“Aiutare gli altri rende felici”: solidarietà dal basso, una serie di appuntamenti sul tema del “prendersi cura”

09/02/2018 - Un clima da creare, ferite da incontrare. È questo lo spirito di un ciclo d’incontri sul tema del “prendersi cura” che avrà inizio sabato 10 febbraio alle 15:30 nella Sala San Michele di Fano. Un percorso formativo itinerante, ma soprattutto una sfida culturale per far sì che la relazione tra le persone porti a un aiuto concreto. Perché il clima da creare è quello della solidarietà, mentre le ferite sono quelle di chi sta male. E si possono sanare soltanto insieme.

Sembra complicato, ma lo scopo dell’iniziativa è molto semplice: migliorare la qualità della vita sostenendo gli altri. Non un altruismo eroico, dunque, perché la verità è che aiutando il prossimo si fa del bene innanzitutto a se stessi. Si diventa più felici. Ne sono convinti i promotori del progetto, vale a dire l’Ambito Territoriale Sociale 6 e le associazioni “La Famiglia” e “Amici di Agostino e Angelamaria”, in sinergia con il Comune di Fano. Il titolo rimanda all’inglese, e ne sintetizza al meglio le intenzioni: “Da to cure a to care”, dal curare al prendersi cura. L’idea è quella di dimostrare come il punto di partenza di un valido aiuto sia imparare ad ascoltare e, soprattutto, essere solidali nella vita di tutti i giorni. Come dire: il cosiddetto “welfare” parte già dal vicinato, e una cittadinanza attiva e recettiva può fornire dei validi assist a istituzioni, personale sanitario e volontari del sociale.

È un invito ad alzare di più le antenne, a tendersi la mano gli uni con gli altri, e non è rivolto soltanto ad associazioni e operatori del settore. Gli organizzatori vogliono sensibilizzare il maggior numero di persone, per alimentare, così, una solidarietà che parta dal basso. Come? Attraverso letture e testimonianze di vita che diano la prova di quanto aiutare faccia bene a chi riceve ma, soprattutto, a chi dà. E che non si tratta di buonismo o di eroismo riservato a pochi, ma di qualcosa di concreto e di facilmente dimostrabile. Il progetto è ambizioso, perché mira a “innaffiare” la sensibilità delle persone attraverso racconti reali e passi tratti da libri illuminanti che trattano il tema dell’aiuto. In altre parole, si punta a far crescere nell’essere umano qualcosa di raro: la voglia spontanea di aiutare.

Si comincia sabato con Luigina Mortari, docente all’università di Verona e autrice del libro “Filosofia della Cura”. Gli altri appuntamenti, tutti con relatori di fama nazionale, proseguiranno il 17 marzo a Pergola (con Carlo Alberto Brunori, direttore dell’hospice “Il Giardino del duca” di Fossombrone), il 24 di nuovo a Fano (con la psicologa e psicoterapeuta Cristina Santini), il 14 aprile a Orciano (con Monia Andreani, docente ed esperta in diritti umani), il 21 a Marotta (con Patrizia Bertoncello e Riccardo Bosi, rispettivamente insegnante e pediatra), il 12 maggio a Mondavio (ancora con Bosi) e il 9 giugno a San Costanzo (con Francesco Pierpaoli, presidente dell’associazione “La Famiglia”).

Il coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale 6 Roberto Borini ha affermato che “ai bisogni delle persone si risponde con i servizi, ma anche con la cultura, creando consapevolezza tra le persone”. Borini ha poi parlato di “anno zero”, perché questo incontri sono soltanto “l’inizio di un percorso continuativo sul territorio, magari anche con tematiche diverse”. Secondo Pierpaoli, invece, l’urgenza di questa iniziativa deriva “dal clima di paura che crea indifferenza, una chiusura anche nel dolore, e che può sfociare nella violenza sociale”. Consapevolezza e cultura, dunque. Ma la cultura, si sa, ha tempi lunghi. “Avremo frutti soltanto nel lungo periodo, ma per noi – ha concluso Pierpaoli - sono più importanti i semi. Ora è importante contrastare la cultura dell'isolamento”.


di Simone Celli
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Questo è un articolo pubblicato il 09-02-2018 alle 20:20 sul giornale del 10 febbraio 2018 - 1048 letture

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