Sindacati Cgil Cisl e Uil: "Intesa tra Pesaro e Fano, giuste le premesse"

Bandiere sindacati Cgil Cisl Uil 09/08/2017 - Comunicato dei segretari di Cgil Cisl e Uil Ricci, Andreolini e Morbidelli.

La recente intesa tra i sindaci di Pesaro e Fano, almeno dal punto di vista metodologico, può essere sicuramente salutata positivamente, dopo gli anni dell'isolamento e qualche disfida campanilistica di troppo.

Le premesse appaiono sicuramente condivisibili: coesione sociale, competitività dei territori, sviluppo del terziario, lavoro e disoccupazione. Sono temi che al sindacato sono particolarmente cari e che hanno la necessità di essere affrontati in maniera stringente. I contenuti dell'intesa invece in alcuni punti sembrano arrendersi all'evidenza o, in alcuni casi, come su lavoro e politiche di coesione sociale e welfare, non riprendono neppure le dichiarazioni in premessa.

Sottolineiamo in particolare i temi del lavoro e del welfare in quanto ogni analisi economica e del mercato del lavoro ci consegna un quadro preoccupante che richiederebbe l'avvio di un confronto tra le due città e con l'intero territorio provinciale che noi sollecitiamo da tempo con il coinvolgimento delle parti sociali. Temi come l'arretramento della ferrovia, la banda larga, la diffusione delle buone prassi amministrative tra le due amministrazioni, la necessità di collaborare sui bandi europei, sono assolutamente strategici per lo sviluppo del territorio. Nel frattempo però vediamo che il Comune di Fano si appresta a varare il suo Piano strategico e Pesaro, con i fondi Iti, conferisce alle due Università di Urbino e Ancona, un incarico per effettuare una sua analisi del territorio provinciale.

Più volte, come sindacati, abbiamo posto con forza la necessità di un dialogo sulla pianificazione strategica del territorio, rivolgendo questo appello direttamente ai tavoli delle due Amministrazioni, ora chiediamo che possa realizzarsi.

Dobbiamo tuttavia registrare la mancanza totale di una riflessione sui temi dell'istruzione e della formazione ad ogni livello, una delle chiavi di volta per affrontare i temi del lavoro e dello sviluppo. Sottolineiamo in particolare i temi del lavoro e del welfare non solo perché ci stanno particolarmente cari ma perché ogni analisi economica e del mercato del lavoro ci consegna un quadro preoccupante che richiederebbe ben più di un intervento infrastrutturale, peraltro lontanissimo nel tempo, e, soprattutto, l'avvio di un confronto tra le due città e con l'intero territorio provinciale che noi sollecitiamo da oltre tre anni. Fin da quando, inascoltati, chiedemmo ai sindaci, alla Provincia allora guidata da Matteo Ricci e con Massimo Seri assessore al Lavoro e alla Regione, di aggredire la crisi economica che già allora si manifestava in tutta la sua virulenza e che oggi ha lasciato un territorio stremato, con un tasso di disoccupazione al 12,5%, superiore persino alla media nazionale, con un terziario che stenta e addirittura diminuisce gli occupati, come nel commercio e nel turismo, o nella migliore delle ipotesi genera posti di lavoro tra i più precari dell'intero Paese (record italiano per le Marche quanto a numero di nuovi posti di lavoro precari). A questo si aggiunge un sistema manifatturiero che aggancia la congiuntura ma appare anch'esso non in grado, ancora, di garantire quella ripresa occupazionale di cui avremmo tanto bisogno.

Riguardo alle politiche sociali, complice una Regione pressochè assente che ha sostituito il finanziamento ordinario delle politiche sociali con Fondi Europei, che andrebbero per tutt'altro scopo utilizzati, il tema non è neppure ripreso tra i contenuti dell'intesa, mentre la povertà esplode e i servizi sociali dei due Comuni lo sanno perfettamente. Sulle due aziende Multiservizi molto bene l'impegno a continuare a collaborare in particolare su investimenti, sulle reti e innovazione dell'impiantistica, ma anche qui manca una integrazione con il territorio a livello di ATA.

Infine sulla sanità: si “prende atto della decisione della Regione sulla localizzazione del nuovo Ospedale Marche Nord”.

In sostanza, e solo per derivazione, Pesaro si impegna a “difendere” Fano affinché restino alcuni servizi sanitari nella città quando tutti sanno, ma proprio tutti, che se e quando si farà un ospedale a Pesaro, Fano perderà il suo. E qui viene l'assurdo: per lasciare il posto ad una clinica privata da 200 posti letto (poche decine in meno dell'attuale Santa Croce). E’ una strategia sbagliata, non condivisa, che sta penalizzando tutti, l'entroterra in primis, e sta costando milioni di euro in termini di mobilità passiva alle casse della Regione e dei suoi cittadini.

A tal proposito CGIL CISL e UIL hanno inviato nei giorni scorsi una lettera a tutti i sindaci, Pesaro e Fano compresi, nel quale si chiede di convocare con urgenza una Conferenza dei Sindaci di Area Vasta per ascoltare i lavoratori della sanità e i loro rappresentanti e cercare di conoscere il vero progetto di sviluppo della sanità pesarese nell’interesse dei cittadini e degli operatori.

Nel frattempo, purtroppo, i dipendenti amministrativi dell'Asur vengono trattati come pacchi postali, in una inutile diatriba campanilistica tra Fano e Urbino.

Speriamo veramente che il “carattere sperimentale per un anno” dell’accordo sottoscritto tra le due Amministrazioni possa divenire al più presto non solo un reale e definitivo asse collaborativo, ma possa coinvolgere fattivamente anche l’entroterra in un clima positivo, fattivo e di reale coinvolgimento di tutte le parti sociali nell’interesse della comunità.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-08-2017 alle 17:10 sul giornale del 10 agosto 2017 - 249 letture

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