Arrestati “Lupen” e la sua banda: rapinavano case nelle Marche e in Romagna [FOTO]

11/07/2018 - La prima premessa è che, sì, si scrive “Lupin”. La seconda è che non si tratta di uno scherzo. Lo dicono i fatti, vale a dire l’arresto di cinque albanesi responsabili di furti e rapine in svariate abitazioni delle Marche e della Romagna. Una vera e proprio banda sgominata dai carabinieri di Fano in collaborazione con i colleghi di Riccione. Il capo della cricca si faceva chiamare proprio Lupen. Emulando e storpiando - forse per sbaglio - il nome del ben più famoso e “arsenio” ladro protagonista di romanzi, film, fumetti e cartoni animati.

Il gruppo è accusato di almeno due rapine e di sei furti in villa, ma c’è il forte sospetto che siano autori di diversi altri “colpi”. Non si esclude, infatti, che siano arrivati anche nella provincia di Ancona. Il buon esito dell’operazione conclusasi il 10 luglio – e denominata, non a caso, “Fake Lupen” – ha fatto finire in manette T.M. (34 anni), D.E. (25 anni), S.B. (26 anni), C.A. (29 anni) e A.L. (41 anni). I primi quattro sono disoccupati, senza fissa dimora e con precedenti. L’ultimo - anch’egli senza lavoro - è il capobanda. Definitosi un “ladro professionista”, si era recato nella sua Albania per cambiare nome. E non ne aveva scelto uno a caso: data la sua occupazione aveva ben pensato di farsi chiamare “Lupen”. Forse come vezzo personale, più probabilmente per cercare di “ripulire” un po’ la sua identità. Ignaro del fatto che basti una foto segnaletica per rivelare l’inganno.

I cinque sono finiti in manette, sì, ma la verità è che si trovavano già tutti in carcere. Quattro erano già stati presi dai carabinieri di Riccione direttamente nel loro covo di via del Carmine, a Fano (da qui l’inizio della collaborazione tra i militari romagnoli e quelli fanesi), mentre il quinto – proprio Lupen – era già dentro per reati di altro genere. Sul quintetto ora pende pure l’accusa di associazione a delinquere. A finire nei guai anche G.K., un 50enne albanese residente a Fano da circa vent’anni, che ha aiutato la banda in diversi modi. Tra le altre cose, è stato pizzicato dalle telecamere di sorveglianza di alcune ferramenta mentre accompagnava il gruppo di ladri ad acquistare gli attrezzi per scassinare porte e finestre. G.K. si era anche improvvisato mediatore insieme all’amico italiano B.L., 57 anni, arrestato anni fa insieme a lui dai carabinieri di Pesaro per un giro di cocaina. Proprio B.L. aveva affittato loro l’appartamento di via del Carmine. Sia lui sia G.K. sono stati denunciati in stato di libertà per favoreggiamento.

Le indagini del nucleo operativo di Fano erano cominciate a inizio dicembre dopo le numerose segnalazioni arrivate al 112 da cittadini che avevano notato la presenza reiterata di una vecchia Fiat Stilo blu nei paraggi delle abitazioni “saccheggiate”. L’auto è poi risultata intestata a un romano con diversi precedenti. A suo nome aveva oltre duecento vetture: era, in altre parole, un vero e proprio prestanome. Il lavoro dei carabinieri ha portato all’identificazione del conducente della Stilo: nientemeno che Lupen. La conseguente perquisizione ha portato nuovi elementi utili all’indagine, anche grazie ad alcune verifiche incrociate. Il risultato è stato la raccolta di prove certe in merito ai numerosi furti commessi dalla banda nelle province di Pesaro, Rimini e Ancona. Il tutto si è concluso con l’arresto di Lupen, avvenuto proprio ieri.


di Simone Celli
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Questo è un articolo pubblicato il 11-07-2018 alle 17:32 sul giornale del 12 luglio 2018 - 3048 letture

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