“Il mio segreto è correre con gioia”. Intervista a Riccardo Quattrini, primo tra i fanesi alla ColleMar-athon 2018

Riccardo Quattrini 09/05/2018 - Mangia libri di esoterismo e insalate di sport. Se Riccardo Quattrini fosse un robot lo si potrebbe definire così, parodiando la bizzarra sigla di un vecchio cartone animato. Il protagonista era una grande “macchina” capace di compiere qualsiasi impresa. Una definizione che sembra calzare anche per Riccardo, maratoneta di lunga data e primo tra i fanesi all’ultima ColleMar-ahon.

Fanese doc, legge tantissimo, suona la chitarra e segue persino le conferenze di fisica. E poi va in bicicletta, nuota, tutto questo mentre da una vita - per lavoro - ripara caldaie. Viene da chiedersi come questo “ragazzino” di appena 44 anni trovi pure il tempo e l’energia per correre. E per farlo da campione, come sa anche il suo sponsor - il Running Center di Lucrezia - che lo ha voluto a tutti costi. Già, l’energia. Da circa cinque anni pratica il qi gong, una disciplina orientale che – in parole molto povere - insegna proprio a immagazzinare, gestire e canalizzare l’energia, ma aiuta anche a trovare una condizione mentale rilassata e priva di tensioni. Così Riccardo corre. Leggero. E, nel mentre, sorride. Forse è questo il suo segreto.

Alla ColleMar-athon 2018 sei arrivato sesto, ma primo tra i fanesi. Soddisfatto?
Ho tagliato il traguardo con un tempo di quasi 2 ore e 56 minuti, mentre in passato il mio tempo migliore per questa competizione era stato di circa 2 ore e 37. Quest’anno non ero molto in forma, ho fatto molto meglio nel 2006 e nel 2016. Entrambe le volte sono arrivato terzo. Questa volta ho dovuto gestire una condizione precaria, ma sono contento. Ho comunque vinto il titolo regionale Fidal per la categoria Master 40.

Sei un abitué, dunque.
Ho partecipato a tutte le ColleMar-athon. Unica eccezione il 2014, quando mi sono dovuto operare al tendine d’Achille.

Un vero veterano. Da quanto tempo corri?
È nato tutto per caso, quando nel 2001 mi son trovato a partecipare alla Corrifano. Mi è piaciuto molto. I risultati sono arrivati velocemente. Ho coltivato la cosa con molta passione, e poi nell’ambiente podistico si sta bene. Ho rinunciato ai sabati sera con gli amici per gareggiare la domenica mattina.

Hai un’agenda molto piena?
Partecipo a una media di 30-40 gare all’anno. Ho toccato picchi di 70, ma avevo dieci anni in meno. Ora ci lascerei le penne. Nel 2004 ho seguito tre calendari podistici: Mare Verde Monte, Correre x Correre – dove sono arrivato primo per ben dieci volte - e Corrimarche. Mi hanno impegnato sia il sabato sia la domenica. Li ho vinti tutti e tre.

I tuoi più grandi successi?
Alla maratona nel deserto sono arrivato quinto assoluto su circa 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo. A Dublino sono arrivato 50esimo su circa 20mila corridori, ma primo tra gli italiani. Alla maratona di New York non ho realizzato un gran tempo, ma mi sono divertito. I miei tempi migliori sono comunque quelli di Venezia (2 ore e 30) e Padova (2 ore e 32). E ho vinto tre campionati italiani della maratona Uisp tra il 2005 e il 2010.

Davvero bravo.
Quando fai quello che ti piace non cerchi il risultato. In passato puntavo alla vittoria. Oggi i successi arrivano ancora, ma penso più che altro a salvarmi la pelle. Correre dev’essere un divertimento, sennò smetto.

Come, quando e quanto ti alleni?
Tutti i giorni dopo il lavoro, per circa un’ora. Corro in strada per 15 chilometri ogni volta, altrimenti non riesci a fare le maratone. Ma arrivo anche a 25 o 30.

Tornando alla ColleMar-athon, cosa ti sei portato a casa di questa edizione?
Tutto, dal primo metro fino all’ultimo. La ColleMar-athon è molto varia. Si attraversano otto comuni, e incontri tifoserie molto diverse. È piacevolissimo. Ricordo i bambini di Piagge messi in fila dalle maestre: tutti volevano darmi il “cinque”, li ho accontentati rallentando per non farli cadere. Poi la banda di San Costanzo, le battaglie medievali di Mondavio. È una coreografia continua. Come la ColleMar-athon non c’è niente. Forse la eguaglia soltanto la maratona di New York.

L’emozione più grande?
Quando gareggio e sento gridare “Riccardo” ma non so chi sia. Mi mette soggezione, ma è un’emozione unica.

Prospettive future?
Penso di riuscire a correre a un buon livello per altri tre o quattro anni, poi si vedrà. Come detto, quest’anno non sono riuscito a prepararmi come avrei voluto. La forma fisica è come una donna: più le stai dietro, meno la trovi. A breve cominceranno le gare della stagione estiva, e spero di arrivarci in forma. Vorrei fare una maratona anche in autunno, forse all’estero.

Serve molta energia. Fortuna il qi gong.
Il qi gong aiuta tantissimo, e non solo nello sport. Prima di tutto è un atteggiamento interiore. Tra le altre cose, fa sì che tu abbia un modo di essere più rilassato. Se hai tensioni sviluppi meno forza, e durante la corsa essere rilassati è la prima cosa per poter andare forte. E poi il qi gong ti regala un senso di benessere che ti permette di essere gioioso mentre corri. Nelle foto di quando gareggio rido sempre. Sembro un ebete, invece mi diverto.


di Simone Celli
redazione@viverefano.com






Questa è un'intervista pubblicata il 09-05-2018 alle 21:48 sul giornale del 10 maggio 2018 - 2700 letture

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