Spettacoli artistici locali: l'opinione di un "tifoso deluso"

Teatro della Fortuna Fano 02/01/2016 - Non scrivo da giornalista (pur essendolo), tantomeno da critico (di cui non ho proprio il “pedigree” professionale). Scrivo semplicemente da tifoso deluso. Tifoso delle espressioni artistiche popolari del nostro territorio, che hanno nelle commedie della tante Compagnie dialettali , nel “San Costanto Show” e nel più recente filone cinematografico de “Gli sbancati” indiscutibilmente le loro espressioni più evidenti ed efficaci.

Sulle commedie dialettali passerò a volo d’uccello : a mio giudizio dopo il culmine raggiunto dalla “Sora Emilia” di Massimo Foghetti rappresentata tanti ani fa al Politeama dalla “Polena “(almeno così mi pare), con la ciliegina della torta della musica a far breccia della recitazione tradizionale, si sia andati progressivamente a perdere quota – tolte qua e là alcune lodevoli eccezioni –paradossalmente proprio a causa dell’effetto-traino (clamoroso in una Città “pigra” come Fano) che le performances della suddetta “Polena” hanno provocato. Compagnie teatrali cresciute come funghi e autori costretti a spremersi le meningi per produrre un adeguato numero di testi da mettere ogni anno in scena, con inevitabili ripetizioni e invece colpevole rara ricerca d’innovazione. Un parere,il mio, opinabilissimo e aperto –come quelli che seguiranno –alla discussione e alla critica...
Degli altri due eventi che hanno caratterizzato le festività natalizie – Il “San Costanzo Show“ andato in scena in chiusura/apertura d’anno nella prestigiosa cornice del Teatro della Fortuna (opportunatamente concesso anche per queste espressioni artistiche locali)- e il “sequel” del film “Gli Sbancati”-che ha inondato di repliche il Cinema Politeama fin quasi a Natale – mi soffermerò con qualche considerazione più dettagliata e meno generale, anche perché mentre scrivo ho freschissimo il loro ricordo.
In ordine cronologico partiamo dal film, che l’anno scorso rappresentò il vero evento fanese (a proposito, il campo della cultura popolare-che è cultura di prima dignità- è uno dei pochi settori dove Fano sopravvanza nettamente Pesaro), con il tormentone “Quant si stupìd” di Tranquilli sulla bocca di tutti .E anche sul …petto di molti, che come il sottoscritto hanno voluto ribadire - acquistando e indossando l’omonima maglietta”il loro orgoglio di essere fanesi, un merito che al regista Secchiaroli e al suo brillante “cast” va riconosciuto fino in fondo!
Ma il punto è che quanto all’esordio si raggiunge tanta qualità, poi l’impegno dev’essere solo quello di migliorarsi. Non di correre dietro alla giusta fama acquisita dal primo ”lavoro” per sfruttarne commercialmente la scia. Com’è invece del tutto evidentemente successo con “Gli Sbancati 2”, un film da salvare solo per la “fotografia”, cioè per il corredo di immagini aeree che illustrano la magica bellezza paesaggistica e architettonica (riprese su Fano ma anche su Urbino, Pesaro, Mondavio e Cartoceto) della nostra “Provincia bella” e per la simpatia e la naturale spontaneità di recitazione di un ampio “cast”, che comprende la grandissima parte degli attori dialettali fanesi,con poche assenza di rilievo (quest’anno Lorenzo Uguccioni e Mariella Longarini).
Per il resto una storia troppo lunga e poco comica, per di più piuttosto lenta (molti sbadigli e ricerca dell’orologio viste in sala), che ha saputo banalizzare anche la trovata della “battuta-tormentone” di cui dicevamo sopra. Com’era evidente che il personaggio cui era affidata non poteva esser che nuovamente Tranquilli, così si doveva capire che la battuta andava cambiata : ci sono mille espressioni dialettali che potevano fare al caso. Così è stata solo un’inutile,non efficace ripetizione. E scommettiamo che nessuna maglietta verrà stampata o che sarà comunque un flop…
Infine il “San Costanzo Show”, questa meritevolissma esperienza di comicità d’avanguardia che si esalta nel mini-circuito del bel teatrino di San Costanzo, ma che ha “impallato” clamorosamente il mega-impatto (con doppio spettacolo,prima e dopo la mezzanotte) col Teatro della Fortuna.Eppure gli attori sono bravi, alcuni anche molto bravi (Pagnoni “la Rosa” e Giangiacomi,evidentemente),ma anche in questo caso si è evidenziato un palese problema di sceneggiatura con testi troppo lunghi e non altrettanto comici (perchè se un testo è lungo, ma fa ridere ad ogni battuta non diventa pesante). Testi oserei dire perfino mortificanti della bravura degli attori, con il versatile Giangiacomi chiamato a quasi trenta minuti di conduzione di uno straziante premio letterario (all’una dopo mezzanotte,sigh!) tra effetti ottici che non si usano più neppure nei teatrini parrocchiali e con Pagnoni-la Rosa costretto quasi al mutismo nell’ultima,pur lunga scena (all’una e mezza dopo la mezzanotte,risigh!)dedicata alla Tombola.
Evidentemente il Gruppo paga pesante dazio alla perdita del mai dimenticato Nigra e la meno conosciuta uscita dall’equipe di un abile scrittore comico come Michele Gianni,nessuno dei due rimpiazzato adeguatamente, con Oscar Genovese distratto dalla regia (decisamente più ritmata e convincente in altre situazioni) perché “costretto” a recitare , senza avere minimamente la vis comica di Nigra.
Noi da anni siamo ammiratori e conosciamo gli attori “San Costanzo Show”, che danno il meglio di sé (ed è è un gran piacere partecipare ed essere coinvolti dai loro spettacoli) quando si muovono a ritmo di cabaret: entrate e uscite veloci dal palco, scenette brevi,monologhi –irresistibili – di Giangiacomi,gli splendidi interventi-cerniera (spesso improvvisati) di Pagnoni-la Rosa tra una gag e l’altra. Giocatori di calcetto, non di calcio: campetto piccolo,tecnica sopraffina, virtuosismi individuali,contatto stretto col pubblico. Soprattutto: ritmo veloce e giocate brevi. Non vorremmo essere irriverenti,ma non è successo così nei primi film di Aldo, Giovanni e Giacomo –il paragone con tali “maestri” lusinghi i nostri amici attori - distanti anni luce dalle loro straordinarie gags televisive, tanto che negli ultimi anni i loro film non sono che un insieme di “cameo”legati tra loro da una narrazione comune, ma recitate appunto a scenette distinte l’una dall’altra?
Si cerchino forze nuove –da affiancare all’irrinunciabile “cinquina” di oggi - per il palcoscenico e soprattutto per il lavoro dietro le quinte : scrittura di testi e sfruttamento delle moderne opportunità tecnologiche su tutte. Genovese torni full-time alla regia, dove in passato ha dato brillante prova di sé (scommetto che avrebbe almeno spostato nella seconda parte dello spettacolo il mini-musical –non eccezionale, ma certo più “leggero”- in luogo di una delle de maxi-scenette andate proprio in coda allo spettacolo,per giunta pressochè attaccate, dall’una alle due!).Si evitano le ripetizioni di…reperti archeologici, come la scenetta delle canzoni “metereologiche”, simpatica ma stravista:Soprattutto quando alo spettatore –unica risorsa finanziaria del gruppo,com’è stato simpaticamente ribadito-si chiedono 50 euro.E non certo per lo spuntino di mezzanotte…
A proposito : il 12 gennaio riparte la “scuola di risate” condotta dal gruppo teatrale. Quale migliore occasione per le persone a cui piace ridere e far ridere?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-01-2016 alle 13:34 sul giornale del 03 gennaio 2016 - 2747 letture

In questo articolo si parla di fano, spettacoli, teatro della fortuna, bene comune, Corrado Cardelli

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/ar9K