Piante e Salute: l'Artiglio del diavolo

2' di lettura Fano 09/05/2018 - Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle piante e alle loro proprietà benefiche per la salute. Oggi conosciamo meglio l'Artiglio del diavolo.

Originario dell'Africa tropicale, cresce su terreni aridi in climi caldi e secchi; è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Pedaliacee con fusti rampicanti. Si trova nel deserto del Kalahari e nelle steppe della Namibia ma è diffuso anche nel Madagascar in Indo-Malaysia e Australia. Fin dai tempi dei tempi è stato usato nella medicina tradizionale di Boscimani, Ottentotti e Bantù; in Europa è arrivato all'inizio del secolo ed è stato studiato per le sue proprietà antinfiammatorie, antireumatiche e antidolorifiche. All’inizio era utilizzato come amaro tonico perché stimola le funzioni del fegato e quelle gastrointestinali con un’azione ipocolesterolemizzante e ipouricemizzante (in caso di gotta) ma anche per la febbre. E’stato battezzato “artiglio del diavolo” per le quattro appendici dure e nastriformi, gli uncini, presenti nei suoi frutti ovoidali legnosi.

Della pianta si utilizzano le radici secondarie. Queste, coperte da un sottile strato di sughero, sono dei tubercoli rossastri, di circa 6 cm di spessore, lunghi 20 cm. al massimo, con un peso di circa 600 grammi, per essere essiccate sono tagliate a “rondelle”. I principi attivi, contenuti nei tubercoli, sono i tre glucosidi: arpagoside, arpagide e procumbide rispettivamente acido oleanolico e acido ursolico (triterpeni), canferolo, luteolina, fisetina (flavonoidi) e beta-sitosterolo, campesterolo, stigmasterolo (fitosteroli). La loro azione è paragonabile a quella degli antinfiammatori non steroidei e al cortisone.

Attenzione a chi ha il diabete, chi soffre di gastrite, chi assume farmaci anticoagulanti e alle donne in gravidanza. e allattamento. Può essere assunto in capsule, tintura madre, crema, tisane, decotti. La dose consigliata per bocca è di circa 600-1200 mg. di estratto il giorno a stomaco pieno, per almeno un mese.

Curiosità e tradizioni: la pianta essendo dotata di uncini se viene calpestata sia dagli uomini sia dagli animali, provoca ferite molto dolorose e fa “saltellare” come in una “danza da indiavolati”… appunto, il nome. Purtroppo anche i piccoli animali possono rimanere intrappolati nella pianta rischiando così di morire di fame.






Questo è un articolo pubblicato il 09-05-2018 alle 10:47 sul giornale del 10 maggio 2018 - 188 letture

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