"Fano città di Vitruvio": una riflessione di Paolo Venturelli tra cultura e romanità

19/07/2018 - Perché Lui è nostro e noi siamo Lui e costruire una città ha sempre significato contribuire al pensiero ed a facilitare gli atti di chi ci vive dentro. “Stati Generali della Cultura”, organizzato dal Comune di Fano mediante tavoli a tema, in riferimento alle tecnologie per migliorare l’incontro coi Beni Culturali,(beacon-bluetooth- app), alle prospettive di sviluppo degli eventi di qualità, si è concluso lo scorso il 26 maggio senza tuttavia trovare il brand per Fano, il suo aspetto più inciso dal tempo che evidenziasse quel “Signum”per durare oltre le future amministrazioni. Nel merito ha visto con occhio diplomatico tra le cose fanesi chi ha parlato di più “perle” da infilare di una collana, per rappresentare il nostro patrimonio storico artistico culturale esteso nel tempo.

Utili dunque altre riflessioni perche quando non si sa cosa cercare non si riesce a decidere nonostante la presenza di un esperto in Branding e Comunicazione, specie se la mancata sintesi identitaria fosse derivata da interessi corporativi di categoria. Auspicabile invece lasciar passare quel che va bene per tutti, se no che vale il proclama “Ex Concordia Felicitas” nell’araldica civica?

Eppure il nostro segno ce l’abbiamo, visto che la romanità a Fano ha la sua distinzione nella figura di Vitruvio, teorico dell’Architettura noto al mondo antico e maestro scelto da grandi talenti non solo italiani sin dalla sua riscoperta rinascimentale ed ancor più oggi con le tecnologie, riferimento formativo universale dei progettisti e di molte altre attinenze. Un valore che sta in piedi da solo da duemila anni, occorrendo ricordarlo ai distratti del Consiglio Comunale della passata amministrazione che dichiararono “Fano città del Carnevale”. Ma senza l’incontro primario così prezioso con Vitruvio, Fano è ben poco; è una carnevalata, culturale, plurisecolare quanto si vuole nel circuito di altri carnevali.

Facile, dunque, identificare la prima perla fanese arrivata come un amore raro. Come un amore che non muore, che può attenuarsi, essere allontanato, oppure umiliato. Con crudeltà indifferente, ridotto in frantumi come accade agli amori umani ma capace di rifiorire con quel segno intatto. Così, come sulla creta messa negli stampi di legno a fare mattoni, prima della essiccazione e della cottura veniva premuto il distintivo del fornaciaio, per similitudine Fano ha ricevuto quel sigillo antico, semplice da vedere, perche l’attuale area murata romana si eleva ancora sulla geometria urbanistica vitruviana a rete di strade parallele e perpendicolari tra loro. Questa l’impronta paterna del nostro primo P.R.G. Inutile qui estendere l’illustrazione delle virtù vitruviane come l’uso del modulo proporzionale per ben costruire ogni cosa a misura umana: lo sappiamo da bambini che dopo Vitige, rispettando le strade della precedente armonia venne riedificato il centro storico: armonia che sa sopravvivere ancor oggi nonostante le offese dei palazzi della speculazione del secondo dopoguerra. Autentiche “merde” che ci salutano tutti i giorni. E poiché l’origine è tanta, per la brevità dovuta ad un sigillo, “FANO CITTA’ DI VITRUVIO” è il signum da mettere senza più ritardi od esitazioni nella segnaletica stradale. Il non farlo rimane una pigrizia autolesiva … Un così gran nome, una tale origine li si potevano intendere, se non sin dal Rinascimento, almeno dal secolo scorso nel tempo di Cesare Selvelli che espresse la sua intuizione (vedi Recenti e Remoti, Ed. del Liocornio, Milano 1962), tutelando le mura residue ancor prima che Pierre Gros, il maggior studioso al mondo di Vitruvio in anni recenti ne indicasse chiaramente il concetto originario e spingesse la politica a non aspettare per valorizzare ciò che abbiamo.

Nei fatti, non è proprio Vitruvio l’anima divina della Fano augustea?

“Non deve adunque, Padre Santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità lo aver cura di quel poco che resta di questa antica madre della gloria e della grandezza italiana, per testimonio del valore e della virtù di quegli animi divini, che pur talor con la loro memoria eccitano alla virtù gli spiriti che oggidi, sono tra noi, non sia estirpato, e guasto dalli maligni e ignoranti.”

Il virgolettato è tratto dalla Lettera che il nostro vicino, Raphael Urbinas, nominato da Leone X° Commissario alle Antichità di Roma, scrisse nel 1519 al medesimo papa dopo un lavoro di 4 anni: la mappatura mediante disegni e rilievi dal vero, fatta per la prima volta al mondo nella storia della tutela artistica di tutti i monumenti pagani dell’Urbe. Una pianta “antiquaria” ad inventario contro i continui abbattimenti ordinati dai delinquenti nobili del tempo per avere senza spesa ma con molto danno artistico, materiale edile per le loro nuove costruzioni. Il consapevole testo di Raffaello, scritto assieme a Baldassar Castiglione amico suo, è anche una esortazione dedicata al papa committente. Chi vuole può cliccare “ Lettera a Leone X° “ e troverà una storia d’amore civile per l’Italia e per la cultura internazionale. Un’eco dal Rinascimento ai nostri giorni che rincuora, porta in superficie le capacità virtuose affondate “dell’antica madre della gloria”. Ricchezze culturali per varcare al futuro la soglia del tempo, rivolgendosi agli spiriti divini del passato; tra i quali spiriti, Vitruvio spicca ed è il rapporto fanese profondo con la classicità. nell’arte del costruire. E’ la virtù antica per eccitare ancor oggi alle virtù.

Anticipata da Raffaello, è la stessa odierna lezione di Salvatore Settis nel saggio “Il futuro del Classico” : per dare forma al mondo di domani è necessario ripensare alle nostre molteplici radici dell’ingegno. Virtù e radici interrogate non per narcisismo culturale ma per la credibilità che ogni società sana offre alle capacità e virtù trasfuse nelle opere umane. Capacità conseguibili solo con il sacrificio personale della ricerca: valori che oggi nel nostro paese non sembrano neppure più desiderabili.

Qui trattasi del sapere di tutti; di aristocrazia popolare, della cultura delle idee che in Democrazia vive in quella della gente e trae nutrimento dai cittadini.

Dopo cinque secoli dalla “Lettera”, per l’importanza della quale, scusandomi coi lettori ho insistito, la politica locale sembra ormai accorta che la città ha ricevuto tanto da Vitruvio ed è finalmente arrivata in cambio, tra le cose ottime, la forza intellettuale del Centro Studi Vitruviani. Perche occorre scriverlo; dalla sua costituzione nel 2010 si è chiaramente evidenziata una Fano “ante” ed una ”post” Centro Studi Vitruviani. Un Centro educativo per tutti, finalmente capace di rivelare a noi chi noi siamo a cominciare dal sottosuolo, a mettere in chiaro che le strategie future fanesi sono in quel nome. Centro Studi voluto con merito contro il non sapere organizzato della passata amministrazione, dall’impegno del Prof. Paolo Clini e dalla scelta politica illuminata del Dott. Davide Rossi, quando lo stesso Rossi era Assessore alla Cultura della Provincia e Vicepresidente della stessa.

Non c’è niente di onirico nell’affermare che nel sottosuolo murato romano, una grande anima, fosse possibile, attende di essere ridestata per dare ancora frutto, per far scienza viva ovvero ricerca, bellezza e … persino turismo culturale. Per sostanziare con le antiche virtù del “De Architectura” e col recente “Giuramento di Vitruvio” la progettazione partecipata ai cittadini di Orizzonti Fano 2030. Esperienza, questa, in cammino che Fano ha la potenzialità di condurre al buon fine concreto. Perché prima dei carnevali viene necessariamente la cultura delle idee, della conoscenza; le capacità attive delle virtù che, come si sa producono opere dell’ingegno.

Se par produttivo e formativo, celebrare ogni anno la nostra romanità spendendo consistentemente, non ci si può sedere e basta sul tesoro culturale lasciatoci, rischiando di “folklorizzarlo”. Di sognato, proprio a Fano, per la ricerca su Vitruvio ci sono solamente i soldi; quei “sesterzi europei” con sopra l’uomo a gambe un po’ aperte ed a braccia un po’ alzate, con mani e piedi che toccano il cerchio della moneta da un Euro. Ma non far diventare quei soldi sognati, soldi reali, che cosa e chi si aspetta? La città non può negare il suo sorriso a Vitruvio per continuare la mappatura iniziata del sottosuolo entro le mura: per conoscerlo tutto … per la ricerca dei pavimenti e del luogo certamente esistente dell’unica Basilica che ovunque ci invidiano. Luogo cittadino che non possiamo svendere -fosse possibile- a chi lo vorrebbe molto volentieri assai per il proprio museo. E se non sapremo farla rivivere, risognata da molti artisti/architetti, la Basilica, sarà lei a negarsi per sempre. Alla fine sarà la città a scomparire.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-07-2018 alle 11:42 sul giornale del 20 luglio 2018 - 935 letture

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