I giardini di Filippo Corridoni

Fano 25/11/2016 - Risalente al 1931, venne definito il palazzo più grande di Roma, in via XXI aprile ed è l’opera più memorabile di Mario De Renzi con circa 442 appartamenti popolari serviti da 70 negozi, garage ed un cinema.

Un blocco di abitazioni chiamato anche Palazzi Federici, dove per la prima volta nella storia dell’architettura apparve la tipologia di complesso abitativo tendente all’autosufficienza. Il noto progettista romano che a Fano conosciamo come autore della Scuola Corridoni, ebbe il coraggio, l’apertura mentale attenta al sociale, di offrire la bellezza nelle cose di tutti i giorni ad un pubblico economicamente modesto, in una struttura che rimanda a qualcosa del sogno irrealizzabile di Falansterio già noto nell’idea del socialismo utopistico di Charles Fourier.

Sapeva il fatto suo Mario De Renzi. Lavorò molto anche come docente universitario e fu lo stesso che da noi ridisegnò anche l’Albergo Lido, poi demolito senza una ragione nel 1964 dagli amministratori del tempo. De Renzi aderiva al Razionalismo architettonico, il movimento costituito in Germania sin dal 1919 a Weimar e poi a Dessau da Walter Gropius nella celebratissima scuola d’arte chiamata Bauhaus. Gli appartenenti a quel centro di ricerca artistica del Moderno, svilupparono un metodo di progetto collegiale per costruire quanto necessario nelle società industrializzate, “dal cucchiaio alla città” per cittadini non più divisi in classi sociali, ma considerati eguali nelle necessità di base.

La proposta democratica per i consumi di massa, fu ricercata nello standard, nella bellezza educante dei prodotti di serie a basso costo uguali per tutti, che da allora fece il giro del mondo grazie alla messa a punto del metodo dell’Industrial Design. Ma questa responsabilità sociale nell’offrire a tutti utilità e bellezza da parte degli artisti-artigiani-architetti e designer dispiaceva al potere Nazista e la scuola nel 1933 venne soppressa. Quei ricercatori considerati Bolscevichi- c’erano fra loro alcuni artisti russi- vennero infine esiliati. Fu un grande favore indiretto per i paesi democratici che accolsero quei talenti ed offrirono loro cattedre universitarie specifiche, premessa alla formazione del Razionalismo globale, negli U.S.A. detto International Style.

Un fermento culturale che ancor oggi, nonostante il Postmoderno, tutti gli “Ismi” e le tecnologie non è affatto scomparso. E per tornare al nostro Mario De Renzi, si osserva nei suoi confronti che nel secondo dopoguerra anche Le Corbusier, per alleviare il problema degli alloggi popolari, utilizzò nelle sue Unité d’Habitation una tipologia dove centinaia di appartamenti si integravano con ampie funzioni e spazi comuni. Tali realizzazioni del maestro svizzero, costruite a monoblocco, divennero attrattive, famose culturalmente, ma anche debitrici del complesso di via XXI aprile, in quanto anticipate in quella realizzazione. E’ dunque importante per il patrimonio culturale di Fano avere un’opera di autore come De Renzi così legato alla storia internazionale dell’architettura.

Occorre anche scrivere di Ettore Scola che utilizzò i significativi interni ed esterni del complesso romano di via XXI aprile per due film, “Una giornata particolare” del 1977 e “Romanzo di un giovane povero” del 1995. Ma una vera sorpresa su De Renzi la offre ai fanesi Raffaele Panella, l’architetto che terminò attorno al 2000 la scuola elementare Filippo Montesi a S.Orso dove lo stesso progettista ha saputo ricordarci discretamente con immagini permanenti, che l’autore della Corridoni andava celebrato con dei segnali di attenzione rivolti alla città. Nella nuova scuola sono evidenti, infatti, le parafrasi figurative della gradinata per salire agli ingressi principali con le pedate molto lunghe ed inclinate verso il basso derivate dalla scuola fanese del 1935; gli stessi ingressi principali con la facciata a pilastri ripetuti, l’uso della tinta rosso mattone e le due sporgenze curve per il rigiro delle scale interne coi finestrini quadrati ai lati della facciata, ricordano tutti l’edificio di viale Gramsci.

Anche il pavimento interno della nuova scuola a strisce ripetute con toni di grigio mostra la stessa discendenza. E probabilmente Raffaele Panella intese con l’operazione descritta, da tutti verificabile, riportare negli occhi ed al cuore della cittadinanza il valore della Scuola Filippo Corridoni; renderle omaggio dopo quasi 65 anni! Dunque, un autore davvero notevole, Mario De Renzi, purtroppo misconosciuto a Fano, visto che contro al suo edificio scolastico venne praticato a rate un molesto accanimento artistico con almeno otto rilevabili interventi inidonei o dannosi. Punti critici dei quali la distruzione di uno dei due giardini esterni che accoglieva la fontana, fu solo il primo.

Par giusto paragonare quegli amministratori che presero tali decisioni negative dal dopoguerra in poi a delle “Muse all’incontrario” con la striscia tricolore messa di traverso contro tale patrimonio artistico considerato meno di niente. Amministratori colti assai che forse credevano che l’essere stati eletti permettesse anche di agire contro Arte e Natura. Viene da chiedersi se nella perdita di valore conseguente alla decisione di installare il distributore potesse oppure no configurarsi, in quanto danno patrimoniale all’arte italiana anche un indiretto danno alla proprietà pubblica come dall’articolo 635 del Codice Penale, punto 3, perche chi rompe anche solo un particolare di un’opera pubblica, paga!

Ma se un tempo, quella cultura specialistica che la cura del complesso avrebbe richiesto, mancava ai più, oggi, con Internet, l’informazione è facile e chi deve decidere il futuro dell’area impropriamente definita ex Agip, può rendersi conto facilmente a quale progettista ed a quale opera si trova di fronte, con uno spazio che sin dall’origine della scuola dedicata a Filippo Corridoni accoglieva in esclusiva un giardino facente funzione di area di rispetto per l’architettura di cui è parte. Occorre ricordare che il distributore installato fu un grave abuso, con la modificazione della destinazione del luogo nei confronti dell’onore morale del sindacalista di formazione cristiana e socialista Filippo Corridoni e delle qualità del famoso progettista Mario De Renzi, ma anche dell’identità culturale di Fano.

E la terapia contro un vecchio abuso recentemente demolito non può essere quella di un nuovo abuso per posti auto sopra o sotto la terra perche non rispetterebbe la funzione originaria di bellezza morale ed estetica di questo spazio, neppure se vicino non ci fossero già abbondanti parcheggi. Ed il lembo di un’opera importante, che fu violata anche nel sottosuolo va ricostruito quanto più possibile in aderenza al concetto iniziale: dunque, quali esitazioni al riguardo?

E la miglior ricostituzione sono solo i disegni di De Renzi per quel giardino, depositati presso l’Archivio di Stato. Senza addentrarci nel campo specialistico delle teorie e pratiche del restauro architettonico, qui basta fare un semplice ripristino, come avvenuto per il campanile di S. Paterniano che non è mai dispiaciuto a nessuno. Esperienza e buon senso alla portata di tutti, possono guidare le scelte ed i commercianti di ogni città sanno benissimo che la bellezza di un’opera d’arte importante attrae meglio dei parcheggi dell’ignoranza.

Se poi si volesse inserire nelle visite turistiche alla città anche il percorso delle architetture razionaliste stimolate dalla Corridoni nelle opere di quei progettisti locali che scelsero il nuovo metodo progettuale, ci guadagneremmo tutti. E si comprende che la fontana è il cardine di quel giardino e non può mancare nel ripristino, altrimenti si perderebbe il valore di quell’elemento sorprendente che sostanziava il luogo. ”NIL DIFFICILE VOLENTI”, si legge nella lapide ai piedi di quel che resta (la tazza superiore) della fontana originale di un tempo, ora presso il faro del porto.

Nulla è arduo per chi vuole, fatta mettere dalle due gentilissime signore che la “adottarono” vedendola decontestualizzata, in cattivo stato ed offrirono nel 2013 i soldi per l’operazione di bonifica della quale la fontana necessitava. E se si vuol lasciare ove trovasi quel frammento originale deportato dalla Corridoni per ricordare il bel gesto privato, per il doveroso ripristino aderente al disegno originale, basterà far fare una nuova tazza da un artigiano cementista. Una fontana artistica è un simbolo di purificazione e del rinnovarsi della vita: un concetto figurativo, suggestione dell’acqua e dei suoni, elemento poetico, un profumo per il vivere civile...

Dunque, per quali diaboliche ragioni di incultura noi di Fano dovremmo rinunciare alle opportunità che proprio quella fontana ci offre, soprattutto nel ricordo dell’animo e del sacrificio di Filippo Corridoni, come noi marchigiano al quale con l’intero complesso è dedicata?

I beni culturali servono a produrre nuova cultura. Nel distruggerli si produce ignoranza e si diventa tutti più poveri; geometri, affaristi della sosta e commercianti per primi! Mentre il danno senza far guadagno purtroppo lo facciamo ogni volta che ci lasciamo andare a quell’atteggiamento umano tanto acutamente descritto da Carlo Maria Cipolla nel suo famoso piccolo saggio sulle cinque leggi fondamentali della stupidità umana, “Allegro ma non troppo”. Se qualcuno vuol ancora far danno senza far guadagno a questa architettura, dunque si faccia avanti!

Ma fortunatamente, questa volta, e per la prima volta, compare la conquista culturale, addirittura storica promossa dal sindaco Massimo Seri e della sua giunta di riportare il complesso per quanto possibile alla bellezza dell’origine. E’ ben vero che tutta la zona attorno alla scuola non è più quella del 1935, insidiata dalle polveri sottili, dal rumore, dal pericolo di morte da automezzo.

Il traffico va allontanato, pregando se possibile di parcheggiare poco lontano. Inoltre, visto che questa amministrazione ha fatto già restaurare l’ingresso della scuola, è auspicabile riportare con poca spesa, la semplicità dell’origine anche nell’altro giardino esterno così come pare essenziale far riaffiorare le lunghe aiuole sotto le facciate ai lati dell’ingresso principale eliminando una ventina di parcheggi auto assolutamente abusivi in quanto in origine, nel luogo c’erano due aiuole fiorite.

E’ vero; ci sono fiori rari che fioriscono solo nel buio ma sotto quell’asfalto i fiori di Filippo aspettano da mezzo secolo, di rivedere il sole! Dunque, occorre eliminare quanto prima quei posti auto e non aggiungerne, se si vuol recuperare ancora qualcosa della perduta bellezza, considerato che il monumento è importantissimo! E circondare il tutto con un recinto, basso per non recare disturbo visivo. Il complesso architettonico non ha colpa se i Fanesi non si sono ancora dotati di una interquartieri dal Metauro a Gimarra.

Infine, un invito: “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”, ripeteva Alcide De Gasperi, che par giusto dedicare a quei “colti” politici locali che collegano la preoccupazione per il destino di questa area ex giardino, all’ambientalismo estremo che farebbe solo danni, dove, chi li ha fatti i danni, lo si comprende benissimo, quando la imminente bonifica delle cisterne sotterranee, potrebbe riservare sorprese riguardanti la qualità ambientale, ed anche la possibile presenza del resti di un rifugio antiaereo scavato durante l’ultima guerra.

Invece di parlare contro nessuno, visto che il patrimonio artistico non ha appartenenza partitica, si impegnino piuttosto collaborando alla tutela e successiva valorizzazione del complesso. Mario De Renzi, Filippo Corridoni e la futura generazione ringrazieranno.






Questa è una lettera al giornale pubblicata il 25-11-2016 alle 16:26 sul giornale del 26 novembre 2016 - 1516 letture

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