Il Canto di Cecilia e altre poesie di Laura Corraducci: “La poesia come stigma sulla pelle”

4' di lettura Fano 28/12/2015 - Il Canto di Cecilia e altre poesie è la seconda raccolta di Laura Corraducci, che segue la precedente Lux Renova.
Poesia densa, materica, quella della Corraducci, che gronda esperienze, patemi, generosi slanci vitali che strutturano il verso e lo radicano alla realtà emotiva dell’uomo, al suo sentire più profondo. Sincerità e impetuosità, caratteristiche dell’opera prima della poetessa pesarese, si confermano spina dorsale e nerbo dei suoi versi.

La crudezza di questa poesia è la sua aderenza al vero, il suo non tacere, il suo gridare, che tuttavia non si traducono in cronaca, in facile denuncia o in sterile urlo di rifiuto: il verso non racconta, ma si incarna in chi soffre, penetra nella sua situazione e la porta alla luce con tutte le sue sfumature di dolore e di speranza, modulando il grido di denuncia nelle forme del canto poetico, icastico ed energico quanto lirico ed elegante.

Nella poesia A Said, dedicata a un giovane africano morto suicida nel carcere di Pesaro nel 2013, il verso attecchisce al dramma e se ne sostanzia, offrendo a una delle tante vittime dei nostri giorni l’unica forma di risarcimento e di giustizia che la poesia sia in grado di offrire: la testimonianza palpitante e il ricordo.

ora posso solo sfiorarlo col respiro
quel nome che non è più corpo

la gola che non ha più suono
arrampicato nudo al tuo silenzio
sei partito per cercare un altro colle
era già notte e tu sfiorivi nel mattino
non raccontare il giro esatto dell’orrore
non dirlo a chi si vende con gioia le tue carni
ti resti la poesia come stigma sulla pelle
perché di te nulla mai vada perduto

Una poesia che vive nel gurgite vasto della vita non già per celebrare quei pochi che si mantengono a galla, ma quei tanti che rischiano di affondare, o sono già affondati, per l’impeto dei marosi e la sfortuna che li ha fatti nascere nell’occhio della tempesta; una poesia che rimane lirica anche nella sua fisicità e nella sua nuda concretezza, che dice ed evoca allo stesso tempo, comunicando quel senso di appagante soddisfazione, tanto per l’intelletto quanto per l’animo, che possono dare le felici e ispirate alchimie di suggestioni e immagini.

abbandonati ora al sonno della sera
zittisci finalmente il pianto di bambina
la libertà è lenzuolo sopra un tetto
si impiglia da solo agli spigoli del cielo
giovinezza di rabbia e di illusione
gliel’hai lasciata tutta sulla strada
l’innocenza del domani e sei rimasta
l’unica a sentire un violino che non c’era

Dai versi di Laura Corraducci emerge in modo ricorrente la sensazione che il dolore sia figlio di un istinto vitale insopprimibile, non di rassegnazione; sembra che il dolore testimoni il senso ultimo, in quanto affermazione dell’inesausto e indomabile anelito di vita che si incarna nell’amore per Dio, per il prossimo, per la propria umanità da liberare dalle catene dei nostri giorni, da sottrarre al falso rito di chi omaggia con vitelli grassi il Dio stanco del proprio tempo. “Ti resti la poesia come stigma sulla pelle/perché di te nulla mai vada perduto”: parole che, rivolte giovane Said, possono forse fungere da raccomandazione alla sensibilità che alberga in ognuno di noi, perché ciascuno riesca ad andare oltre, a sentire anche il violino che non c’è.

Laura Corraducci, Il Canto di Cecilia e altre poesie, Raffaelli Editore, 2015.

L’autrice
Laura Corraducci è nata a Pesaro nel 1974. È insegnante di inglese.
Nel 2007 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie con Edizioni Del Leone dal titolo Lux Renova. Suoi inediti sono apparsi su “Punto Almanacco della poesia italiana 2014”, edizione Punto­acapo, Gradiva, con nota critica di Giancarlo Pontiggia; “Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n.2”, Raffaelli Editore, 2014. Nel 2012 ha organizzato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pesaro la rassegna poetica “vaghe stelle dell’orsa” dedicata alla poesia contemporanea. Nello stesso anno ha vinto il concorso “La donna si racconta” sezione poesia. Sue poesie sono state recentemente tradotte in lingua spagnola.






Questo è un articolo pubblicato il 28-12-2015 alle 06:56 sul giornale del 29 dicembre 2015 - 6317 letture

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