Cinque priorità per il nostro Paese, la riflessione della Diocesi sulle prossime elezioni

6' di lettura Fano 25/01/2018 - Mancano circa quaranta giorni al voto delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, per rinnovare i parlamentari di Camera e Senato, e presumibilmente nei prossimi giorni la campagna elettorale subirà un ulteriore accelerazione e un presumibile inasprimento dei toni.

Il rischio è di assistere a una rincorsa a chi la “spara più grossa” per far colpo sul circolo mediatico che si nutre di contrapposizioni, liti, invettive reciproche, slogan roboanti, al fine di approfittarne per migliorare la propria audience, costi quel che costi (anche di allontanare ulteriori fette di cittadini dall’esercizio di questo diritto/dovere fondamentale che è il voto).

Le conseguenze di una campagna elettorale fatta solo di slogan "brevi e ad effetto" è quello di non far capire le vere differenze tra un partito e un altro, tra le idee e le proposte di ogni candidato che chiede di rappresentare i cittadini nel compito più delicato e importante: fare politica per il bene comune.

Allora faccio un appello affinchè i partiti, e ancor più i singoli candidati, si esprimano chiaramente e compiutamente su quello che secondo me sono le cinque priorità che determineranno il futuro del nostro Paese:

1) Il lavoro, in particolare per i giovani. Sono numerosi e urgenti i provvedimenti necessari per aumentare l'occupazione nel nostro Paese, con una assoluta priorità per gli under 35. Tra queste insistere su una maggiore facilità a creare nuove imprese da parte dei giovani (è necessario riattivare una “imprenditorialità diffusa” che in un Paese di “creativi” come il nostro è sempre stato un elemento vincente).

2) La denatalità e la famiglia. Servono politiche decise e chiare per favorire la nascita di figli, accompagnati da politiche fiscali e di sostegno reale alle famiglie numerose, altrimenti la diminuzione della popolazione e il suo invecchiamento creeranno a breve gravi problemi sociali ed economici.

3) La protezione sociale e socio-sanitaria. E' necessario garantire un welfare sociale accessibile a tutti, recuperando gravi “indietreggiamenti” sul fronte dell’esigibilità dei diritti alle persone più deboli e garantire il diritto alla salute per tutti uscendo dalla logica dell'aziendalizzazione del sistema sanitario per farne una rete di servizi efficace sia nella cura che nella prevenzione.

4) L'accoglienza dei migranti. Occorre reimpostare il sistema dell'accoglienza dei migranti, con una modalità che veda piccoli nuclei sparsi in tutto il territorio, con il concorso preventivo dei Comuni, e che operi in una logica di rispetto della loro cultura, ma anche di reale apprendimento delle nostre leggi e tradizioni, in situazioni non di puro "parcheggio" ma con stimoli a essere attivi rispetto al territorio che li accoglie. Tutto ciò accompagnato da politiche di “mondializzazione” dei nostro interventi all’estero che abbiano attività rispettose e non predatorie dei territori e dei popoli del sud del mondo.

5) La giustizia e la lotta alla criminalità organizzata. E' necessario procedere ad una riforma della giustizia che renda certi e veloci i tempi del giudizio e chiara e proporzionata la pena, accompagnata da una riforma del sistema carcerario (oggi inefficace nel reinserimento sociale degli ex detenuti), con programmi di prevenzione della microcriminalità (specie quella giovanile) e con un presidio del territorio più efficace in quelle zone ad alta densità di criminalità organizzata. A tali problemi fondamentali, vanno aggiunte cinque questioni valoriali su cui raccogliere e “misurare” le diverse sensibilità e posizioni dei vari candidati (molto diversi, a volte, anche all’interno dello stesso partito):

1. L’educazione dei giovanissimi e il nostro sistema scolastico
2. Il problema della corruzione e dell’illegalità di tanti comportamenti quotidiani
3. Il riconoscimento della parità, anche economica, tra uomini e donne
4. L’attuazione costante a prevenire ogni forma di diseguaglianza
5. La tutela dell’ambiente e di ogni “essere vivente” affinchè questo pianeta, che è la nostra “casa comune”, venga preservato, custodito e trasmesso alle nuove generazioni ancora integro e vivibile.

Il nostro sforzo, come cittadini ma anche come cristiani, deve essere quello di valutare anzitutto le persone, cioè coloro che si candidano al compito di rappresentarci in Parlamento, perchè la differenza (a prescindere dal partito in cui militano) la fanno sempre le persone e la loro storia personale, nonché la competenza e la capacità professionale.

Allora sarà necessario capire chi ha il coraggio di proporre misure “impopolari” ma che guardano al lungo periodo, chi usa lo stile comunicativo basato sulle proprie idee e non sulla demonizzazione degli avversari (o peggio ancora che fa leva sulla loro “ridicolizzazione”), chi è capace di mostrare i propri valori personali attraverso il suo percorso di vita.

Sono inaccettabili slogan populisti del tipo “prima gli italiani”: nessun cristiano può mai affermare una cosa simile! Se c’è qualcuno che viene “prima” è solo chi ha più bisogno (indipendentemente dal proprio ceto, razza, sesso e religione); così come è inaccettabile chi alimenta paure di insicurezza o fa proposte demagogiche sul piano economico, come aliquote fiscali che in nome di un falso egualitarismo creano una palese ingiustizia privilegiando chi ha redditi maggiori.

Nei giorni scorsi il segretario generale della CEI, mons. Galantino, ha richiamato i candidati a “un sussulto di onestà, di realismo e di umiltà” e contemporaneamente ha rilanciato l’appello del Presidente Mattarella (nel discorso di fine anno) che aveva invitato i partiti a fare “proposte adeguate, realistiche e concrete”.

Ottima anche l’iniziativa di coloro che hanno sottoscritto il “manifesto della comunicazione non ostile” che rilancia la necessità di usare parole appropriate, che danno cioè forma a un pensiero e che siano utili per farsi comprendere con chiarezza da tutti, nonché a far campagna elettorale “per” qualcosa e non “contro” qualcosa. Pertanto il mio consiglio è quello di votare per persone "coerenti" tra ciò che dicono e ciò che hanno realizzato fino ad oggi (sia in politica che nella propria vita), perchè chi è stato incoerente sino ad ora, lo sarà anche in futuro.

Partecipare al voto è importante, sempre e comunque, e se non si riuscirà ovunque a scegliere tra persone capaci e propositive, dovremo almeno tentare di scegliere comunque i candidati meno incoerenti tra i valori che espongono e quelli praticati nella propria quotidianità.

da Gabriele Darpetti, direttore dell'Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro.rif






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-01-2018 alle 12:15 sul giornale del 26 gennaio 2018 - 259 letture

In questo articolo si parla di chiesa, politica, Diocesi di Fano

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