“Non chiamatele bambinate”: l’emergenza bullismo secondo il prof. Della Dora

19/01/2018 - I ragazzini sbagliano, ma i primi a doversi correggere sono gli adulti. A detta degli esperti, il bullismo è un problema che parte dalla famiglia per poi esplodere e riecheggiare tra i giovani. Lasciando cicatrici che, a volte, non si rimarginano più. Piccole vittime crescono, e crescono male. Il fenomeno del bullismo ha radici profonde, e il fatto che l’età media delle persone coinvolte si sia sensibilmente abbassata – non si parla più soltanto di adolescenti e di preadolescenti, ma di bambini delle elementari - ne fa una vera e propria emergenza. È per questo che l'Assessorato ai Servizi Educativi del Comune di Fano ha proposto un momento di riflessione sul tema.

L’incontro si è svolto alla MeMo lo scorso 18 gennaio. A spiegare cause e possibili rimedi è stato il prof. Mario Della Dora, psicologo e psicoterapeuta di grande esperienza, nonché ex-giudice minorile. I tanti anni di attività ne hanno fatto una figura autorevole in materia, e per questo ha potuto raccontare diversi esempi a dimostrazione di come non tutti siano ancora in grado di affrontare il problema. Né - ancora prima - di comprenderlo.

“Non si tratta soltanto di prese in giro”, ha detto Della Dora, secondo cui staremmo già facendo i conti con nuove forme di bullismo. Le location? Dalla scuola alla palestra, dai mezzi pubblici fino alla strada. “Non sono bambinate”, ha affermato con decisione lo psicoterapeuta, riferendosi a come, in uno dei casi da lui citati, le insegnanti che avrebbero dovuto vigilare e intervenire hanno invece sottovalutato la cosa. “La bimba aveva soltanto nove anni. Era cicciottina, e per questo veniva presa in giro dai suoi compagni. La famiglia si è preoccupata, si è rivolta a me, e mi sono subito reso conto che la bambina si stava costruendo un'immagine di sé molto negativa, anche prima dei canonici undici anni”. In questi casi, ha spiegato l’esperto, “il rischio è quello che si creino dei blocchi emotivi”. Le insegnanti? Sorde, e nemmeno il dirigente scolastico ha prestato sufficiente attenzione al problema, che si è poi risolto con una segnalazione a chi di dovere da parte dello stesso terapeuta.

“Il bullo non è cattivo di nascita o per ereditarietà: dietro c'è sempre un trauma o un problema familiare che comporta il bisogno di prevalere sugli altri in modo disturbato”. Ancora una volta, dunque, sono gli adulti a doversi guardare allo specchio. Che i grandi siano il male? No, anzi, “l'adulto sa di poter sbagliare – ha precisato sin da subito l’esperto - ma questo causa sensi di colpa, un blocco per l'attività emotiva. La soluzione dev’essere di tipo costruttivo”.

Altro anedetto, altro esempio. Positivo, in questo caso. Una dodicenne della scuola media Gandiglio era vittima di maldicenze da parte delle compagne. In questo caso l’insegnante ha tenuto gli occhi aperti ed è intervenuta. “Ma non in modo moralistico. Ha creato dei gruppi di lavoro mettendo insieme la ragazzina e le bulle”, ha raccontato Della Dora, specificando che insieme hanno poi fatto compiti, ricerche e anche delle colazioni. Questo ha contribuito a creare una relazione adeguata. E - evidentemente - non è un caso se esistano due forme di bullismo: quello diretto - fatto di offese verbali e fisiche, fino arrivare al maltrattamento - e quello indiretto, spesso tipico delle femmine e che si esprime attraverso calunnie e altri mezzucci per rendere negativa l’immagine di una propria compagna.

Ricostruire, dunque: è questo il modus operandi prediletto da Della Dora, la via maestra per cambiare realmente le cose. E senza strascichi. Vale tanto per gli adulti quanto per i giovanissimi. “Niente interventi punitivi contro il bullo - ha sottolineato lo psicologo - perché potrebbero aggravare le cose. Occorre un atteggiamento di costruzione”. Se da un lato è necessario prevenire, la “terapia” consiste sempre in un approccio positivo che miri a ricreare una relazione con gli altri che sia serena e rispettosa. Ancora un volta Della Dora ha chiamato in causa gli insegnanti. “Non mi piace nemmeno chiamarli così”, ha detto. “Meglio dire educatori, perché il loro ruolo non è quello di inculcare qualcosa negli alunni, ma tirar fuori il meglio di loro e creare nuove consapevolezze. La preparazione non basta, e quando mi dicono che non sono psicologi io non lo accetto”.

La relazione è il contenuto: è da qui che si deve partire. In definitiva, il bullismo consiste nel comportamento di persone – singole o in gruppo - che in età evolutiva sentono il bisogno di sopraffare gli altri per affermare il proprio potere. “Il bullo non è mai solo. Ha degli attendenti, e il termine militaresco non è casuale”, ha precisato l’esperto, sottolineando che se ci si allea con il più forte è per non diventare a propria volta una vittima, o per non finire emarginato dal gruppo dei pari. Ma dire “forte” è quanto di può fuorviante. Perché “spesso - ha detto Della Dora - il bullo è più debole della vittima”.


di Simone Celli
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Questo è un articolo pubblicato il 19-01-2018 alle 16:42 sul giornale del 20 gennaio 2018 - 3690 letture

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