Ricordi di cartapesta: da Corsaletti ai Pacassoni, una mostra sui carristi che hanno fatto grande il Carnevale

4' di lettura Fano 02/02/2018 - Molti di loro non ci sono più, ma la memoria resta. Sono i carristi che hanno fatto la storia del Carnevale di Fano, veri e propri artisti della cartapesta la cui passione e le cui opere meritano di essere celebrate. Lo scopo della mostra “I Maestri del Carnevale” - dall’1 all’13 febbraio nello spazio espositivo di Palazzo Bracci Pagani di Corso Matteotti - è proprio quello di mantenere vivo il ricordo degli autori dei carri, ma anche di comprendere quelle che sono state, in un certo senso, le “correnti” artistiche che hanno contrassegnato la più grande tra le feste fanesi.

Chi rammenta, ad esempio, come il ’68 abbia infuso nei carristi una grande voglia di innovare? Viene da qui l’astrattismo di quell’epoca, così come la voglia di abbandonare temporaneamente i pupi. Ideare un carro è innanzitutto un atto creativo. Per questo, esattamente come per le altre forme d’arte, vi sono epoche, periodi, decadi, movimenti interni animati dalle idee del momento e dalla voglia di inventare cose nuove. A rimarcarlo è stato colui che ha allestito la mostra in appena una settimana. Dante Piermattei ha preso in mano i volumi della collana – che si chiama esattamente come l’esposizione - curata dalla Fondazione Carifano. Dodici volumi curati da Silvano Clappis e Raffaella Manna, un’iniziativa promossa da Alberto Berardi – storico ed ex-presidente della Federazione Italiana Carnevali – e sostenuta sin dall’inizio, tra gli altri, anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano. La stessa che ha dato input a questa mostra fotografica insieme al Comune di Fano e all’Ente Carnevalesca. Piermattei ha selezionato le immagini più significative, che sono poi state ingrandite ed esposte. Ed è stato proprio lui, durante l’inaugurazione, a mettere in evidenza come i carri siano l’espressione di una creatività in costante divenire, di “una storia di tipo artistico, ma che ha anche una forte inquadratura sociale”.

L’esposizione punta i riflettori sulle creazioni realizzate dal 1951 in poi. Fucci, Pierpaoli, Bonetti, Pusineri, la famiglia Pacassoni, Corsaletti, Valentini, Battistelli, Radicioni, Piccinetti: ci sono loro nella “hall of fame” del Carnevale fanese. Nomi che hanno segnato indelebilmente la storia, la cultura e l’arte della città.

I carri hanno una potenza comunicativa da non sottovalutare. Oltre il “testo” esiste un “sottotesto”. A lasciarlo intendere è stato lo stesso Berardi. “Uscire nell’immediato dopoguerra con un carro come El Sfulàt e riderci – ha detto - vuol dire che questa città è animata da uno spirito invincibile. Ci siamo, orco se ci siamo!”. Berardi ha poi colto l’occasione per mettere a tacere le polemiche sul carro dedicato a Gioacchini Rossini: “È di Pesaro, sì, ma in realtà è del mondo”. Stop ai campanilismi, dunque, anche perché il carro rievoca esibizioni e amori del noto compositore che hanno avuto Fano come cornice.

Mentre la numero uno della Carnevalesca Mario Flora Giammarioli ha posto l’accento sul valore culturale della kermesse fanese, il presidente della Fondazione Carifano Fabio Tombari ha sottolineato come questi artisti abbiano dato lustro alla città. “Sono quasi tutti scomparsi – ha detto - ma vogliamo ricordarci quanto un tempo il Carnevale fosse sentito, forse più di oggi. C’era una grande passione. Ricordo che una volta i ragazzi come me, che non sapevano fare niente, venivano chiamati a bagnare i giornali e a incollarli”. Un progetto amarcord, dunque, che parte dalla nostalgia per gettare lo sguardo verso il presente e il futuro di un’arte che meriterebbe, forse, un riconoscimento ulteriore. Concetti che sono stati espressi al meglio da Fabiola Pacassoni, consigliera della Carnevalesca ma anche portatrice di un cognome a dir poco cruciale per la storia della manifestazione. “Dove mi giro – ha detto - vedo i cari di mio padre. Questo per me è un orgoglio, per il lavoro che faccio e per l’impegno che metto nel far riconoscere il valore storico di tutto questo. Per sapere dove si vuole andare si deve sapere da dove si viene”.








Questo è un articolo pubblicato il 02-02-2018 alle 15:38 sul giornale del 03 febbraio 2018 - 556 letture

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