Il Giuramento di Vitruvio

porta della mandria 7' di lettura Fano 26/07/2014 - Il Giuramento di Vitruvio e le tre proposte del Centro Studi Vitruviani verso l’Amministrazione Fanese che meritano certamente ulteriori considerazioni.

Ora che il silenzio attorno al pestaggio a sangue, non di una persona, ma del luogo di Porta della Mandria si è rotto, ci sono maggiori speranze di ottenere una riparazione apprezzabile, visto che la protesta l’hanno fatta anche le persone con le competenze giuste per denunciare la “stutela” dell’antico. Stutela del sottosuolo e stutela della bellezza complessiva di quel paesaggio di riferimento. Il Centro Studi Vitruviani infatti ha evidenziato tre proposte di riqualificazione all’Amministrazione comunale, ponendosi come elemento di progresso e crescita in senso culturale non solo per la ricerca archeologica ma anche della tutela monumentale e dell’intera urbanistica fanese. Una coraggiosa presa di posizione che non casca dal cielo ma dalla profonda immersione nelle conoscenze presenti.

Tre punti sottoscrivibili da tutti meno che dagli eredi degli Ostrogoti di Vitige ancor ampiamente presenti in città. Le proposte tuttavia son degne di ulteriori considerazioni ed approfondimenti nello spirito di collaborazione perché è una città partecipe quella che serve a sé stessa, non una città abituata male in merito a difesa e valorizzazione del patrimonio artistico. Se il cittadino non potrà aprirsi ad un nuovo modello di cultura che lo contenga e lo attivi si rischia con ciò anche l’estinzione della ricerca archeologica nel nostro sottosuolo. Infatti le maggiori difficoltà del Centro Studi sono legate al reperimento dei soldi necessari, quando per rendersi indipendenti dagli aspetti negativi che sempre ogni mecenatismo di Fondazione od Amministrazione comporta, rimane almeno di tentare forme di azionariato popolare a sostegno dello stesso Centro Studi.

Analizzando i tre punti, alla proposta n.1- La richiesta di porre agli ingressi viari il cartello che indica il nostro valore identitario più alto, come “Fano, città Vitruviana”- la ritengo immediatamente realizzabile, e ricordo immodestamente di aver proposto la stessa operazione già nel 2009 su questo stesso Portale. (1)

Alla proposta n.2, circa Porta della Mandria, per la quale tutti protestiamo visto l’evidente danno complessivo, c’è da intuire che Osso, Mastrosso e Carcagnosso (2) siano subdolamente entrati, come i “virus” dei computer, nella legge del piano casa; una legge immediatamente contestata da tutte le figure esperte in urbanistica e della quale cominciamo a vederne il già anticipato aspetto negativo se applicata in luoghi monumentali. Poi chi e come debba legalmente intervenire, a causa della grave offesa all’intera città, lo deciderà il Sindaco perché la città viene disonorata nella sua storia, nella bellezza e nella memoria di Cesare Selvelli ed Etelredo Mazza che tanto fecero nel 1923 per salvare, riuscendovi, il più alto titolo di nobiltà cittadina: le mura Augusteo-Vitruviane. Oggi, che i discendenti non nobilitano gli avi ma piuttosto sono le gesta degli antenati che coprono di vergogna i nipoti per quel che riguarda la tutela dei monumenti e del paesaggio cittadino, propongo di adottare, integrandola nello statuto comunale di Fano, una finalità presente sin dal 1309 nel “Costituto” di Siena, base di orientamento di tanti Comuni italiani, dove “Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città per cagione di diletto onde essa sia onorevolmente dotata et guernita per cagione di diletto et allegrezza ai forestieri et per onore, prosperità et accrescimento della città et de’ cittadini”. Occorre ricordare l’importanza di tale Costituto visto che figure come Roberta De Monticelli, Salvatore Settis e altri lo approfondiscono nei loro seminari per corsi di formazione politica ed amministrativa? Ma se qualcuno o qualche interpretazione di legge ha concesso nella nostra città un tale “mattone indigeribile” a Porta della Mandria, perché non chiederne francamente la demolizione e ad un tempo il non reincarico a chi tanto ha concesso? Inoltre il vincolo paesaggistico va esteso non solo al centro storico fanese ma a tutto il territorio comunale.

Alla proposta n°3 che chiede di rafforzare gli organismi che valutano le richieste di concessione quali la commissione edilizia con maggiori ed adeguate conoscenze e competenze in materia di patrimonio storico-culturale e di paesaggio, occorre dedicare una più approfondita riflessione complessiva, in quanto sembra il più importante dei tre punti che si rivolgono all’Amministrazione e quello maggiormente carico di valenza per la città del futuro. E’ qui che si potrà spezzare la tristissima coazione a ripetere in negativo verso i monumenti e la città che chiamo “la linea del danno”. Anche la commissione urbanistica, oltre a quella edilizia, va infatti coinvolta nel cambiamento e non si può solo auspicare che gli Ordini professionali dei progettisti modifichino la loro visione corporativa pur all’interno di una commissione. Anche gli Ordini debbono cambiare, soprattutto nell’ottica del “Giuramento di Vitruvio” che mira ad una ben diversa responsabilizzazione sociale e deontologica della figura dell’architetto (3). Il Centro Studi deve promuovere per quanto possibile questo straordinario documento di Settis essendo la stessa persona anche Presidente del Comitato Scientifico dello stesso Centro. Credo che si debba fare di tutto affinché l’applicazione dell’idea di Settis avvenga per prima proprio a Fano come fattore rigenerante per la nostra urbanistica. Auguro inoltre che i progettisti lascino una targa inamovibile con la loro firma fuori dei “loro edifici”costruiti. Dice bene il Centro Studi che occorrono precisi indirizzi alle commissioni e non la semplice valutazione formale dei progetti anche in vista del valore per il bene comune; ma come poi realizzare questa evoluzione se non si reintroducono in commissione, come un tempo accadeva a Fano, anche gli esperti in comunicazione di immagini figurative, ovvero i migliori artisti locali? Che senso ha aderire al Settis de “Il futuro del classico” secondo cui è auspicabile interrogare la storia passata da parte degli uomini del moderno quali siamo per cercarvi le giuste risposte, se poi non si chiede a chi amministra che i giovani preparati, anche grazie al Centro Studi, possano entrare come elementi propositivi nelle commissioni di cui sopra per modificare la troppa incultura che comporta l’edilizia tecnica al metro quadro? Come si possono ancora accettare le due commissioni come “muse all’incontrario” che invece di tutelare le bellezze cittadine e del territorio si dimostrano ostili al bello ed alla sua valorizzazione e conservazione? Il fascino di Fano, quella spiritualità artistica insita nelle geometrie vitruviane del centro potrà produrre ulteriore ricchezza, ancora darà frutto solo se trattato in guanti bianchi sia dalla commissione urbanistica che da quella edilizia. Solo con progetti ben studiati, partecipati anche agli occhi ed alla sensibilità della popolazione femminile, serviti su piatti d’argento per il dovuto rispetto alla città, si potrà riscattare la bellezza che è la prima ricchezza di Fano.

(1) Vedi “Per il bimillenario di Augusto, facciamo le cose in grande”- Paolo Venturelli archivio Viverefano del 2/ 10/2009.

(2) Osso, Mastrosso, Carcagnosso - E. Ciconte, F. Forgione – ed. Rubbettini – 2010 sulla leggenda dei tre cavalieri spagnoli che importarono nel meridione i riti di Mafia, Camorra, Ndrangheta.

(3) Salvatore Settis – Il giuramento di Vitruvio- lectio magistralis in occasione della laurea honoris causa in architettura conferitagli a Reggio Calabria - Il domenicale del 12/1/2014 del Sole 24 ore. Documento di importanza estrema per la storia della progettazione dove Settis ci invita alla considerazione di quanto le devastazioni del nostro paesaggio non possono essere esclusivamente addebitate alla perversa alleanza tra forze dell’imprenditoria, della finanza, della politica e delle mafie ma ne sono responsabili anche i nostri progettisti...da qui la necessità di un codice etico modellato sul giuramento di Ippocrate, in quanto Vitruvio si era occupato nel De Architectura anche dell’aspetto deontologico e della formazione dell’architetto. Per questo, la proposta che i progettisti si arricchiscano anche di un codice etico simile a quello dei medici: Il Giuramento di Vitruvio, appunto. Grande Settis! che ha saputo analizzare tra le pieghe del pensiero vitruviano, conosciuto sin nei minimi dettagli, ed intravvederne l’idea della nuova proposta etica che manca al progettismo del nostro tempo!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-07-2014 alle 10:07 sul giornale del 28 luglio 2014 - 1516 letture

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