Fano e Val Metauro, in manette il “pitbull” dello spaccio e due suoi scagnozzi. Sequestrati revolver, katane e tirapugni

15/05/2018 - Atteggiamento da balordi, modus operandi da mafiosi e un armamentario da film. È l’identikit di L.L. - grossista di spicco per i pusher di Fano, Fossombrone e di tutta la valle del Metauro -, ma anche dei suoi gregari - B.M. ed S.N. -, tutti arrestati al termine di un’operazione che ha inferto un duro colpo allo spaccio di droga locale, sfociata anche nel sequestro di un revolver modificato, di diverse armi bianche - tra cui una katana e un tirapugni -, un rolex, 1500 euro in contanti e telefoni con sim card intestate ad asiatici inesistenti.

L.L. è un 24enne di Rosciano già noto alle forze dell’ordine. Disoccupato, conduceva comunque uno stile di vita fatto di belle auto, vestiti firmati e ristoranti stellati. Un mix di droga, palestra e lusso reso possibile dai suoi traffici illeciti. Lo chiamano “pitbull”, da qui il nome dell’operazione conclusa con successo dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia dei carabinieri di Fano, in collaborazione con i colleghi delle stazioni di Fossombrone e Colli al Metauro. Necessario l’impiego di ventitré militari, supportati anche dalle unità cinofile antidroga e antiesplosivo di Pesaro.

L.L. era nientemeno che il fornitore dei pusher arrestati durante l’operazione “Circoli viziosi”, conclusa alla fine dello scorso dicembre dai militari fanesi in sinergia con i colleghi di Fossombrone. Il soprannome del pitbull non era casuale, ma la diretta conseguenza della sua indole violenta, nota anche agli altri “addetti ai lavori” del mondo dello spaccio. A saperlo era pure il piccolo pusher di cocaina - attivo nella valle del Metauro - che ha dato di fatto il via alle indagini. Il ragazzo, dopo aver contratto un grosso debito con il pitbull, si era ritrovato in guai seri. Non si limitava a spacciare, era anche un assiduo consumatore. Da qui il progressivo incremento del debito nei confronti del grossista, arrivato a diverse migliaia di euro. Impossibilitato a saldarlo, aveva provato a rimandare i pagamenti. Sotto pressione, aveva poi tentato la fuga nel nord Italia, proprio perché consapevole della pericolosità del pitbull, con cui in passato aveva condiviso la militanza nell’ambiente skinhead.

Ma poi, tornando a Fossombrone alla fine della scorsa estate, il piccolo spacciatore insolvente era stato attirato in una trappola. Il grossista della droga l’aveva adescato attraverso un amico d’infanzia. Doveva essere un incontro chiarificatore, invece si era rivelato un tripudio di minacce fisiche e non solo. Una volta in trappola, il ragazzo si era infatti trovato di fronte al “boss” a due suoi gregari. Uno di questi l’aveva colpito in testa con il calcio del revolver, poi aveva passato l’arma al capo che, infine, gliel’aveva puntata contro. Una modalità - a detta dei militari - che ricorda la moderna fiction cinematografica e televisiva.

Poi l’avevano lasciato andare, ma il giovane era ormai conscio di essere davvero in pericolo di vita. Per questo si è poi rivolto ai carabinieri, a cui ha poi raccontato dettagli, conversazioni telefoniche e comunicazioni via WhatsApp. Una volta terminate le doverose verifiche, sono state avviate le indagini sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica di Urbino Irene Lilliu. Ben presto sono emersi evidenti indizi di colpevolezza nei confronti di L.L. e dei suoi uomini. Il pitbull si è rivelato ben più di un violento estorsore, bensì un importante grossista di cocaina che riforniva anche gli spacciatori fanesi. Lo scorso novembre, proprio al Lido di Fano, i militari avevano trovato un etto di polvere bianca purissima da lui procurata a due “venditori al dettaglio” locali - i fratelli gemelli M. e N.R. -, ora denunciati in stato di libertà insieme a M.T. e L.M., già coinvolti nell’operazione “Circoli viziosi”. È stato denunciato per spaccio anche il ragazzo vittima dell’estorsione, che ora si sarebbe definitivamente trasferito all’estero.

Ma il vero epilogo della vicenda sta nell’arresto del pitbull, lo skinhead che aveva sparso polvere bianca dalla costa fanese fino all’entroterra. Il gip Vito Savino del tribunale di Pesaro ha autorizzato anche gli arresti domiciliari per B.M. - 30enne di Cartoceto di Saltara, disoccupato con precedenti - e per S.N. - 28enne cameriere di Viserba, anch’egli già noto alle forze dell’ordine -. Quest’ultimo ha pure tentato di far perdere le proprie tracce, ma i carabinieri di Fano l’hanno ritrovato a Rimini appena otto giorni dopo. Denunciati per concorso gli altri due complici del pitbull, già agli arresti domiciliari perché coinvolti nell’indagine "Circoli viziosi".


di Simone Celli
redazione@viverefano.com






Questo è un articolo pubblicato il 15-05-2018 alle 14:54 sul giornale del 16 maggio 2018 - 3230 letture

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