Venturelli: "La fontana degli artisti perduti"

Fano 21/08/2018 - E ci risiamo! Il secolare e collaudato sistema fanese di eliminare dalla città opere, monumenti e spazi già storicamente ed artisticamente costituiti per mettere un sostituto od anche il nulla al loro posto, si fa avanti un’altra volta. Un sistema ripetitivo come l’influenza, che per mutazione del virus arriva sempre diversa.

E col mettere un sostituto ritenuto migliore, al posto di quanto artisticamente già presente, si è sempre ingenuamente creduto di far guadagno, mentre ogni volta è nato un nuovo guasto che è andato ad accodarsi alla “ linea del danno alla città”. Linea iniziata con la demolizione di mura e porte urbiche e poi continuata nel segno di una normale anormalità. Questa volta sta avvenendo con la stele decorativa nella fontana di fianco alla Memo, giardino di Piazza Amiani.

Ma par giusto chiarire alcune cose del mondo dell’arte e della sua conduzione cittadina.

Quella vasca ellittica fu voluta nel 1902 dal Comune di Fano come fontana di mostra, sta a dire di bellezza, con alto zampillo centrale per celebrare il nuovo acquedotto del tempo. Poi a metà anni ’50 fu l’Istituto Apolloni ad offrire alla città che stava riprendendosi dalla guerra, la sua opera d’arte messa dove tutti ancora la vediamo. Una stele decorativa in marmo con inserti policromi in ceramica, il più grande dei quali rappresenta Orfeo che suona; ma oggi solo al calcare di cui è ricoperto per la poca manutenzione. La realizzarono assieme, senza tuttavia escludere anche altri contributi, tre artisti-insegnanti e tre studenti collaboratori del tempo che ho rintracciato in merito al loro lavoro. Gli artisti fanesi dell’Istituto d’Arte furono Tullio Zicari, per il disegno complessivo, Arturo Bacchiocchi per la ceramica e Giuseppe Monaldi, specialista in fontane, per la scultura del marmo. Artisti ormai entrati nell’ombra… e che morirebbero per sempre con la decontestualizzazione della loro opera perduti dal nostro ricordo.

Artisti che mai presero le misure ad una fontana con sopra un lavoro altrui per installarvi il proprio … persone nell’animo gentili che spero almeno, nel di là degli artisti, la morte gli sia amica e non li punisca. Anche lo scultore Giuliano Vangi, con l’opera del quale il Consiglio Comunale ha deciso di sostituire l’esistente fu insegnante ma all’Istituto d’Arte Mengaroni di Pesaro in tempi meno lontani. Ma una ampia osservazione e riflessione sul caso forse è mancata perché quanto approvato è sgradevole e dannoso dal punto di vista della tutela delle opere d’arte esistenti in città, il cui valore importante è quello di avere una storia specifica nel proprio luogo di origine, mentre la nuova fontana di Vangi può essere allocata altrove, per avere due fontane, come suggerito nel suo intervento dalla consigliera comunale Carla Luzi, etimologicamente egregia, unica ad opporsi e rapidamente invitata tramite stampa locale da Alberto Berardi “vista la arretratezza che permane nonostante tutto” a “sostenere un pubblico dibattito”.

Ma perché l’invito, quando è così elementare, che la statua femminile dovrebbe essere collocata in altro luogo, costruendo un’altra vasca, dove potrà iniziare la sua vita senza ferire nessuno e tantomeno i figli di uno dei tre artisti, co- autore o quegli studenti del tempo che sono tutti tra noi? E invece “Vangi venne, prese le misure, produsse un disegno, realizzò un bozzetto per una grande scultura resa viva dall’acqua”. Una sostituzione poco attenta al ruolo storico che in città svolse l’Istituto d’Arte fanese, ora Liceo Artistico. Ci sarebbero dunque, se l’operazione approvata si compisse, un grande artista cui viene accordato il diritto di essere mostrato in quel luogo al posto di altri, evidentemente ritenuti di minor valore, “imperfetti”, che verrebbero deposti e deportati in magazzino in attesa di “altra adeguata sistemazione”, quando la fontana presente non era mai dispiaciuta a nessuno. Bell’esempio di discriminazione!

Quanto appena approvato, non tiene conto delle anime e delle vite segrete presenti in quell’opera d’arte che va rispettata e lasciata nel suo luogo di origine. Ma l’opera è di 60.000 proprietari culturali fanesi che si vedono respingere l’apporto di chi li ha preceduti nel tempo. La scorsa estate ci fu chi propose di eliminare il Canale Albani per farci una strada; quest’anno è la volta della stele decorativa sulla fontana. L’occasione di arricchimento artistico che il grande maestro Vangi ha offerto a Fano invece che diventare motivo di letizia diverrà una contesa se non si pregherà lo stesso maestro di scegliere una diversa collocazione alla sua opera che sembra, ma solo per l’idea creativa, regalata alla città.

E l’auspicio è che sia proprio Giuliano Vangi a sbloccare il caso. Ma come si concilia lo Statuto Comunale, all’art.9, assetto del territorio Capo 1 e Capo 2 dove viene esposta la definizione operativa di tutela dei beni artistici ed archeologici cittadini e col quale documento la decisione presa, contrasta? E vista l’età del giardino e fontana esistenti, gli stessi non ricadono sotto alcuna tutela di legge? Forse i consiglieri avranno creduto che, siccome verrà inserita la statua di un artista noto al mondo per la profonda qualità tecnica e creativa dei suoi lavori, il luogo ne potesse risultare migliorato. Ma così non pare.

Al miglioramento urbanistico del giardino basterebbe più manutenzione, togliere tutte le cose che in origine non c’erano e sostituire i bordi alterati alle aiuole. Mentre per un intervento ex novo, tutto dipenderebbe dall’ idea del progetto complessivo e non da una nuova statua. E che fosse un progetto incantevole come il luogo merita. Una vera nuova scelta di relazione tra i cittadini e le loro cose. E tale potrebbe essere la messa in luce, ove possibile, dei resti romani, ottenendo un giardino ribassato sino a dove misero i piedi i nostri progenitori. Una scenografia che non inventa lo scrivente! Infatti il tema delle rovine è da secoli inciso e dipinto da grandi artisti figurativi e sarebbe realizzazione di gran gusto per la città di Vitruvio. Ma il costruire una piazzetta attorno alla fontana ove andrebbe l’opera di Vangi, per socializzare un luogo già sin troppo socializzato di suo, non esprime novità creativa, mentre cementificare parte di qualsivoglia giardino confligge con la già costituita funzione a verde. Non varrebbe neppure se la spesa per la piazzetta ci venisse regalata: perché se qualcuno ci regala uno sbaglio, non ci fa un favore, mancando In questo caso l’utilitas vitruviana cioè il presupposto del costruire solo quelle necessità che recano giovamento. E quando la necessità di costruire manca, per cosa si fa l’intervento approvato?

In questa nuova, noncurante vicenda verso l’arte esistente, preoccupa il fatto che il sindaco che sinora ha fatto tutto con ammirevole efficienza, rilevata anche dalla stampa nazionale e per quel che riguarda la tutela del nostro patrimonio artistico, benissimo, realizzando diversi interventi che mai a nessuno prima era riuscito; quello stesso sindaco che definirei “L’uomo che sussurrava ai monumenti, salvandoli”, questa volta potrebbe aver “inciampato”nel percorso, nonostante tutto.

Preoccupa che una decina di cittadini, (ma ne servivano così pochi?) ovviamente liberissimi di farlo, abbiano firmato il documento- appello con voti alle istituzioni,“Una fontana dello scultore Vangi per Fano”, addirittura messo nel sito del Comune. Chi vuole può cliccarlo per farsi un’idea. Documento a giustificazione dell’intervento di sostituzione con la statua che è “omaggio alla natura muliebre , alla donna che è luna, maternità, anima” - Insomma, l’anima la donna ce l’ha, mica siamo più nell’alto medioevo! è luna, ma da chi riceve la luce? - E’ con questa impronta che pare riesumata dal ventennio di Benito che si vorrebbe fare omaggio della statua, alla donna, con questo lapsus dichiaratorio maschilista? Oppure chi forse crede di sapere tanto sulle donne e dichiara cosa le stesse sono, ha dimenticato il motto socratico “ Io so di non sapere”?

Così, come in passato i cattivi consiglieri erano presenti sempre in qualsiasi corte, non convince che a pagare l’intervento siano anche i privati; non sarà che col tempo verremo privati del nostro patrimonio artistico, come avviene con la sanità facendolo diventare un “affare”? Vedi l’allarme in tal senso lanciato da Tomaso Montanari- Privati del Patrimonio, ed. Einaudi. Esiste un antico detto che recita: ” Diffida di chi viene ad offrirti il suo oro, perché scapperà con il tuo”. Preoccupa anche l’involuzione rispetto all’esperienza urbanistica partecipata già iniziata ed ora frenata.

Infine se qualcuno desiderasse approfondire per sapere l’origine dell’idea di sostituzione dell’arte esistente nella fontana con un’altra opera, quella di Vangi, basterà a lui cliccare “Visti da vicino: Giuliano Vangi, Lo Specchio”. Troverà un racconto breve, pregevolmente scritto: assolutamente da leggere per farsi una opinione personale!

Ma dopo tante cattiverie amorose ecco i versi di Ludovico Ariosto che ci racconta in poesia con tre secoli di anticipo, la famosa Teoria del Contesto. Teoria che Quatremère de Quincy nel 1796 estese nelle” lettere a Francisco de Miranda”. Teoria che in tutto il mondo civile è la base della tutela delle opere d’arte nel loro luogo di origine e che viene citata in ogni convegno dedicato. Un tema che Ariosto ha fatto in una deliziosa strofa della rosa che, fino a che rimane sul suo stelo natale, incanta tutti, ma …

“Non si tosto dal materno stelo /rimossa viene e dal suo cespo verde/Che quanto avea dagli uomini e dal cielo/ Favor, grazia e bellezza, tutto perde.” Versi dedicati al Consiglio Comunale, nonostante tutto.








Questo è un articolo pubblicato il 21-08-2018 alle 10:32 sul giornale del 22 agosto 2018 - 1716 letture

In questo articolo si parla di paolo venturelli

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