L'architetto Gianni Lamedica dice addio al 'caro e premuroso nautofono'

gianni lamedica Fano 11/01/2013 - La perdita del nautofono al porto di Fano, meglio conosciuto come la sirena della nebbia, non ha solo suscitato polemiche e nostalgia ma è diventata anche fonte d'ispirazione per alcuni artisti locali. Dopo la poesia della Professoressa Giorgia Buccellati, è l'architetto Gianni Lamedica a riflettere sulla vicenda.

Addio caro e premuroso nautofono sei stato strumento di orientamento che ha caratterizzato la città. La stagione delle nebbie introduce l’età dei ricordi “… ne’ sai l’orizzonte finisca e il cielo cominci. Che v’è di là, oltre il mondo dei sogni? Larve, illusioni, ombre vane e poi?...” (F. Tombari)

La nebbia si rapporta alla quotidianità; nasconde le case, le strade, la piazza e attenua la forza del costruito che assume così i colori della lontananza. Da una circostanza “climatica” è facile, in realtà, sperimentare la propria solitudine.

“… nessun essere conosce l’altro, ognuno è solo.” (H. Hesse) La nebbia sembra invitare alla scoperta di ciò che è più nascosto e segreto. Diventa una porta da oltrepassare giacché vedi solo l’immediato, nell’attesa dello spazio che sta oltre e assomiglia al viaggio verso un altrove sconosciuto, che tuttavia va oltrepassato.

Il paesaggio con nebbia è il luogo dove l’esistenza mitiga l’esterno pressante e assillante. E’ il rifugio che la città offre ai sofferenti dell’anima; è, tuttavia, l’occasione per ridurre paradossalmente lo “smarrimento”, compagno non gradito delle nostre giornate.

Quando la nebbia è tutta intorno a noi, la città esclude “il di più di sé” e anche i suoni e i rumori si percepiscono diversamente, come decontestualizzati dal paesaggio e dalla provenienza. I sentimenti più intimi prevalgono e lo spazio sembra confondersi con il sogno della poesia del luogo. “… (è) strano vagare nella nebbia! è solo ogni cespuglio ed ogni pietra, né gli alberi si scorgono fra loro, ognuno è solo.” (H. Hesse)

Diversa è la situazione per i naviganti. Al mare, lungo la battigia, è solo silenzio e luce ovattata“… per qualche breve momento la nebbia sospende il tempo.”(C. Magris)

All’arrivo della nebbia in mare aperto non trovi punti di riferimento e di orientamento, precipiti nel dramma dell’incertezza, sperimenti l’ansia e il pericolo … ma dal molo, dal sicuro recinto si spandeva il “lugubre” suono del nautofono che penetrava nel profondo dell’anima, allontanando l’ansia e indicando la via verso il rifugio, la via del ritorno.

Il suono era “grave”, non solo come timbro acustico ma perché era correlato alla gravità della situazione di smarrimento nel mare aperto.

Era il suono “amico” per eccellenza anche per noi di città; era il segnale della nostra condivisione verso la sofferenza di quanti si trovavano nel pericolo e nell’angoscia.

Così il suo suono era rassicurante e capace di orientare sentimenti di solidarietà e partecipazione.

… Era il segno dell’autunno inoltrato. Era, ormai, assunto a “elemento di codice” del paesaggio urbano.

… Questa notte è sopraggiunta improvvisa la nebbia, ma il nautofono non ha fatto sentire la voce d’allarme, d’allerta … è già ricordo, il più intenso e struggente della nostra città nei giorni e soprattutto nelle notti di nebbia.

… La sua voce sembrava preoccuparsi della gente di mare che si trovava al largo in difficoltà, proprio come il pastore dell’iconografia classica è preoccupato di portare nel sicuro recinto il gregge nell’imminenza della tempesta.

Il suo cupo ricordo, oggi, si tinge di nostalgia per la perdita di un fattore di identità del luogo.

Addio caro nautofono, sei stato compagno fedele dei nostri anni, sei stato orientamento e pastore in giorni difficili … ci mancherai!

Benvenuto, tuttavia, alle nuove tecnologie di bordo dei natanti che certamente continueranno a orientare, con maggiore sicurezza, verso il rifugio “amico”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-01-2013 alle 18:26 sul giornale del 12 gennaio 2013 - 1482 letture

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