I giovani raccontati dai giovani (e con il sorriso): intervista a Luca Misuriello, regista della serie tv fanese “Claps!”

Claps 6' di lettura Fano 22/08/2018 - Storie di ragazzi e di amore per il teatro. Dieci episodi – più uno “live” – da almeno dieci minuti l’uno, per raccontare i grandi temi che riguardano la vita dei giovani di oggi. Il tutto condito con una certa ironia. Ecco cos’è “Claps!”, la nuova serie tv tutta fanese ideata da Edoardo Frustaci dell’Accademia dello Spettacolo. Luca Misuriello l’ha scritta e diretta. È lui a raccontarci l’essenza di questa interessante autoproduzione che ha coinvolto ben sessanta ragazzi, e che verrà trasmessa da Rossini Tv (canale 633 del digitale terrestre). Un appuntamento – fissato per le 21 - da segnare in agenda per cinque settimane a partire da giovedì 23 agosto. Da non perdere anche la presentazione all’Avioland, con tanto di proiezione dei primi due episodi e di presentazione del cast.

Luca, di cosa parla “Claps!”?
È il racconto di un gruppo di ragazzi che s’incontra per la prima volta all'interno dell'Accademia dello Spettacolo. Insieme dovranno mettere in scena uno spettacolo teatrale. Anche per questo, all’interno della serie, ci saranno diversi momenti di canto e di ballo.

Una serie fatta da giovani e per i giovani. Quali temi tratterete?
Abbiamo puntato sulle classiche problematiche del mondo adolescenziale. Ogni protagonista avrà una sua storia che si svilupperà nel corso dei dieci episodi, e per ognuno abbiamo cercato di affrontare un tema diverso. Parleremo del rapporto padre-figlia, dell'amicizia che potrebbe nascere tra il classico bullo e il suo "bersaglio" preferito, ma anche della ragazza vamp che si crede la migliore di tutte e del saccente ficcanaso che vuole sapere tutto di tutti, ma poi capisce che all’interno di un gruppo esistono dei valori importanti.

Quale sarà il tono della serie?
Ironico. Non abbiamo cercato di fare una serie tv comica, ma simpatica, che faccia sorridere. Anche perché il target va dai 14 ai 17 anni, e far ridere di pancia un pubblico del genere non è una cosa semplice.

Raccontaci dell’episodio finale. In che senso lo vedremo al teatro?
Senza fare spoiler, l’ultimo episodio che vedremo in tv – il decimo - si concluderà con i ragazzi che stanno finendo di preparare lo spettacolo teatrale. Questo verrà realmente messo in scena a fine settembre con tanto di biglietto.

Sarà una specie di undicesimo episodio, quindi, ma in versione “live”.
Esatto. Il decimo si chiuderà proprio prima di salire sul palco del teatro. In pratica, dopo aver guardato i dieci episodi della serie, il pubblico televisivo potrà incontrare gli stessi personaggi dal vivo. Stiamo prendendo accordi con il Teatro della Fortuna, ma alla peggio saremo in un’altra sede. In tv vedremo anche un assaggio delle prove dello spettacolo teatrale, una sorta di backstage teatrale romanzato.

Come mai la scelta di unire teatro e serialità televisiva?
Tutto nasce da un'intuizione di Edoardo Frustaci dell'Accademia dello Spettacolo. Lo scorso anno, con i ragazzi della quarta classe di teatro ha realizzato un piccolo cortometraggio sulla preparazione di uno spettacolo teatrale. Poi si è confrontato con me, e io gli ho proposto di realizzare una serie tv affrontando le problematiche del mondo giovanile. Anche perché - come dice Frustaci - è sempre più difficile avvicinare i ragazzi al teatro, e utilizzare dei mezzi a loro più familiari - come la televisione o i social – ci è sembrato un ottimo modo per farlo.

Cosa manca al teatro per attrarre davvero le masse? C'è davvero un disamore da parte dei giovani?
La penso come Frustaci, secondo cui, in realtà, manca un teatro in cui potersi esibire, dove poter provare a mettersi in scena con dei costi accessibili a tutti. Anche i prezzi dei biglietti, per un giovane, sono proibitivi. Se già pensiamo che il teatro dialettale costa 12 euro, mentre il cinema ne costa circa 7, è chiaro che si dovrebbe dare un incentivo ai giovani per andare a vedere uno spettacolo. E nelle scuole il teatro è sempre meno presente. Una volta si organizzavano degli spettacoli dedicati agli alunni, ma di cose del genere se ne fanno sempre meno.

Spettacolo live a parte, potremo guardare la serie soltanto su Rossini Tv?
Nei prossimi mesi la distribuzione sarà estesa sia al web sia ad altre emittenti che vorranno trasmetterla.

Avete già in mente una seconda stagione?
L'idea di un seguito non è ancora ben definita, ma ci stiamo pensando.

Avete utilizzato un cast di ben sessanta persone. Non sono tanti per una produzione locale?
Sono tanti se presi tutti insieme lo stesso giorno, ma spalmati in cinque mesi di produzione è un’altra cosa. Ci tengo a sottolineare che il numero comprende una trentina di attori più le diverse comparse che hanno voluto far parte del nostro gruppo anche soltanto per qualche ora.

Avete detto che i ragazzi sono stati parte attiva nella realizzazione della serie. Si sono occupati anche della sceneggiatura?
La sceneggiatura l'ho scritta interamente io, ma in scena è capitato di lasciare i ragazzi liberi di improvvisare le battute, in modo da renderli più partecipi e attivi.

Si può definire un lavoro corale, dunque.
Prima di tutto voglio sottolineare che il progetto è stato totalmente autofinanziato. Non abbiamo avuto sponsor, enti pubblici o altri soggetti che ci hanno supportato nella produzione. Tutto è stato realizzato dall'Accademia dello Spettacolo di Fano e dal mio studio di produzioni video. Io ho curato la regia e la sceneggiatura, Edoardo Frustaci ha coordinato tutti i ragazzi dell'Accademia, e Loris Vagni ha dato un gran contributo come aiuto-regista. A volte, però, ci siamo trovati a dover improvvisare durante le riprese, e i ragazzi stessi si sono alternati nei vari ruoli di produzione. Dal fonico al segretario di edizione, dai ciakkisti ai tecnici delle luci: senza presunzione, ne è uscito quasi un mini-corso di cinema per i ragazzi che si sono trovati alle prese con le gioie e i dolori di questa magnifica arte. Alcuni di loro si sono talmente appassionati da venire alle riprese anche soltanto per dare una mano, anche se non dovevano recitare. Abbiamo creato un bel gruppo di lavoro, insomma, e ne è uscito un prodotto di qualità che forse può far invidia alle produzioni più blasonate. Ma questo non sta a noi dirlo.








Questa è un'intervista pubblicata il 22-08-2018 alle 15:35 sul giornale del 23 agosto 2018 - 683 letture

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