Grande affluenza di pubblico alla MeMo per l'incontro con Marika Kaufmann Venezia

2' di lettura Fano 26/01/2016 - Fano ha accolto con grande partecipazione e attenzione la preziosa testimonianza di Marika Kaufmann, moglie di Shlomo Venezia, sopravvissuto ad Auschwitz e membro del Sonderkommando al Crematorio II di Birkenau.

Una sala gremita e silenziosa per il quarto appuntamento della rassegna “Con le parole giuste” dedicato alla memoria: numerosi gli insegnanti da tutta la provincia, coinvolti dall’Istituto di Storia Contemporanea di Pesaro e Urbino, ma anche studenti, appassionati, rappresentanti delle istituzioni.

“Oggi è il 25 gennaio, ma per me è il Giorno della Memoria, ogni volta che parlo di ciò che è successo a Shlomo per me è il Giorno della Memoria, perché non è importante la data, ma ciò che si trasmette.” Così Marika Venezia ha introdotto il suo intervento, fatto di parole ed emozioni misurate. Con voce bassa ma ferma ed estrema lucidità, ha raccontato la storia di suo marito, dall’infanzia passata a Salonicco alla deportazione in massa degli ebrei, dall’allontanamento dai suoi cari una volta arrivato ad Auschwitz al lavoro presso il forno crematorio, da quel numero tatuato sul braccio alla voglia di vivere a ogni costo.

Con dovizia di particolari, ha spiegato come trascorrevano le giornate i prigionieri, tra il freddo pungente, il cibo scarso e il lavoro massacrante, sempre con la paura della morte che attanagliava ogni istante, fino a quel 6 maggio 1945, quando Shlomo fu liberato dagli americani in Austria. Un racconto secco, intenso, a tratti spietato, che non lasciava quasi trasparire emozioni, perché Marika non vuole impietosire nessuno, ma solo mantenere viva la memoria di suo marito.

Più volte ha ribadito che Shlomo ha sempre evitato di riportare ricordi confusi ed episodi poco chiari e tutto ciò che ha scritto nel suo libro, Sonderkommando Auschwitz (uscito nel 2007 per Rizzoli e tradotto in 23 lingue), e raccontato durante le numerose conferenze a cui ha partecipato è stato veramente vissuto e visto con i suoi occhi, perché la tragedia esige parole precise e non accetta inesattezze.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-01-2016 alle 10:06 sul giornale del 27 gennaio 2016 - 541 letture

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