Fondazione Carifano: 'In dieci anni i capitali fruttiferi hanno perso 33 milioni di euro'

Cerimonia Fondazione Cassa di Risparmio di Fano 4' di lettura Fano 13/06/2015 - Bene Comune ribadisce che si interessa alla Fondazione Carifano per il solo fatto che questa, gestendo un patrimonio della collettività, col vincolo di legge di utilizzarlo per finalità di utilità sociale, è di fatto un bene comune della città e del suo entroterra.

La gestione della fondazione dunque ci interessa come ci interessano la gestione dell'acqua pubblica, dei rifiuti, del territorio, della sanità, ecc. Ci preme innanzitutto tranquillizzare i vertici della Fondazione che non è intenzione di BC, dei suoi soci o dei suoi responsabili “prendere il posto dell'attuale Presidente” o “impadronirsi della Fondazione”, e che quella posta da BC non è una questione personale nei riguardi dell'attuale Presidente o delle persone fisiche che ne ricoprono gli organi.

Si sono sostanzialmente sollevate due questioni:
- si è auspicata l'immediata attuazione della regola di ricambio periodico degli organi che le fondazioni si sono impegnate a recepire con il recente protocollo d'intesa;
- si sono sottolineate alcune criticità della recente gestione economica della Fondazione. Con riferimento alla prima questione.

Ogni norma ha una sua ragion d'essere. Quella sul periodico ricambio degli organi risiede nel fine, dichiarato da ACRI e quindi dalla stessa Fondazione Carifano, di “mantenere un elevato grado di responsabilità nei confronti del territorio”.

E' dunque una norma posta nell'interesse stesso della Fondazione e del territorio. E’ Fondazione Carifano, con ACRI, ad aver affermato che risponde ad un suo precipuo interesse che i componenti degli organi statutari, Presidente, Consiglieri di amministrazione, e membri del Consiglio Generale, durino in carica per non più di otto anni consecutivi.

Sennonché, in assenza di un suo spontaneo passo indietro, l'attuale Presidente ben potrebbe (legittimamente) rimanere in carica sino a maggio 2019, totalizzando ben 15 anni consecutivi di presidenza, quasi il doppio del termine massimo sopra indicato.

Ci pare dunque che l'attuale Presidente, di fatto, sia posto di fronte ad una scelta: perseguire l'interesse della Fondazione, che è quello di un periodico ricambio degli organi, o invece privilegiare il proprio desiderio di rimanere al 'comando' della Fondazione.

Realizzare subito la prima ipotesi sarebbe un gesto lungimirante, ovvero che guarda in avanti, al futuro e non al presente, che anticipa quella che sarà la piena attuazione della regola del periodico rinnovo degli organi, che perciò persegue gli interessi della Fondazione. Questo il motivo per cui ci siamo permessi di suggerirlo. Avremmo fatto la stessa cosa se il Presidente si fosse chiamato Piero Rossi o Giovanni Bianchi.

Non è una questione personale. Né è stato chiesto un passo indietro del Presidente, e così passiamo alla seconda questione, a causa della performance economica negativa, che è attestata dai bilanci della Fondazione.

Per analizzare la gestione ci siamo avvalsi di notizie pubbliche, in quanto contenute nei bilanci della Fondazione dal 2004 al 2014. E, se i numeri non sono un opinione, durante tale periodo registriamo una riduzione in valore assoluto del patrimonio della Fondazione di 10 mln (da 148,2 a 138,4); patrimonio che, invece, avrebbe dovuto crescere di 27,5 mln per compensare la svalutazione monetaria nel decennio, come da indice istat del costo della vita.

Per questo noi sosteniamo che gli organi responsabili della gestione del patrimonio non hanno rispettato gli obblighi statutari (art. 4 statuto) che impongono la conservazione del patrimonio in modo da ottenere una adeguata redditività nel tempo.

Equivoca il Presidente - opportunamente corretto dal Segretario Generale della Fondazione - quando aggiunge al patrimonio beni acquistati con i soldi delle erogazioni annue, consentite dai frutti annuali degli investimenti. Sono cose diverse dal patrimonio. Nel passivo troviamo infatti un fondo a rettifica dell’investimento effettuato che si origina con le erogazioni nei settori di intervento (concetti espressi a pag. 11 e 33 del bilancio 2014).

Sono sotanzialmente beni infruttiferi che dovranno sempre essere destinati alle erogazioni e che non possono essere quindi compresi o aggiunti al patrimonio, come è in effetti indicato in bilancio. Quanto affermato al riguardo dal Presidente, dunque, invece che fare chiarezza confonde le idee ai cittadini.

Vogliamo poi portare all’attenzione della cittadinanza la forte riduzione della redditività avvenuta nel 2014, dovuta alle perdite di 2 milioni di Euro dell’investimento in fondi immobiliari chiusi, gestiti da Est capital sgr, commissariata per gravi irregolarità di gestione.

Di solito gli immobili mantengono il loro valore, mentre in questo caso l’investimento si è dimezzato nell’importo investito. Questa ennesima svalutazione dell'ultimo esercizio pesa per l’importanza dell’importo e perché si aggiunge alla precedente perdita dell’ingente investimento in Banca Marche; investimento effettuato dimenticando i criteri di prudenza del frazionamento dell’investimento per contenere i rischi.

Tutto questo ha finito per determinare la riduzione del capitale fruttifero, cioè di quegli strumenti finanziari inscritti nell’attivo che producono interesse (titoli di stato, obbligazioni, azioni, fondi comuni, pronti contro termine, ecc.), con conseguente riduzione degli avanzi di esercizio e, quindi, delle erogazioni. I capitali fruttiferi hanno subito una riduzione di circa 33 mln, passando da 152 mln del 2004 a 119 mln del 2014. Rimaniamo disponibili ad un dibattito pubblico su questi temi e sulle novità introdotte dall'autoriforma.








Questo è un articolo pubblicato il 13-06-2015 alle 19:26 sul giornale del 15 giugno 2015 - 389 letture

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