"L'ABC della salute mentale": un incontro sul futuro dell'assistenza psichiatrica

12/09/2018 - Lettura a più voci “L’ABC della salute mentale”, a cura di Alternativa libertaria, protagonista l’Associazione Fuoritema di Pordenone, che si occupa di inclusione sociale, a Fano, presso l'Archivio F. Salomone, sabato 15 settembre alle 21. Sono invitate le associazioni che si occupano di benessere mentale sul territorio.

È stato pubblicato in aprile 2018 il Rapporto sulla Salute mentale redatto dal Ministero della Salute sulla base dei dati raccolti nel 2016. Si tratta di una occasione di verifica alla portata sia degli addetti ai lavori che di noi cittadini, pazienti, familiari, amici di persone in cura. Soprattutto ora che il Ministro dell’Interno, facendosi portavoce non richiesto, ha vilipeso i pazienti psichiatrici come pericolosi criminali che le famiglie vorrebbero chiusi nelle strutture, abbiamo il dovere di smentire queste affermazioni guardando alla realtà, che è quella di persone con disagio che i familiari per primi vogliono vedere a casa, con l’assistenza sul territorio che deve essere presente per aiutare in quello che è il dovere civile di tutti: vivere assieme.

Se la Riforma del 1978, detta “Basaglia”, viene ammirata in tutto il mondo, nei dati sul sistema si evidenziano almeno quattro fattori:
- il sempre più frequente ricorso all’uso dello psicofarmaco come soppressore del sintomo, invece che la cura della causa del sintomo;
-la frequenza ancora molto elevata dei ricoveri ripetuti, segno delle grosse carenze nella rete del personale sul territorio, che incide sulle ricadute dei pazienti;
-l’affidamento al privato profit, anche quello non cooperativista, delle residenze psichiatriche, in aumento in molte regioni;
- la bassa spesa pro-capite per la cura psichiatrica, a fronte di una alta spesa per il ricovero residenziale e di una troppo bassa spesa per il personale sul territorio;
Da sottolineare, nelle Marche, il dato dell’ 1,2 per cento di personale qualificato come assistente sociale, di fronte ad una media nazionale del 2,7.

Rileviamo a questo proposito il grande disagio del personale sanitario e assistenziale, medici ed operatori che lavorano nelle strutture territoriali, sottoposti a carichi di responsabilità gravissimi a causa delle scarse risorse. Anche la situazione della gestione della tutela vede carichi impossibili per il Giudice, che è costretto spesso a fissare appuntamenti in tempi biblici e senza certo avere le risorse per fare le verifiche opportune.

Questa situazione mette a rischio soprattutto i pazienti privi di risorse economiche e di sostegno familiare. La nostra società, che affida il welfare primario alla famiglia, vede nel paziente psichiatrico la vittima predefinita di un circolo vizioso: perché è dalla famiglia che quasi sempre nasce il disagio psichico.

In caso di carenze a livello locale le Regioni si servono strutture spesso private “profit”, che traggono convenienza dal suddividere la stessa struttura in reparti “multi-tasking” che consentano loro di fa affluire più tipi di richiesta, strutture decentrate e isolate dalle zone urbane. Se vengono a mancare le garanzie per la costruzione di una rete sociale virtuosa: con la cura dei medici, degli/delle assistenti sociali, degli operatori, col reinserimento attivo (Borse lavoro, laboratori) e la presenza domiciliare, il futuro rischia di vedere l’accrescimento di strutture psichiatriche-residenziali miste e periferiche, che una società debilitata e impoverita rischia di trasformare in nuovi manicomi.

Per non distruggere una riforma che ci ha lasciato un grande messaggio di umanità, occorre un confronto positivo tra i soggetti coinvolti, con al primo posto i pazienti.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-09-2018 alle 10:25 sul giornale del 13 settembre 2018 - 249 letture

In questo articolo si parla di attualità, fano, assistenza, salute psichiatrica

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