo di osservare, comprendere, non giudicare e di agire nella realtà: non ci interessa un'autonarrazione fine a se stessa, ma ciò che conta, ciò che è davvero imprescindibile, è avere la capacità di guardare al presente e al futuro, senza nessuna nostalgia, senza nessun rimpianto, ma con la consapevolezza forte e radicata della nostra storia e della nostra memoria che deve vivere e farsi ingranaggio collettivo e motore propulsivo. Mai autocelebrazione, in nessun caso memoria nostalgica che diventa impotenza e conservazione, ma un'ottica rivoluzionaria, dove il cambiamento è il motore, anche quando non siamo necessariamente noi a determinarlo.

Detto questo, certamente, e questo sì, pensiamo sia utile e necessario, alcune considerazioni dobbiamo farle e soprattutto condividerle, perché gli spazi sociali vivono di legami e di relazioni solidali con tutte quelle persone che sostengono, supportano, si fanno portavoce di una realtà che sentono vicina e propria anche se ognuno a modo suo. L'occasione di uno spostamento, di un cambiamento, può rappresentare l'occasione per tirare le somme su alcune questioni.

Per quanto riguarda lo spostamento in un altro stabile, ci trasferiamo in una parte dell'ex scuola elementare A. Bianchini, in viale Romagna 55 , quartiere Gimarra, vorremmo fare delle considerazioni di carattere generale. L'assegnazione di una parte dell'immobile da parte del Comune di Fano è stato un percorso lungo, accidentato e non sempre lineare.

Rispetto al trasferimento, ci preme sottolineare due aspetti. Il primo è legato al fatto che il Grizzly di via della colonna, dove siamo stati fino ad ora, presentava delle difficoltà che si trasformavano in limiti oggettivi che non ci permettevano, a volte, di contenere tutte le persone che lo frequentavano e ci imponevano di non fare partire una serie di attività e di progetti. La seconda. L'area in cui si trova il Grizzly è un'area destinata al Parco Urbano. Un progetto importante per la nostra città, per il quale ci siamo battuti e che abbiamo sempre sostenuto. Noi abbiamo scelto di sostenerlo anche dando la nostra disponibilità ad un trasferimento. Sicuramente continuiamo e continueremo a monitorare la situazione della "costruzione" del Parco, perché questo è assolutamente indipendente dal resto.

La considerazione di carattere generale che vogliamo proporre e socializzare è questa, che poi rappresenta, almeno per noi, il tema di fondo, centrale, di tutto il discorso. Noi come singoli, come realtà collettiva, esattamente al pari di tutti e tutte viviamo in un mondo che è fatto di relazioni, nessuno è fuori, anche se lo volesse, dalle dinamiche sociali, economiche e politiche che attraversano, plasmano e costruiscono le nostre città, il nostro paese, ma più in generale il mondo. Dire questo è semplicemente mettere nero su bianco un dato oggettivo, niente di nuovo e niente di sconvolgente. D'altra parte,però, è fondamentale sottolinearlo, perché, probabilmente, ci siamo adagiati su una narrazione unica che dipinge la realtà che viviamo come una realtà già data, impossibile da modificare, sempre uguale a se stessa. Una realtà che ci viene presentata come naturale e come oggettiva e non come il frutto di una costruzione, umana e solamente umana. Dire questo significa avere consapevolezza, altrettanto banalmente, forse, che siamo noi i soggetti che possono trasformare quello che ci circonda. Significa restituire una verità, talmente scontata, che proprio per questo viene dimenticata: la politica intesa come costruzione comune, collettiva è un processo in cui, volenti o nolenti, ci piaccia o meno, siamo immersi costantemente e continuamente: le decisioni che vengono prese plasmano il nostro presente e costruiscono il nostro futuro.

Dentro questo scenario, quello che non è scontato, ma anche quello che è più importante, riguarda una domanda fondamentale. Come porsi rispetto a tutto questo? La nostra risposta, anche se piccola, parziale, limitata, è una scelta di campo, dove gli spazi sociali, intesi come luoghi fisici e come percorsi politici e culturali, non sono la soluzione, ovviamente, ma sono uno degli strumenti con cui entriamo in conflitto e in relazione con la realtà che ci circonda. Rappresentano il modo con il quale dare una risposta alla domanda fondamentale. Sono il motore da cui e con cui vogliamo costruire percorsi collettivi per non essere spettatori passivi, complici dell'indifferenza, ma soggetti attivi e propulsivi.

Con questo spirito vogliamo intraprendere questa nuova sfida. Lo spirito che fa dell'autonomia e dell'indipendenza gli assi portanti del nostro agire, le coordinate imprescindibili che ci hanno guidato e continueranno a farlo, consapevoli che i percorsi di costruzione del conflitto come dell'alternativa, qui e ora, a livello territoriale come nazionale, si danno necessariamente a partire da scelte e decisioni autonome e libere. Concludiamo, ma per noi è la cosa più importante e che ci interessa di più, ringraziando tutte le persone che abbiamo incontrato in questi quattro anni, quelle che ci hanno sostenuto, ci sostengono e continueranno a sostenerci.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-09-2018 alle 14:46 sul giornale del 27 settembre 2018 - 648 letture

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