Rete lirica delle Marche: Il Flauto Magico fa tappa a Fano

4' di lettura Fano 23/03/2017 - Al Teatro della Fortuna di Fano è andato in scena Il Flauto Magico di Mozart, secondo appuntamento per la stagione operistica e nuova coproduzione della Rete Lirica delle Marche che vede coinvolti i Teatri di Fermo, Fano ed Ascoli Piceno. Si consolida e riscuote sempre più conferme il sodalizio tra i tre teatri marchigiani, una sinergia che ha consentito la realizzazione e messa in scena di spettacoli di indubbio valore, riscontrando puntualmente partecipazione e successo di pubblico.

Al regista pesarese Francesco Calcagnini è affidata la regia di questo nuovo allestimento creato ad hoc per il circuito marchigiano e prodotto, come Il Barbiere di Siviglia della scorsa stagione, con la collaborazione degli studenti dell' Accademia di Belle Arti di Urbino, ai quali va il merito dell'intera realizzazione visiva dello spettacolo (scenografia, luci, costumi e videoproiezioni).
Il Flauto Magico è l'ultima opera teatrale di Mozart e forse quella che più di ogni altra ha suscitato curiosità e scatenato la fantasia del pubblico dell'epoca, rimanendo fino ad oggi oggetto di romantiche interpretazioni. L'opera infatti è semplice e complessa allo stesso tempo; se da un lato è portatrice di un messaggio universale, di un adolescente, Tamino, che diventa adulto grazie all'incontro con la giovane Pamina e con lo spirito libero di Papageno; dall'altro ha assunto negli anni il valore più criptico di una trasposizione cifrata dei riti massonici, con l'intento -solo presunto- di svelare i segreti delle logge.
Si sprecano i parallelismi: la malvagia Regina della Notte è stata via via identificata con la defunta imperatrice Maria Teresa, ostile alla massoneria, o con la Chiesa Cattolica; il buon mago Sarastro è stato invece visto come la personificazione dell'Illuminismo o alter ego di Ignazio von Born, gran maestro di una loggia massonica viennese frequentata dallo stesso Mozart.
Nonostante le infinite suggestioni, Calcagnini sceglie di raccontare Il Flauto Magico mantenendosi su un piano prettamente narrativo, a tratti si ha la sensazione di cogliere alcuni dei citati riferimenti massonici ma l'alternanza di elementi di scena più fiabeschi crea una sintesi in continuo divenire e per nulla scontata. E' evidente, in particolare nella scelta dei costumi e degli elementi scenici, un'alternanza di stili e di idee, probabilmente frutto del contributo collettivo di più menti (i ragazzi dell'Accademia), non per forza corrispondenti tra loro.
Il palcoscenico è uno sfondo nero sul quale vengono narrate le vicende, scandite dallo spostamento lineare di sedute e carrelli che, senza filtri, scorrono su una rete di binari disposti a scacchiera, rispettando abbastanza i tempi della storia. Alcuni marchingegni scenotecnici, la panchina alata dei tre fanciulli, l'automa... sembrano rimandare alle buffonerie della primissima rappresentazione dell'opera che nel 1791 ebbe facile presa di pubblico e fu subito accolta con grande successo da grandi e piccini.
La luce che segue i protagonisti crea essa stessa un movimento, traducibile in scansione temporale, nonostante permanga la sensazione onirica dei fatti sospesi nel tempo.
Curiosa la scelta dei costumi, tutti assai fiabeschi, capaci di enfatizzare l'atmosfera incantata tipica della favola buffa.
Tamino e Papageno, sono i primi a comparire, il primo è un ometto in pullover e cravatta, dalla poca personalità, perfettamente reso dal bravissimo Matteo Desole e fin da subito messo in contrapposizione con l'istrionico Papageno, il talentuoso Mattia Olivieri, circondato da uccelli coloratissimi e munito di un'armonica a bocca con la quale "cinguetta" tra un parlato e l'altro.
La Regina della Notte compare poco dopo, procace e seduttrice sotto un'imponente parrucca bianca e nera, impersonata dal soprano Sofia Mchedlishvili, apprezzata per l'ottima interpretazione e attesissima nel secondo atto per l'aria più celebre dell'intera opera, Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen,
Pamina, sua figlia, è il soprano Kiandra Howarth, brava nel canto e nella recitazione. Bastian Thomas Kohl è efficace nel ruolo di Sarastro. Al tenore Andrea Giovannini spetta il ruolo del perfido Monostatos.
Ancora sul palco: Diletta Rizzo Marin per Papagena, Carlo Feola per Oratore/I Sacerdote, Emanuele Bono per II Sacerdote/ I Armigero, Jinkyung Park-Prima Dama, Beatrice Mezzanotte-Seconda Dama, Sara Rocchi-Terza Dama, Giacomo Medici è il II Armigero. I tre fanciulli, preparati dal maestro Gian Luca Paolucci, sono: Ilenia Silvestrelli, Caterina Piergiacomi ed Emanuele Saltari.
Sul podio Gaetano d’Espinosa, uno dei migliori talenti della nuova generazione di direttori d’orchestra italiani alla guida dell' Orchestra Filarmonica Marchigiana e il Coro del Teatro della Fortuna “M. Agostini” preparato da Mirca Rosciani.

Il Flauto Magico sarà ancora rappresentato al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno il 30 marzo e 1 aprile 2017.








Questo è un articolo pubblicato il 23-03-2017 alle 10:40 sul giornale del 24 marzo 2017 - 815 letture

In questo articolo si parla di spettacoli, Elena Sagrati, articolo

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