M5S: "Fusione dei Comuni, il caso di Montemaggiore. Verso la dittatura delle Giunte?"

giovanni maggi candidato movimento 5 stelle 2' di lettura Fano 22/11/2016 - C’è un principio fondamentale alla base della democrazia: le scelte non possono essere imposte dall’alto ai cittadini, altrimenti non si chiama più democrazia.

Quello che sta succedendo nella fusione dei comuni di Montemaggiore, Serrungarina e Saltara è emblematico. La legge regionale che ha dato avvio all’iter per la formazione di un nuovo comune dalla fusione dei tre, prevedeva che la popolazione si esprimesse tramite referendum. E la popolazione si è espressa: Serrungarina e Saltara sono d’accordo alla fusione (con il 53,46% e il 68,64% dei votanti rispettivamente) mentre a Montemaggiore il 63.44% ha espresso la propria contrarietà.

E qui viene il bello. Nonostante la contrarietà alla fusione certificata dai cittadini di un comune, con una lettera inviata alla Regione, tutti tre i sindaci chiedono al Presidente Ceriscioli di procedere con la fusione. Secondo i sindaci contano i voti sommati tra loro, indipendentemente dall'appartenenza comunale, e affermano che per 500 preferenze vince il SI. Ma non è questo lo spirito della consultazione popolare: tre comuni diversi possono avere differenti esigenze e motivazioni rispetto ad una fusione, può andare bene per due e non per il terzo. E il terzo, che avrà le sue belle ragioni per dire di no con una maggioranza netta, non può vedersi imposto un qualcosa che non ha scelto.

In questo caso, l’aritmetica tanto cara al nostro Presidente, non può essere usata come scusa. Il Movimento 5 Stelle già l’aveva detto in aula consigliare quando si era approvata la legge per avviare il processo di fusione: siamo d’accordo, purché i cittadini la vogliano. E i cittadini di Montemaggiore, palesemente, inequivocabilmente, non la vogliono. Tanto che oggi una nutrita delegazione di cittadini di Montemaggiore è arrivata in Consiglio regionale per rappresentare le proprie ragioni.

Il M5S ha già presentato una mozione per impegnare la Giunta a tenere conto di questa volontà e non procedere con la fusione a tre. Ma non basta. Presenteremo quindi una proposta di legge regionale che chiarisca i passaggi di come si deve tenere conto degli esiti del referendum popolare sulle fusioni tra comuni, perché al momento non è sufficientemente chiaro.

Ora come ora, un Sindaco (come quello di Montemaggiore) che nel suo programma elettorale non ha neanche inserito la questione della fusione, può forzare la popolazione a fondersi con altri comuni nonostante questa abbia espresso volontà contraria. La Costituzione italiana, di cui così tanto si parla e di cui così poco si applica, dice che “la sovranità appartiene al popolo”(art. 1). Non ci risulta che dica nulla a proposito di una "dittatura delle Giunte". Se il PD regionale imporrà la fusione nonostante tutto, la parola "Democratico" scolpita nel proprio nome appassirà inesorabilmente.


dal Movimento Cinque Stelle

Gruppo consiliare Regione Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-11-2016 alle 16:23 sul giornale del 23 novembre 2016 - 1626 letture

In questo articolo si parla di politica, marche, M5S, fusione dei comuni, movimento cinque stelle Marche

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aDMJ


Reinhard hanselmann

24 novembre, 12:30
In questo caso, l’aritmetica tanto cara...... andrebbe rivisto il regolamento della legge regionale: nel caso che TUTTA la popolazione di Montemaggiore in congiunta con TUTTA la popolazione di Serrungarina avesse votato per il NO, avrebbe vinto lo stesso Saltara per il SI, a ragione del numero di abitanti, superiore agli altri due comuni. Questo non può corrispondere ad una fusione, ma lo chiamerei più "annessione". Esempio: se Fano volesse "fondersi" , cioè incorporare Mondolfo e Marotta, basterebbe deliberare (d'accordo con il Sindaco) l'atto di fusione.